Difendiamo il profeta Agabo dagli attacchi di Nicola Martella

In questo articolo dal titolo ‘AGABO’ di Nicola Martella, che è un noto studioso biblico appartenente a quel gruppo di Chiese Evangeliche chiamate ‘Chiese dei fratelli’, ho riscontrato diverse menzogne dette contro il nostro fratello Agabo, che era profeta, e di cui parla Luca nel libro degli Atti, e voglio quindi confutarle.

Martella dice:

Agabo è una figura singolare e difficile da inquadrare. Era un profeta del cristianesimo o del giudaismo? È difficile dirlo. A quel tempo il cristianesimo era a maggioranza giudaica e tra il giudaismo cristiano e quello storico era tutto fluido. Agabo viene menzionato in due circostanze specifiche del libro degli Atti (11; 21).

Io dico:

Io non vedo affatto in Agabo una figura singolare e difficile da inquadrare, in quanto egli era un profeta, uno dei profeti esistenti nella Chiesa Primitiva. Egli era un Giudeo credente, cioè un Giudeo che aveva creduto che Gesù era il Cristo. Quando leggiamo di lui la prima volta nel libro degli Atti, ci viene detto: “Or in que’ giorni, scesero de’ profeti da Gerusalemme ad Antiochia. E un di loro, chiamato per nome Agabo, levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra; ed essa ci fu sotto Claudio” (Atti 11:27-28).
Dunque Agabo era un profeta; aveva ricevuto uno dei doni di ministerio di cui Paolo parla ai santi di Efeso, doni fatti da Cristo per l’edificazione del corpo di Cristo e per il perfezionamento dei santi (Efesini 4:11-12). Non sappiamo i nomi degli altri profeti che in quell’occasione salirono da Gerusalemme ad Antiochia, ma comunque conosciamo i nomi di altri profeti Giudei credenti di allora, ed erano Giuda e Sila, secondo che è scritto: “E Giuda e Sila, anch’essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono” (Atti 15:32), i quali sono definiti “uomini autorevoli tra i fratelli” (Atti 15:22).
C’erano altri profeti di cui si fa il nome anche nella Chiesa di Antiochia, secondo che è scritto: “Or nella chiesa d’Antiochia v’eran dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo” (Atti 13:1).

Martella dice:

La prima volta che Agabo comparve, fu ad Antiochia, quando scese insieme ad altri profeti da Gerusalemme (At 11). Qui su quanto egli «predisse per lo Spirito», ossia una «gran carestia per tutta la terra», Luca confermò che «essa ci fu sotto Claudio» (At 11,27s). In quel tempo di estrema fluidità religiosa all’interno del giudaismo globale (cristiano e non), predire non era riservato solo ai cristiani e neppure farlo mediante lo Spirito (o appellarsi a Lui per predire); Giovanni, ad esempio, attribuì al sommo sacerdote una facoltà profetica e addirittura proditoria, legata al suo ufficio particolare e non limitata solo a Caiafa (Gv 11,49-52).

Io dico:

Dunque, in base a queste parole di Martella, che come vedremo dopo lui le conferma, Agabo era un Giudeo che ancora non aveva creduto, e il fatto che egli predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia non deve far pensare che fosse un profeta Giudeo credente, appartenente dunque alla comunità dei Cristiani, e questo perché in quel periodo il futuro era predetto pure da persone non credenti, come infatti aveva fatto Caiàfa.
Ora vediamo cosa ci viene detto dalla Scrittura di questa profezia fatta da Caiàfa: “I capi sacerdoti quindi e i Farisei radunarono il Sinedrio e dicevano: Che facciamo? perché quest’uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno e città e nazione. E un di loro, Caiàfa, che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: Voi non capite nulla; e non riflettete come vi torni conto che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca tutta la nazione. Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote di quell’anno, profetò che Gesù dovea morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figliuoli di Dio dispersi” (Giovanni 11:47-52). Ora, io dico, ma come si fa a mettere Caiàfa sullo stesso livello di Agabo, semplicemente perché Dio gli aprì la bocca in quell’occasione e gli fece proferire delle parole profetiche? Caiàfa – benché fosse un nemico di Gesù Cristo – non disse quelle parole di suo, e quindi le disse sospinto da Dio senza però che lui se ne rendesse conto che quelle parole fossero profetiche. Caiàfa non credeva infatti che Gesù fosse il Messia che Dio aveva preordinato sin dalla fondazione del mondo a morire per i peccati di Israele, e oltre a ciò, Caiàfa non era un profeta. Ma Agabo era uno che aveva creduto che in Gesù di Nazaret si erano adempiute le profezie degli antichi profeti, quindi si trattava di un VERO CREDENTE; e oltre a ciò Agabo era profeta.
E poi Luca ci dice che Agabo fece la predizione per lo Spirito, esattamente come avveniva sotto l’Antico Testamento con i profeti di Dio, perché anche loro fecero le loro predizioni per lo Spirito. Prendiamo ad esempio Davide, che la Scrittura dice che era profeta (Atti 2:30): egli fece una precisa predizione per lo Spirito concernente Giuda, secondo che è scritto: “Fratelli, bisognava che si adempisse la profezia della Scrittura pronunziata dallo Spirito Santo per bocca di Davide intorno a Giuda, che fu la guida di quelli che arrestarono Gesù” (Atti 1:16). L’espressione dunque ‘Predisse per lo Spirito” sta ad indicare che lo Spirito parlò per bocca di Agabo, nella stessa maniera che aveva parlato tramite Davide sotto l’Antico Patto.
Ed ancora, vorrei ricordare che nel Nuovo Testamento quando viene detto di qualcuno che ha fatto qualcosa PER LO SPIRITO ciò vuol dire che lo Spirito di Dio era in lui. Facciamo l’esempio di Gesù: Luca dice che “Gesù giubilò per lo Spirito Santo” (Luca 10:21), e che, prima di essere assunto in cielo, egli diede “per lo Spirito Santo dei comandamenti agli apostoli che avea scelto” (Atti 1:2).
Noi gridiamo ‘Abba! Padre!’ per lo Spirito Santo che è nei nostri cuori (Romani 8:15), che è lo spirito d’adozione che abbiamo ricevuto da Dio; e preghiamo “per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni” (Efesini 6:18), appunto perché lo Spirito è in noi.
Dunque, se Agabo fece quella predizione per lo Spirito, ciò vuol dire che lo Spirito di Cristo era in lui, e quindi egli era di Cristo (Romani 8:9); ed anche che lo Spirito Santo non aveva cessato di annunciare le cose a venire.
E c’è anche da dire un’altra cosa, che mentre Caiàfa non si rese conto o non fu consapevole di avere profetizzato, il profeta Agabo si rese perfettamente conto di avere fatto una predizione.
Dunque le parole del Martella sono del tutto sbagliate, come sono sbagliati anche i suoi paragoni.

Martella dice:

Si noti comunque come Luca tiene tutto indistinto — «alcuni profeti… e uno di loro, chiamato per nome Agabo» — come se non fosse poi così conosciuto ai lettori. Solo un’altra volta c’è negli Atti l’espressione «(un certo…) chiamato per nome» e si riferisce al rabbino Gamaliele, che mai divenne cristiano e che era perciò sconosciuto alla maggioranza dei cristiani, sebbene in Gerusalemme fosse «onorato da tutto il popolo» (At 5,34). Agabo era quindi un profeta del giudaismo cristiano o del giudaismo storico? La bilancia sembra pendere per la seconda possibilità.

Io dico:

Ecco adesso un altro sofisma che tira fuori Martella, per far passare Agabo per un profeta appartenente al giudaismo storico e non alla comunità di Giudei che avevano creduto in Cristo, e quindi per sostenere che Agabo NON ERA UN CRISTIANO. Lui praticamente dice che l’espressione “un di loro, chiamato per nome Agabo” fa il paio con l’espressione “un certo …. chiamato per nome” che si riferisce a Gamaliele, che non era un Cristiano.
Ma la Scrittura dice esplicitamente che Gamaliele non era un credente in quanto dice: “Un certo Fariseo, chiamato per nome Gamaliele” (Atti 5:34), mentre di Agabo dice esplicitamente che era uno dei profeti scesi da Gerusalemme ad Antiochia, che sono cose molto differenti tra loro.
E poi, non solo questo, chissà perché al Martella quando ha letto ‘un di loro, chiamato per nome Agabo’ è venuto in mente “un certo …. chiamato per nome Gamaliele”, e non invece questi altri ‘un certo’ trascritti nel libro degli Atti: “E venne anche a Derba e a Listra; ed ecco, quivi era un certo discepolo, di nome Timoteo, figliuolo di una donna giudea credente, ma di padre greco” (Atti 16:1), “Dopo queste cose egli (Paolo), partitosi da Atene, venne a Corinto. E trovato un certo Giudeo, per nome Aquila, oriundo del Ponto, venuto di recente dall’Italia insieme con Priscilla sua moglie, perché Claudio avea comandato che tutti i Giudei se ne andassero da Roma, s’unì a loro. E siccome era del medesimo mestiere, dimorava con loro, e lavoravano; poiché, di mestiere, eran fabbricanti di tende” (Atti 18:1-3), “Or un certo Giudeo, per nome Apollo, oriundo d’Alessandria, uomo eloquente e potente nelle Scritture, arrivò ad Efeso. Egli era stato ammaestrato nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, parlava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni” (Atti 18:24-25); “Ma un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendé un possesso, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli” (Atti 5:1-2); “Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore. E il Signore a lui: Levati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poiché ecco, egli è in preghiera, e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista” (Atti 9:10-12)! Io ritengo che sia perché lui partiva dal presupposto che Agabo non fosse un Cristiano, perché se lo avesse riconosciuto come tale avrebbe pure dovuto riconoscere il ministerio di profeta ricevuto da Agabo che consisteva anche nel predire eventi futuri ben precisi come facevano i profeti sotto l’Antico Testamento – e dato che per Martella: ‘Un «profeta» nel NT è un cristiano che parla pubblicamente, sotto ispirazione dello Spirito mediante lettura della Scrittura, in modo estemporaneo «agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione»’, in altre parole un ‘«parlatore in pubblico» (sebbene ispirato dalla lettura della sacra Scrittura mediante lo Spirito Santo) e non, come falsamente si afferma e si ripete, chi predice il futuro’

lui ha dovuto inventarsi questo paragone del tutto fuori luogo e insensato tra ‘un di loro’ e ‘un certo … chiamato Gamaliele’ per avvalorare la sua tesi errata. Perché non fare quindi il paragone tra l’espressione ‘un di loro’ (o quella ‘un certo profeta’ di Atti 21:10, sempre riferita ad Agabo) e gli ‘un certo’ da me sopra citati, che sono in riferimento tutti a CRISTIANI? Per evitare appunto di parlare di Agabo come di un Cristiano. Ma ecco che qui spunta un’altra menzogna detta dal Martella, perché dice che ‘Solo un’altra volta c’è negli Atti l’espressione «(un certo…) chiamato per nome» e si riferisce al rabbino Gamaliele’, perché come abbiamo visto NON E’ AFFATTO COSI’. Che dire? Basterebbe solo questo per mostrare che il Martella non conosce le Scritture, e gli fa dire quello che vuole lui.
E’ chiaro dunque che dal punto di vista del Martella, ragionando come ragiona lui, la bilancia pende dalla parte della possibilità che Agabo facesse parte del giudaismo storico e non del giudaismo cristiano. Ma siccome i suoi ragionamenti sono vani, la sua bilancia è falsa, ecco perché pende da quella parte. Sono le stesse Scritture che giudicano la sua bilancia falsa.

Martella dice:

Tutto ciò si rafforza in At 21, in cui molte delle cose che Agabo predisse non si avverarono nel modo che egli le annunziò. Infatti, di lui è scritto che a Cesarea (sulla costa della Palestina) «scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi…» (At 21,10s). Luca usando «un certo» (come per Gamaliele in At 5,34) e «da noi», rimarcò certamente una qualche distanza! Si noti pure che la sua predizione spettacolare con richiamo allo Spirito Santo e con legamento di mani e piedi non si avverò nei termini da lui predetti! È vero che Paolo fu catturato dai Giudei in Gerusalemme, tuttavia non lo legarono mani e piedi, ma «gli misero le mani addosso» (v. 27) e lo buttarono fuori del tempio (v. 30). Quindi non solo non lo legarono mani e piedi, ma neppure lo misero «nelle mani dei Gentili»; successe al contrario che come i Giudei cercavano d’ucciderlo (v. 31) e comparvero il tribuno con soldati e centurioni, i primi «cessarono di percuotere Paolo» (v. 32). Fu solo allora che i soldati (non i Giudei) su ordine del tribuno legarono Paolo con «due catene» (v. 33), quindi neppure con corde, come aveva detto invece Agabo.

Io dico:

Tralascio la tesi di Martella a proposito dell’espressione ‘un certo profeta’ che secondo lui rimarca certamente una qualche distanza, perché l’ho già confutata prima menzionando tutti quei ‘un certo’ presenti negli Atti e che si riferiscono a CRISTIANI. Dico però solo questo in merito a questo suo discorso: il Martella dovrebbe spiegarci se anche quando la Bibbia dice “un certo discepolo, di nome Timoteo”, o “Or in Damasco v’era un certo discepolo, chiamato Anania” rimarca certamente una qualche distanza!!
Veniamo alla predizione fatta da Agabo a casa di Filippo e che concerneva l’arresto di Paolo a Gerusalemme.
Innanzi tutto diciamo che fu lo Spirito a fare quella predizione e che Agabo fu solo lo strumento, infatti dice la Scrittura: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili” (Atti 21:10-11).
In secondo luogo diciamo che le parole del profeta Agabo “questo dice lo Spirito Santo” assomigliano a queste dell’apostolo Paolo: “Lo Spirito dice espressamente che …” (1 Timoteo 4:1), come anche a questa ben nota espressione usata dai profeti sotto l’Antico Patto: “Così parla il Signore” (Ezechiele 3:11). Somiglianza questa che mette in rilievo l’autorità con cui si esprimeva Agabo.
Ora, se fu lo Spirito a dire quelle parole, e noi sappiamo che lo Spirito non parla di suo ma dice tutto quello che ha udito (Giovanni 16:13), dobbiamo credere che quelle cose furono dette innanzi tutto da Cristo e poi una volta udite dallo Spirito, rivelate dallo Spirito ad Agabo. Può essere che lo Spirito abbia dunque detto delle cose che poi non si sono avverate o che si sono avverate in maniera differente? Io giudico che questo sia categoricamente da escludere, quindi dobbiamo credere che benché non ci sia scritto che i Giudei a Gerusalemme legarono mani e piedi Paolo, ciò avvenne. D’altronde se tempo prima si avverò la predizione dello stesso Agabo a proposito della carestia, che era stata fatta anche quella per lo Spirito, dobbiamo anche in questo caso affermare che si avverò tutto quello che lo Spirito disse tramite lui a proposito dell’arresto di Paolo. E’ vero che non c’è scritto che i Giudei lo legarono mani e piedi, ma questo non significa che ciò non avvenne.
D’altronde nel libro degli Atti ci sono cose che non sono scritte, e che noi riteniamo che si verificarono: una per tutte, il battesimo ministrato nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo. Noi sappiamo che Gesù comandò agli apostoli di battezzare in questa maniera (Matteo 28:19), eppure mai nel libro degli Atti c’è scritto che gli apostoli battezzavano dicendo: ‘Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo’. Che dovremmo dire allora in questo caso? Che dato che non c’è scritto, gli apostoli non fecero come Gesù comandò loro di fare? Così non sia.

Ma dirò di più, persino sotto l’Antico Testamento ci fu un profeta di Dio che fece una predizione di cui poi quando si parla del suo adempimento viene omesso uno dei particolari predetti, è il caso del profeta Samuele, di cui la Scrittura dice che “tutto Israele, da Dan fino a Beer-Sceba, riconobbe che Samuele era stabilito profeta dell’Eterno” (1 Samuele 3:20), ed anche che “l’Eterno era con lui e non lasciò cader a terra alcuna delle parole di lui” (1 Samuele 3:19). Samuele era tenuto in grande stima in Israele dal popolo, tanto che quando Saul e il suo servo non erano riusciti a trovare le asine perdute, il servo disse a Saul: “Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire’ (1 Samuele 9:6). Ora la predizione di Samuele a cui mi riferisco è quella che egli fece a Saul, poco prima che egli si dipartisse da Samuele per tornare a casa di suo padre, che è questa: “Oggi, quando tu sarai partito da me, troverai due uomini presso al sepolcro di Rachele, ai confini di Beniamino, a Tseltsah, i quali ti diranno: Le asine delle quali andavi in cerca, sono trovate; ed ecco tuo padre non è più in pensiero per le asine, ma è in pena per voi, e va dicendo: Che farò io riguardo al mio figliuolo? E quando sarai passato più innanzi e sarai giunto alla quercia di Tabor, t’incontrerai con tre uomini che salgono ad adorare Iddio a Bethel, portando l’uno tre capretti, l’altro tre pani, e il terzo un otre di vino. Essi ti saluteranno, e ti daranno due pani, che riceverai dalla loro mano. Poi arriverai a Ghibea-Elohim, dov’è la guarnigione dei Filistei; e avverrà che, entrando in città, incontrerai una schiera di profeti che scenderanno dall’alto luogo, preceduti da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre, e che profeteranno. E lo spirito dell’Eterno t’investirà e tu profeterai con loro, e sarai mutato in un altr’uomo. E quando questi segni ti saranno avvenuti, fa’ quello che avrai occasione di fare, poiché Dio è teco. Poi scenderai prima di me a Ghilgal; ed ecco io scenderò verso te per offrire olocausti e sacrifizi di azioni di grazie. Tu aspetterai sette giorni, finch’io giunga da te e ti faccia sapere quello che devi fare’. E non appena egli ebbe voltate le spalle per partirsi da Samuele, Iddio gli mutò il cuore, e tutti quei segni si verificarono in quel medesimo giorno. E come giunsero a Ghibea, ecco che una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì, ed egli si mise a profetare in mezzo a loro” (1 Samuele 10:2-10). Ora, come potete vedere, viene detto che “tutti quei segni si verificarono in quel medesimo giorno”, ma quando lo scrittore passa a descrivere uno di quei segni adempiutosi (peraltro l’unico di cui dice qualcosa di specifico), dice quanto segue: “E come giunsero a Ghibea, ecco che una schiera di profeti si fece incontro a Saul; allora lo spirito di Dio lo investì, ed egli si mise a profetare in mezzo a loro”. Notate però che in base a questo racconto la schiera di profeti a Ghibea non erano preceduti da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre, mentre Dio aveva detto tramite Samuele a Saul: “Poi arriverai a Ghibea-Elohim, dov’è la guarnigione dei Filistei; e avverrà che, entrando in città, incontrerai una schiera di profeti che scenderanno dall’alto luogo, preceduti da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre, e che profeteranno. E lo spirito dell’Eterno t’investirà e tu profeterai con loro, e sarai mutato in un altr’uomo”. Ora, se dovessimo ragionare come fa Martella, dovremmo dire che quella particolare predizione non si adempì esattamente nei termini in cui era stata fatta da Samuele, e quindi che i profeti che Saul incontrò a Ghibea, che scendevano dall’alto luogo, non erano preceduti ‘da saltèri, da timpani, da flauti, da cetre’. Possiamo noi arrivare a tale conclusione? No, affatto. Perché? Perché la Scrittura dice che “tutti quei segni si verificarono in quel medesimo giorno”. TUTTI QUINDI, NESSUNO ESCLUSO, ED ESATTAMENTE COME ERANO STATI PREDETTI, ANCHE SE NON C’E’ SCRITTO CHE I PROFETI CHE SAUL INCONTRO’ A GHIBEA ERANO PRECEDUTI DA SALTERI, TIMPANI, FLAUTI E CETRE. E quindi possiamo, o meglio dobbiamo, dire che i profeti che Saul incontrò a Ghibea erano preceduti da ‘saltèri, da timpani, da flauti, da cetre’, esattamente come aveva predetto il profeta Samuele.

Dunque, Martella sbaglia nell’affermare che i Giudei non legarono Paolo mani e piedi’.

E Martella sbaglia pure quando afferma che i Giudei non misero Paolo nelle mani dei Gentili, come invece era stato predetto da Agabo, perché è scritto che i Giudei lo misero nelle mani dei Gentili, eccome se è scritto. E lo ha scritto sempre Luca nel libro degli Atti, riportando le parole che l’apostolo Paolo stesso disse personalmente ai principali fra i Giudei che lui riunì a Roma tre giorni dopo il suo arrivo nella città. Ecco le sue parole: “Fratelli, senza aver fatto nulla contro il popolo né contro i riti de’ padri, io fui arrestato in Gerusalemme, e di là dato in man de’ Romani. I quali, avendomi esaminato, volevano rilasciarmi perché non era in me colpa degna di morte. Ma opponendovisi i Giudei, fui costretto ad appellarmi a Cesare, senza però aver in animo di portare alcuna accusa contro la mia nazione. Per questa ragione dunque vi ho chiamati per vedervi e per parlarvi; perché egli è a causa della speranza d’Israele ch’io sono stretto da questa catena” (Atti 28:17-20). Le parole dell’apostolo Paolo sono dunque UNA CHIARA CONFERMA CHE LA PREDIZIONE DI AGABO SI ADEMPI’ ESATTAMENTE COME AVEVA DETTO IL PROFETA, infatti Paolo dice che lui fu arrestato in Gerusalemme e dato in mano dei Romani. Domando: ‘E chi furono coloro che lo diedero in mano dei Romani se non i Giudei che in Gerusalemme lo avevano preso nel tempio?’ Dunque, se noi consideriamo Paolo un uomo che diceva la verità (lui stesso disse: “Io dico la verità in Cristo, non mento” Romani 9:1), dobbiamo dire che i Giudei lo afferrarono (o arrestarono) a Gerusalemme e poi lo diedero nelle mani dei Gentili. E badate che fu Paolo stesso a dire queste cose circa la sua consegna nelle mani dei Romani da parte dei Giudei, lui che aveva vissuto tutti quegli eventi in prima persona. Che vai dunque cianciando Martella?

Voglio anche ricordare al Martella che pure sotto l’Antico Patto, abbiamo un caso di un profeta che predisse qualcosa da parte di Dio che APPARENTEMENTE SEMBRA non si adempì nei termini da lui detti. E’ l’esempio del profeta Ahija, secondo che è scritto: “In quel tempo, Abija, figliuolo di Geroboamo, si ammalò. E Geroboamo disse a sua moglie: ‘Lèvati, ti prego, e travestiti, affinché non si conosca che tu sei moglie di Geroboamo, e va’ a Sciloh. Ecco, quivi è il profeta Ahija, il quale predisse di me che sarei stato re di questo popolo. E prendi teco dieci pani, delle focacce, un vaso di miele, e va’ da lui; egli ti dirà quello che avverrà di questo fanciullo’. La moglie di Geroboamo fece così; si levò, andò a Sciloh, e giunse a casa di Ahija. Ahija non potea vedere, poiché gli s’era offuscata la vista per la vecchiezza. – Or l’Eterno avea detto ad Ahija: ‘Ecco, la moglie di Geroboamo sta per venire a consultarti riguardo al suo figliuolo, che è ammalato. Tu parlale così e così. Quando entrerà, fingerà d’essere un’altra’. – Come dunque Ahija udì il rumore de’ piedi di lei che entrava per la porta, disse: ‘Entra pure, moglie di Geroboamo; perché fingi d’essere un’altra? Io sono incaricato di dirti delle cose dure. Va’ e di’ a Geroboamo: – Così parla l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io t’ho innalzato di mezzo al popolo, t’ho fatto principe del mio popolo Israele, ed ho strappato il regno dalle mani della casa di Davide e l’ho dato a te, ma tu non sei stato come il mio servo Davide il quale osservò i miei comandamenti e mi seguì con tutto il suo cuore, non facendo se non ciò ch’è giusto agli occhi miei, e hai fatto peggio di tutti quelli che t’hanno preceduto, e sei andato a farti degli altri dèi e delle immagini fuse per provocarmi ad ira ed hai gettato me dietro alle tue spalle; per questo ecco ch’io faccio scender la sventura sulla casa di Geroboamo, e sterminerò dalla casa di Geroboamo fino all’ultimo uomo, tanto chi è schiavo come chi è libero in Israele, e spazzerò la casa di Geroboamo, come si spazza lo sterco finché sia tutto sparito. Quelli della casa di Geroboamo che morranno in città, saran divorati dai cani; e quelli che morranno per i campi, li divoreranno gli uccelli del cielo; poiché l’Eterno ha parlato. Quanto a te, lèvati, vattene a casa tua; e non appena avrai messo piede in città, il bambino morrà. E tutto Israele lo piangerà e gli darà sepoltura. Egli è il solo della casa di Geroboamo che sarà messo in un sepolcro, perché è il solo nella casa di Geroboamo in cui si sia trovato qualcosa di buono, rispetto all’Eterno, all’Iddio d’Israele. L’Eterno stabilirà sopra Israele un re, che in quel giorno sterminerà la casa di Geroboamo. E che dico? Non è forse quello che già succede? E l’Eterno colpirà Israele, che sarà come una canna agitata nell’acqua; sradicherà Israele da questa buona terra che avea data ai loro padri, e li disperderà oltre il fiume, perché si son fatti degl’idoli di Astarte provocando ad ira l’Eterno. E abbandonerà Israele a cagion dei peccati che Geroboamo ha commessi e fatti commettere a Israele’. – La moglie di Geroboamo si levò, partì, e giunse a Tirtsa; e com’ella metteva il piede sulla soglia di casa, il fanciullo morì; e lo seppellirono, e tutto Israele lo pianse, secondo la parola che l’Eterno avea pronunziata per bocca del profeta Ahija, suo servo” (1 Re 14:1-18).
Notate come il profeta aveva predetto alla donna che il bambino sarebbe morto quando avrebbe messo piede in città, mentre poi è scritto che il bambino morì mentre ella metteva il piede sulla soglia di casa. Che faremo allora? Diremo che il profeta Ahija non era un vero profeta o non era un profeta stabilito da Dio? Così non sia. E’ chiaro che noi non abbiamo una risposta a questa apparente contraddizione, ma questo non ci impedisce di credere che la parola del profeta si adempì nei termini in cui era stata data.

Peraltro, a proposito di Agabo, faccio notare che il profeta Agabo godeva di credibilità e stima nella Chiesa primitiva, in quanto viene detto da Luca che dopo che Agabo predisse la carestia, “i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo” (Atti 11:29-30), e dopo che egli predisse l’arresto di Paolo a Gerusalemme “tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme” (Atti 21:12), il che mostra che quando quell’uomo faceva una predizione veniva accettata come una parola che poi si sarebbe adempiuta. E questo può accadere solo quando si è in presenza di un profeta VERO. Quei credenti sapevano che quello che Agabo prediceva si avverava perché lo prediceva per lo Spirito Santo.

Martella dice:

Che cos’era Agabo? Dio lo sa. A quel tempo era tutto estremamente in flusso nel giudaismo (cfr. lettera agli Ebrei) e i confini erano tenui. Anche altri Giudei che non appartenevano ai seguaci di Cristo, facevano opere simili nel nome di Gesù (Mc 9,38; Lc 9,49) e Gesù disse ai discepoli che non era il loro compito di vietarlo (Mc 8,39; Lc 9,50). Questo non significa che ciò non fosse senza conseguenze (At 19,13-16).

Io dico:

Non lo sa solo Dio, ma anche noi lo sappiamo, egli era infatti un profeta, costituito tale da Dio. E come facciamo a dirlo? Perché ambedue le sue predizioni trascritte negli Atti si avverarono. Egli parlò veramente da parte di Dio come avevano parlato i profeti antichi sotto l’Antico Patto. Alla luce di quello che ci ha detto Dio non possiamo dire nè che Agabo non era un profeta e neppure che parlò per presunzione, perché Egli ha detto: “Io rendo vani i presagi degl’impostori, e rendo insensati gl’indovini; io faccio indietreggiare i savi, e muto la loro scienza in follia; io confermo la parola del mio servo, e mando ad effetto le predizioni de’ miei messaggeri” (Isaia 44:25-26), ed ancora: “Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome qualcosa ch’io non gli abbia comandato di dire o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta sarà punito di morte’. E se tu dici in cuor tuo: ‘Come riconosceremo la parola che l’Eterno non ha detta?’ Quando il profeta parlerà in nome dell’Eterno, e la cosa non succede e non si avvera, quella sarà una parola che l’Eterno non ha detta; il profeta l’ha detta per presunzione; tu non lo temere” (Deuteronomio 18:20-22).
E quindi Agabo era un membro della Chiesa di Dio. Non uno dei tanti Giudei ‘che non appartenevano ai seguaci di Cristo’ come dice stoltamente Martella (le sue testuali parole sono ‘Anche altri Giudei che non appartenevano ai seguaci di Cristo, facevano opere simili nel nome di Gesù’), ma un Giudeo seguace di Cristo.
Ma come si fa ad accusare in questa maniera un figliuolo di Dio, lavato nel prezioso sangue di Cristo? Come si fa ad escludere Agabo dai seguaci di Cristo, come fa Martella? Ritengo che bisogna proprio non conoscere le Scritture per dire una simile cosa, ma anche essere presuntuosi.

Martella dice:

Abbiamo visto che Agabo era un profeta giudaico. Egli non aggiunse nulla a ciò che Paolo (At 20,22) e i discepoli (At 21,4) non sapessero già; e, come abbiamo visto, le sue predizioni (At 21,10-13) non s’avverarono interamente nei termini da lui detti.
Ci si guardi dal trattare quella di Agabo come un eloquente esempio di predizione biblica! Bisogna fare altresì attenzione a non addurlo come un chiaro esempio di predizione all’interno della chiesa!

Io dico:

Abbiamo visto dunque che Agabo era un Giudeo credente o Cristiano che aveva ricevuto il ministerio di profeta. Questo non significa che egli aggiunse qualcosa alla dottrina degli apostoli, ma solo che aveva un ministerio tramite il quale egli era in grado anche di predire eventi futuri quando e come Dio voleva, e le sue predizioni si avveravano.
Sotto il Nuovo Patto dunque esiste il profeta, inteso come un cristiano che mosso dallo Spirito di Dio non solo profetizza, cioè parla agli uomini un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione (1 Corinzi 14:3) ma anche predice eventi futuri, ed Agabo lo conferma in maniera inequivocabile. In merito però al linguaggio che il profeta parla agli uomini quando profetizza, va detto che esso è sì proferito in modo estemporaneo sotto ispirazione dello Spirito MA NON MEDIANTE LETTURA DELLA SCRITTURA, perché nella manifestazione del dono di profezia la lettura della Scrittura non c’entra niente. Facciamo degli esempi tratti dalla Scrittura per spiegare ciò. Quando Dio pose del Suo Spirito sugli anziani d’Israele, avvenne che essi si misero a profetizzare, secondo che è scritto: “E l’Eterno scese nella nuvola e gli parlò; prese dello spirito ch’era su lui, e lo mise sui settanta anziani; e avvenne che, quando lo spirito si fu posato su loro, quelli profetizzarono, ma non continuarono” (Numeri 11:25). Quando lo Spirito di Dio investì i messi di Saul essi si misero a profetizzare, secondo che è scritto: “E Saul inviò de’ messi per pigliar Davide; ma quando questi videro l’adunanza de’ profeti che profetavano, con Samuele che tenea la presidenza, lo spirito di Dio investì i messi di Saul che si misero anch’essi a profetare” (1 Samuele 19:20), e quando Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, fu ripieno di Spirito, si mise a profetizzare, secondo che è scritto: “E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò … “ (Luca 1:67). Ma come si può vedere il profetizzare in tutti questi casi fu estemporaneo, ma non collegato in nessuna maniera alla lettura della Scrittura. Così avviene anche oggi quando un credente si mette a profetizzare per lo Spirito: lo fa indipendentemente dalla lettura della Scrittura. Ecco perché la manifestazione del dono di profezia può essere data pure ad un bambino o ad una persona analfabeta, perché è una manifestazione soprannaturale scollegata dalla lettura della Scrittura.
Alla luce di quello che insegna la Scrittura quindi, le parole di Martella vanno rigettate categoricamente.
Fratelli, nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo amano con purità incorrotta

Giacinto Butindaro

This entry was posted in Chiese dei Fratelli, Confutazioni, Nicola Martella and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *