Salvati perchè abbiamo avuto fortuna? No, ma perchè eletti da Dio

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Oggi sono tanti coloro che attribuiscono il fatto di essere ancora vivi sulla terra alla fortuna. Infatti sono tanti coloro che sono sopravvissuti ad un attentato terroristico, o ad un incidente stradale, o ad un terremoto, o a qualche altro evento funesto, che dicono ‘siamo salvi per fortuna’. E questo perchè essi pensano che sia la ruota della Fortuna a far girare e muovere gli eventi sulla terra. Per essi in altre parole gli eventi sarebbero generati dal caso.

Purtroppo questo modo di parlare è presente anche in mezzo alla Chiesa, infatti ci sono credenti che affermano che sono scampati da questo o quest’altro grave pericolo per fortuna, non sanno neppure loro come sia potuto accadere che sono rimasti in vita. Non hanno una spiegazione da dare, o meglio la spiegazione si chiama fortuna. Ma c’è dell’altro, questi stessi credenti parlano anche della loro salvezza spirituale che hanno ricevuto mediante la fede in Cristo, come di un evento fortunoso, dovuto alla fortuna, infatti affermano «Che fortuna abbiamo avuto!».

Persino nelle Assemblee di Dio non pochi parlano in questi termini in merito alla salvezza. Ecco per esempio cosa ha detto Francesco Rauti, pastore e consigliere onorario delle Assemblee di Dio in Italia, durante una predicazione mentre parlava della salvezza che abbiamo ottenuto. ‘Che potremmo dire noi? «Che fortuna abbiamo avuto!». Lo diciamo come dicono quelli del mondo: «Che fortuna!»’. Non ci guardiamo che stiamo qui in questa piccola saletta, forse siamo così, non siamo abbastanza istruiti, … siamo, apparteniamo alla sposa di Gesù, alla sposa mistica di Gesù ….’ (http://youtu.be/FapSX6s9o0s?t=22m58s – 22:58-23:27).

Domandiamoci: ‘Possiamo noi Cristiani attribuire il fatto di essere stati salvati alla fortuna dicendo: ‘Che fortuna abbiamo avuto!’? No, non possiamo e non dobbiamo farlo. E questo perchè se noi siamo stati salvati lo dobbiamo al proponimento dell’elezione di Dio, ossia del solo vero Dio, che risale a prima della fondazione del mondo o al principio. Gli apostoli infatti insegnavano questo. Ascoltate cosa dice l’apostolo Paolo ai santi di Efeso: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signor Gesù Cristo, il quale ci ha benedetti d’ogni benedizione spirituale ne’ luoghi celesti in Cristo, siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà: a lode della gloria della sua grazia, la quale Egli ci ha largita nell’amato suo” (Efesini 1:3-6), ed ai santi di Tessalonica: “Ma noi siamo in obbligo di render del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perché Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità” (2 Tessalonicesi 2:13). Questo spiega il fatto che i nostri nomi sono scritti nel libro della vita dell’Agnello sin dalla fondazione del mondo (Apocalisse 17:8). Essendo quindi stati scelti a salvezza da Dio sin dal principio, quando giunse il tempo prestabilito da Dio, Egli ci diede di credere nel Signore Gesù Cristo affinchè fossimo salvati. Luca spiega questo concetto dicendo in merito a coloro che credettero nel Vangelo ad Antiochia di Pisidia: “…. e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero” (Atti 13:48).

In merito alla salvezza che abbiamo ricevuto bisogna perciò parlare della volontà di Dio di farci grazia in base al suo proponimento, secondo che ha detto Dio: “e farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà” (Esodo 33:19). Ecco dunque perchè siamo salvati, non perchè abbiamo avuto fortuna, ma perchè Dio ha voluto farci grazia secondo il beneplacito della Sua volontà. Così parlavano gli apostoli, e noi siamo chiamati ad attenerci al modello delle sane parole che abbiamo ricevuto da essi. Ma ve lo immaginate Saulo da Tarso, dopo che Gesù gli apparve sulla via di Damasco, dire: ‘Che fortuna ho avuto!’; o Pietro e suo fratello Andrea, dopo che Gesù ordinò loro di seguirlo, dire: ‘Che fortuna che abbiamo avuto!’, o Matteo, dopo che Gesù gli ordinò di seguirlo mentre si trovava al banco della gabella, dire: ‘Che fortuna ho avuto!’? O ve li immaginate gli apostoli, dopo che Gesù disse loro ” Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi” (Giovanni 15:15), dire tra di loro: ‘Che fortuna che abbiamo avuto!’? E citiamo pure l’eunuco ministro della regina Candace, ve lo immaginate dire dopo che lo Spirito Dio rapì Filippo: ‘Che fortuna che ho avuto!’? Solo pensare che abbiano potuto dirlo o pensarlo è follia.

La fortuna dunque non c’entra proprio niente nella salvezza che abbiamo ottenuto, e non deve esserci fatta entrare. Chi lo fa erra grandemente, e mediante questo grave errore annulla il proponimento dell’elezione di Dio. La fortuna infatti non si concilia affatto con il proponimento dell’elezione di Dio, ma lo va a distruggere in quanto fa dipendere dal caso la salvezza che abbiamo ottenuto anziché dal proponimento dell’elezione di Dio o dal Suo determinato consiglio di salvarci. E questo è proprio quello che in tante Chiese hanno deciso di fare: distruggere il proponimento dell’elezione di Dio. E questa espressione lo sta proprio a dimostrare. Ma io dico, come può un figliuolo di Dio adottare il modo di parlare dei pagani che non conoscono Dio, quando la Scrittura dice in maniera inequivocabile che non cade a terra neppure un passero senza il volere di Dio (Matteo 10:29), o che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi (Geremia 10:23)? Ripeto, come può egli fare una simile cosa, quando la Scrittura non lascia spazio, ma nessuno spazio al caso. Qualcuno mi dirà: ‘Ma guarda che nel libro dei Re viene raccontato che qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco che andò a colpire il re d’Israele che poi morì’. Certo, ma quando è scritto che durante la battaglia di Ramoth di Galaad tra Israele e la Siria “qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco, e ferì il re d’Israele tra la corazza e le falde” (1 Re 22:34), quel qualcuno scoccò quella freccia per volere di Dio, perchè doveva adempiersi la predizione del profeta Micaiah secondo la quale il re Achab non sarebbe tornato vivo da quella battaglia (1 Re 22:28). Quindi ciò che poteva apparire come frutto della casualità in effetti non fu altro che un atto voluto da Dio affinchè si adempisse il suo disegno che era quello di far perire quel re malvagio proprio in quella battaglia.

Peraltro, dato che anticamente la Fortuna era la dea del caso e del destino chiamata ‘dea bendata’ (che bacia e trasmette la fortuna alla persona baciata), e in queste Chiese credono nel caso ma rigettano il destino innanzi stabilito da Dio per gli uomini, è del tutto lecito concludere che secondo queste Chiese se noi siamo stati salvati perchè abbiamo avuto fortuna, ciò vuol dire che siamo stati salvati per caso! Per cui chi viene salvato dice giustamente ‘che fortuna che ho avuto!’ ed ancora: ‘Non so nemmeno io come sono stato salvato, sono proprio stato baciato dalla fortuna!’ E quindi non riconosce il proponimento dell’elezione di Dio, e questo è molto grave.

Ma c’è un’altra cosa, e cioè che se noi abbiamo avuto fortuna, coloro che non vengono salvati e vanno in perdizione non hanno avuto fortuna: sono una massa di sfortunati! Non hanno avuto la nostra fortuna! E quindi la non salvezza degli uomini viene attribuita alla sfortuna, e non ad un decreto di Dio di escluderli dalla salvezza, secondo che è scritto di quei Giudei che rifiutarono di credere in Cristo: “Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giovanni 12:39-40). Se quindi costoro attribuiscono il fatto che tanti vanno in perdizione alla sfortuna, va da sè che essi negano l’esistenza dei vasi d’ira preparati per la perdizione di cui parla la Scrittura (Romani 9:22), i cui nomi per questa ragione (cioè perchè sono stati preparati per la perdizione) non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo (Apocalisse 17:8). Ed anche questo è molto grave.

Vedete dunque, fratelli, quanto sia grave attribuire la nostra salvezza alla fortuna o al caso, perchè costituisce un’offesa contro Dio. Vi esorto dunque a rigettare questo modo di parlare insensato.

Non provocate ad ira Dio con queste parole stolte che usano i pagani e a cui i credenti non devono fare spazio. Esaltatelo invece usando le parole sagge che usavano gli apostoli in merito alla ragione per cui siamo stati salvati.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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