Guai ai pastori che benedicono le coppie omosessuali


Fratelli nel Signore, ecco cosa si legge sul sito della Chiesa Valdese di Milano a proposito della cosiddetta benedizione su una coppia di omosessuali che essa dovrebbe impartirgli a breve.

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Comunicato del Concistoro della chiesa valdese di Milano, 23 giugno 2011.

Il Sinodo del 2010 delle Chiese valdesi e metodiste italiane (massimo organo decisionale formato da 180 laici/che e pastori/e eletti dalla proprie chiese e riuniti annualmente a Torre Pellice – Torino – per una settimana, da tutta Italia) lo aveva già ratificato: nel caso in cui due credenti evangelici/che omosessuali richiedano alla propria chiesa locale la benedizione di una propria unione di vita, laddove la chiesa locale stessa abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni, essa si può e deve sentire libera di prendere le decisioni conseguenti, rimanendo in costruttivo contatto con gli appositi organismi.
L’ordinamento della Chiesa valdese non contempla la celebrazione di matrimoni di persone dello stesso sesso, né la chiesa ha mai assunto una posizione precisa su questo tema; del resto, lo stesso concetto di matrimonio, in ambito protestante, è molto diverso da quello cattolico: non si tratta infatti di un sacramento, ma di un atto eminentemente civile, sul quale si può e si deve (per chi lo desidera, ovviamente) invocare l’aiuto e la benedizione del Signore.
Anche per questa ragione la chiesa valdese non celebra i cosiddetti matrimoni “di coscienza” (ovvero quelli in cui la parte dell’atto civile, per molteplici motivi, non può essere compiuta).
Tutto era iniziato oltre un anno fa, quando Ciro e Guido, entrambi evangelici (Guido valdese, Ciro di un’altra chiesa sorella) avevano scritto una lettera profonda e toccante al Concistoro – il consiglio di chiesa, organo esecutivo locale – di Milano, chiedendo di poter condividere la gioia del loro amore davanti a fratelli e sorelle di chiesa, e ricevendo una benedizione pubblica, all’interno cioè di un culto domenicale, della propria unione di vita.
Si dicevano disposti ad aspettare che la loro comunità fosse pronta, senza precorrere o bruciare i tempi lunghi della “democrazia” e delle discipline valdesi o affrettare la necessaria approvazione Sinodale dell’atto.
“Nelle nostre Chiese, valdesi e metodiste, si era cominciato da molto tempo a dibattere della possibilità di testimoniare, anche a livello liturgico, l’accoglienza e il riconoscimento delle unioni di vita di persone dello stesso sesso, consci come siamo che ogni patto d’amore realizzato nella libertà, nella responsabilità e nella piena reciprocità per i credenti è prezioso agli occhi di Dio e si nutre della sua promessa” – commenta il pastore Giuseppe Platone – ma solo grazie a questa lettera di richiesta al nostro Concistoro da parte di Ciro e Guido e poi alla bella e a tratti animata discussione del successivo Sinodo dell’agosto 2010, si è arrivati a una decisione ufficiale e condivisa a larghissima maggioranza.”
“Saremo qui per celebrare la gioia di Ciro e Guido, invocare su di loro la benedizione di Dio – benedizione che non ci appartiene, ma che pronunciamo per conto Suo, in quanto chiesa cristiana – e pregare con convinzione e affetto per due persone che si amano e pertanto si impegnano a vivere insieme la loro vita, secondo l’insegnamento dell’Evangelo.
Adempiamo così il mandato evangelico a predicare la grazia salvifica dell’amore di Dio su tutti i suoi figli e le sue figlie. Ed è proprio questa grazia che verrà invocata anche nel corso della benedizione.” ha concluso la pastora Dorothee Mack, che pure ha partecipato alla stesura della liturgia.
Nel culto di benedizione del 26 giugno concelebrerà anche la pastora Anne Zell ora a Brescia, ma che nei suoi anni di ministero a Milano aveva seguito da vicino la coppia (e anche il Gruppo VA.R.C.O, in cui Ciro e Guido sono sempre stati molto attivi).

Tratto da: http://www.milanovaldese.it/

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Solo poche parole. Gli omosessuali non hanno e non avranno mai la benedizione di Dio nella loro vita, in quanto la Bibbia dice che “la maledizione dell’Eterno è nella casa dell’empio, ma egli benedice la dimora dei giusti” (Proverbi 3:33), e ogni omosessuale è un empio perchè fa ciò che è in abominio dinnanzi a Dio, secondo che dice Dio nella legge: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22). Dio dice anche: “Guai all’empio! male gl’incoglierà, perché gli sarà reso quel che le sue mani han fatto” (Isaia 3:11).

E’ quindi invocare la benedizione di Dio su una coppia di omosessuali è un atto diabolico perchè con questo atto viene trasmesso il messaggio che Dio approva le cose turpi che fanno gli omosessuali, e li benedice quando invece come abbiamo visto Egli li maledice in quanto ha in abominio le cose che fanno.

Ed essendo un atto diabolico – in quanto con esso il male viene chiamato bene, e degli empi vengono trattati come se avessero fatto l’opera de’ giusti – non rimarranno certamente impuniti coloro che lo compiono, secondo che è scritto: “Guai a quelli che chiaman bene il male, e male il bene, che mutan le tenebre in luce e la luce in tenebre, che mutan l’amaro in dolce e il dolce in amaro!” (Isaia 5:20).

Costoro fortificano le mani degli empi, affinchè nessuno di essi si converta. Agiscono nella pratica come facevano i falsi profeti in Israele, che dicevano del continuo a quelli che sprezzavano i comandamenti di Dio: ‘L’Eterno ha detto: Avrete pace’; e a tutti quelli che camminavano seguendo la caparbietà del proprio cuore: ‘Nessun male v’incoglierà’, e per questa loro empietà furono rigettati da Dio e saranno coperti “d’un obbrobrio eterno e d’un’eterna vergogna, che non saran mai dimenticati” (Geremia 23:39-40).

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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