Chiesa ADI di Milano scrive a Babbo Natale

“Signor Babbo Natale”, anzitutto mi perdoni se tralascio l’aggettivo “caro”, ma visto i tempi che corrono bisogna risparmiare anche sulle parole. Lei sicuramente è a conoscenza della drammatica situazione in cui versa il mondo. Tutti sono in attesa di una svolta, che cambi radicalmente l’esistenza. Purtroppo le notizie che ci giungono quotidianamente stanno facendo vacillare le certezze che in tanti anni ritenevamo acquisite. L’orizzonte dinanzi a noi è sempre più contornato di nuvole nere e questa visione, devo dirle che inquieta, mette apprensione e crea tanta ansia. Ma, al di là di questo, mi stupiscono due cose: l’indifferenza di molti e questo relativismo culturale che tende a svuotare di significato i valori in cui crediamo, rendendo la nostra società più fragile. Eppure i bisogni di questa umanità sono sotto gli occhi di tutti. Non bisogna essere degli esperti o dei luminari per capire che la fame del mondo non è solo quella di pane, ma di una parola forte che produca concordia, fratellanza, amicizia, sicurezza, pace, speranza, carità, onestà, dignità, diritto, libertà, amore. Non voglio peccare di qualunquismo avendo un atteggiamento di sfiducia nelle istituzioni, di diffidenza e ostilità. Dico che la situazione è drammatica e che un cambiamento è imprescindibile. Per questo le volevo proporre una soluzione. Preciso che la proposta non è mia, è di un bambino, che non è più bambino. Che è morto, ma non è nemmeno morto, che è stato messo in croce, ma non è più in croce. Forse lei avrà già capito di chi si tratta. Sì, proprio di Lui: Gesù, l’uomo di Galilea, il figlio del Falegname, nonchè Figlio di Dio. Lui, la Parola fatta carne, che da duemila anni produce tutte quelle aspettative di cui l’umanità non può fare a meno. Lui, che ha parole di vita eterna. Lui, che è il vero pane della vita, il vero regalo perchè è il dono di Dio per l’intero universo. “Poichè Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo figlio unigenito affinché chi crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. (GV 3,16)”. Allora, prima di salutarla, le chiedo di mettere nel sacco dei regali al posto di cellulari, carte prepagate, playstation e quant’altro la cosa più preziosa che si possa avere: “una copia della parola di Dio, la Bibbia”. Intendiamoci, Signor Babbo Natale, lo so che lei non esiste, eppure tutti ci credono. Non si offenda, però, se le dico che preferisco credere a Colui che a differenza sua non si vede, ma è più reale di quanto si possa immaginare. Buon Natale? Preferisco dire, Dio ci benedica.

A cura della chiesa Cristiana Evangelica ADI di Corsico

‘LETTERA A BABBO NATALE’, Il Giornale di Corsico, anno XXVII, numero 10, Dicembre 2005, pag. 10

Tratto da: http://www.comune.corsico.mi.it/

Ecco un’altra prova di come oggi anche molte Chiese Pentecostali evangelizzano in maniera frivola, superficiale, direi mondana, senza quella gravità che deve contraddistinguere l’evangelizzazione che la Chiesa rivolge al mondo, omettendo di trasmettere ai peccatori il messaggio fondamentale che Dio ha comandato di trasmettergli che è questo: ‘Ravvedetevi e credete nel Vangelo’, che è il messaggio che Gesù Cristo prima e poi gli apostoli hanno predicato al mondo. Ma questa – come vado ribadendo da tempo – non è una novità, perchè ormai è ben noto che la stragrande maggioranza delle Chiese Evangeliche anche in Italia ha smesso di evangelizzare il mondo come si conviene, cioè ha smesso di portargli l’ordine da parte di Dio di ravvedersi e credere nel Vangelo. Un segno dei tempi malvagi e difficili, che preannunciano la venuta dell’apostasia.

Giacinto Butindaro

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