Massoneria e ‘ndrangheta: parla il magistrato Nicola Gratteri

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Parole tratte dal libro «Padrini e padroni», scritto da Nicola Gratteri e Antonio Nicaso:

«Con i boss più autorevoli che cominciano a indossare i cappucci della massoneria, la Santa rappresenta una svolta epocale nella storia della ‘ndrangheta. Con la creazione di questa nuova ‘dote’ viene ammessa la doppia affiliazione: l’élite del sistema criminale calabrese si garantisce l’entrata nelle logge segrete e la gestione del potere insieme a politici, professionisti e imprenditori: una sorta di rappresentanza politica diretta. Per dirla con Corrado Alvaro, il potere occulto, creato dalla violenza, comincia a conquistare quello ufficiale e finanziario.
Raccontano i collaboratori di giustizia che a questo punto, nel giuramento utilizzato per sancire il passaggio da ‘sgarrista’ a ‘santista’ si comincia a fare riferimento a tre noti massoni del passato del calibro di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini e Alfonso La Marmora.
Secondo alcuni collaboratori, a concepire la Santa sono i fratelli De Stefano, Santo Araniti e Domenico Libri. Sono motivati dalla voglia di comandare, ma soprattutto di spezzare la subalternità della ‘ndrangheta rispetto alla politica. Spiega Lauro: ‘I loro programmi uscivano dalle vecchie regole dell’Onorata Società, in quanto la Santa aveva dei propositi come sequestri di persona, traffici di droga, traffico di tutto ciò che portava guadagno’. Secondo altri, invece, l’idea della Santa sarebbe farina del sacco dei boss di Toronto, già molto più emancipati nel rapporto con la politica e le istituzioni rispetto agli omologhi calabresi.
[….]
Ci sono due fasi. ‘Sino alla prima guerra di mafia’, spiega Giacomo Lauro, ‘la massoneria e la ‘ndrangheta erano vicine, ma la ‘ndrangheta era subalterna alla massoneria, che fungeva da tramite con le istituzioni’. La massoneria riceveva una percentuale su tutti gli affari che negoziava per conto della ‘ndrangheta, grazie ai suoi contatti nelle istituzioni, ma anche tra politici, imprenditori, magistrati, appartenenti alle forze dell’ordine e bancari. Dopo la prima guerra di mafia, i clan vincenti decidono di entrare nella massoneria per trattare direttamente con i ‘fratelli’ presenti nel mondo della politica, delle istituzioni, dell’economia e della finanza. ‘Fu così che Paolo De Stefano, Santo Araniti, Antonio, Giuseppe e Francesco Nirta, Antonio Mammoliti, Natale Iamonte, ed altri entrarono a far parte della massoneria’ aggiunge Lauro. ‘E fu anche così che venne fuori l’idea di candidare alle comunali di Reggio Calabria l’avvocato Giorgio De Stefano, cugino dell’omonimo Paolo e Pietro Araniti, cugino del più noto Santo, […] alle regionali. In questo contesto si fece pressione sul senatore Nello Vincelli per candidare alle politiche Vico Ligato, vicino alla famiglia De Stefano, e venne candidato l’avvocato Paolo Romeo, con trascorsi in Alleanza nazionale, nelle liste del Partito socialdemocratico’. Secondo Lauro anche alcuni magistrati erano entrati nella massoneria e i loro nomi venivano sussurrati all’orecchio del Gran Maestro senza lasciare tracce documentali.
[…]
A confermare, molti anni dopo, l’esistenza in Calabria di una loggia massonica coperta a cui appartenevano professionisti, rappresentanti delle istituzioni, politici e ‘ndranghetisti è il collaboratore di giustizia Filippo Barreca. ‘La loggia’ racconta ‘si costituì quasi contemporaneamente alla mia investitura a ‘santista’, in occasione della latitanza a Reggio Calabria di Franco Freda, e cioè nei primi mesi dell’anno 1979; anzi, fu proprio Franco Freda a formare questa loggia, uno dei cui principali fini istituzionali era l’eversione dell’ordine democratico. Freda mi disse che altra loggia analoga era stata costituita nella città di Catania. Va comunque sottolineato come una struttura di fatto costituita da personaggi eccellenti con la salda intesa di una mutua assistenza esisteva già da prima, e Freda si limitò a formalizzarla nel contesto di quel più ampio progetto nazionale che alla realtà reggina improvvisamente attribuì un ruolo di ben più ampio significato e spessore. Non bisogna dimenticare che già da tempo esisteva la ‘Santa’ ’ .
A chiedere a Barreca di ospitare nella propria abitazione il terrorista Franco Freda dopo la fuga da Catanzaro, dove era imputato per la strage di piazza Fontana, erano stati Paolo De Stefano e il cugino Paolo Martino. Freda verrà poi arrestato in Costa Rica.
Secondo i dati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla massoneria, negli anni dell’omicidio Ferlaino in Calabria esistevano duemilacinquecento iscritti, tanti dei quali appartenenti a logge coperte. Molti di loro erano anche affiliati alla ‘ndrangheta.
Lauro, che insieme a Barreca collabora con i magistrati reggini, racconta di aver rapinato – l’11 ottobre 1976 – la filiale di Reggio della Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania e in quell’occasione di avere trovato nella cassaforte anche un’agenda di nomi con relativi numeri telefonici e ruoli ricoperti in una loggia locale della massoneria. Sostiene che nell’agenda c’erano i nomi di molte persone importanti, tra cui numerosi magistrati e rappresentanti delle istituzioni, insieme a tanti boss della ‘ndrangheta. Di quell’agenda non ci sono più tracce. Sparita, come tanti altri documenti compromettenti.»

(Nicola Gratteri & Antonio Nicaso, Padrini e padroni. Come la ‘ndrangheta è diventata classe dirigente, Mondadori, Milano, ottobre 2016, pag. 77, 79, 81-82)

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

P.s. Guarda anche l’intervista al magistrato Nicola Gratteri andata in onda durante la trasmissione Di Martedì su La7 l’8 novembre 2016

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