Pure «il Tronco della Vedova»!

Come voi sapete, fratelli, passare durante il culto per raccogliere denaro non è biblico. Ma adesso si aggiunge qualche cosa d’altro – che devo dire è molto inquietante – a riguardo di questo passare per raccogliere denaro nei locali di culto, su cui meditare. In certi locali di culto (mi dicono persino in alcuni locali di culto delle ADI) passano per raccogliere le offerte con un oggetto che assomiglia molto a «il tronco della vedova» o «sacco della beneficienza» che è l’oggetto usato nel tempio massonico durante ogni tornata massonica per raccogliere denaro! Ecco a riguardo una foto di questo oggetto massonico e uno studio fatto da un massone sul «tronco della vedova»! Che cosa manca ancora di vedere in questi locali di culto? Andatevene via, andatevene via, ormai assomigliano sempre di più a templi massonici!

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Il Tronco della Vedova

di F. D. C.

Nelle Tornate massoniche, alla chiusura dei Lavori, il Cerimoniere fa circolare un sacco di stoffa nera, per la raccolta della beneficenza, chiamato “Tronco della Vedova”. Questa fase dei lavori è considerata obbligatoria, nel senso che non è possibile svolgere una tornata massonica senza provvedere alla beneficenza. La terminologia usata per definire il sacco della beneficenza è composta di due parole: “tronco” e “Vedova”. Al riguardo vi sono varie spiegazioni (va precisato, peraltro, che sia il termine, sia la rituale raccolta dell’obolo non compare nelle Tornate delle Logge anglosassoni). La parola tronco viene fatta risalire da alcuni alle Vendite carbonare che si diffusero in Italia nei primi anni dell’Ottocento: la loro simbologia collegata all’arte dei carbonai, quindi alla foresta ed agli alberi può dare spiegazione del termine, nel senso che il tronco di un albero costituiva nella foresta una sorta di tavolino. Per quanto attiene al termine Vedova, una prima spiegazione può essere attribuita al fatto che nell’Antico e nel Nuovo Testamento la “Vedova” era considerata, per antonomasia, la persona che aveva bisogno e che quindi doveva essere aiutata con la beneficenza dagli uomini giusti e fedeli agli insegnamenti di Dio.
Altra spiegazione può essere collegata alla consueta definizione dei Liberi Muratori come “Figli della Vedova”, definizione che deriva dalla leggenda di Hiram, l’architetto che costruì il Tempio di Gerusalemme all’epoca di Re Salomone. Nella Bibbia, infatti, nel primo “Libro dei Re” si legge che, per la costruzione del tempio, “Il re Salomone fece venire da Tiro, Hiram figlio di una vedova della tribù di Neftali e di un padre che lavorava il bronzo”. Siccome Hiram, quindi, “figlio della Vedova” è considerato l’impersonificazione del Libero Muratore, perciò i Massoni vengono anche loro definiti “Figli della Vedova”.
Ma una più antica e profonda spiegazione di questi termini va collegata al mito di Iside ed Osiride. Osiride, re dell’Egitto arcaico, fu un sovrano illuminato che fece uscire il suo popolo dalla primitiva barbarie. Egli, Re divino e filantropo, insegnò agli uomini le pratiche religiose e la coltivazione del grano e dell’orzo. La birra, nell’antico Egitto, era una bevanda molto apprezzata dai vivi e dai morti e anche dagli dei che l’usavano come pozione dell’immortalità. Secondo la tradizione Osiride insegnò agli abitanti dei due Stati, uno a ovest, l’altro ad est, come ottenere la birra dalla fermentazione del malto di orzo: si propose così come il “padre del grano e dell’orzo”, fondamento di tutta la creazione e fonte della fertilità vegetale e della riproduzione.
Osiride regnava con Iside, sua sorella e sposa e, per i benefici che aveva dato agli abitanti dell’Egitto fu salutato e adorato unanimemente come un dio. Ma suo fratello minore Set, invidioso dei successi del fratello, ordì un complotto con la collaborazione di 72 complici. Dopo aver preso in segreto le esatte misure del corpo di Osiride, fabbricò con le stesse dimensioni una cassa riccamente decorata e nel corso di una festa, proprio quando il sole entrava nel segno zodiacale dello scorpione, promise di regalarla a colui cui fosse andata a misura.
In essa entrarono uno dopo l’altro i 72 congiurati per vedere se corrispondeva alle loro misure. Quando arrivò il turno di Osiride, subito i congiurati inchiodarono il coperchio e gettarono la cassa nel Nilo.
Quando Iside apprese l’accaduto si tagliò una ciocca di capelli, si vestì a lutto ed errò sconsolata alla ricerca del corpo dell’amato marito. La cassa con il corpo di Osiride discendendo il fiume Nilo era giunta fino al mare e fu sospinta dalle correnti sulla costa della Siria, dove spuntò improvvisamente un albero di erica che crebbe rapidamente fino a racchiudere nel suo tronco la cassa.
Il re del luogo, ammirato dalla grandiosità di quest’albero, lo fece tagliare e, inconsapevole del suo contenuto, ne fece una colonna per il suo palazzo. Finalmente Iside, venuta a conoscenza di questi fatti, si recò in Siria dove, dopo varie vicissitudini, ottenne finalmente la colonna in cui riposava il corpo di Osiride e, ricoperto il tronco di profumati unguenti e di finissima tela, lo innalzò al centro di in un grande Tempio. Da allora, in tutti i templi dedicati ad Iside i devoti fedeli deponevano le loro offerte destinate alla beneficenza in un tronco posto all’interno del sacro recinto.
La simbologia della complessa leggenda di Osiride ed Iside, di cui ho ricordato soltanto i tratti principali, meriterebbe approfondimenti in tutti i suoi elementi: quelli numerologici, legati al n. 72 dei congiurati, quelli astrologici legati al segno dello Scorpione, poi il simbolismo del taglio delle ciocche di capelli, il colore nero del lutto,
il simbolismo del legno di erica, quello della colonna, quello legato poi alle varie e complesse vicende della lunga ricerca di Iside, che ho tralasciato di narrare in questa tavola.
Resta comunque molto suggestiva l’origine mitica del “Tronco della Vedova”, come tronco di quell’albero in cui erano rinchiuse le spoglie di Osiride che la sua Vedova, Iside, aveva così a lungo cercate. Questa interpretazione, peraltro, non è in contraddizione con le altre versioni sull’origine di questa terminologia massonica cui prima fo fatto cenno.
Hiram, cioè il Massone, figlio della Vedova, può benissimo identificarsi in Osiride, il benefattore dell’umanità che viene assassinato dai suoi congiurati compagni.
Associare quindi il gesto della beneficenza, volto ad alleviare le sofferenze di chi ha bisogno di aiuto, a questi significati simbolici di percorso iniziatico legato alla morte ed alla rinascita dell’essere umano rendono questa fase del cerimoniale massonico di chiusura dei lavori particolarmente importante.
Voglio concludere questa mio breve scritto osservando come a volte, purtroppo, noi Liberi Muratori non diamo la dovuta importanza a questa cerimonia. Mettiamo il nostro obolo svogliatamente, spesso limitato a qualche spicciolo, dimenticando che la generosità con cui cerchiamo di alleviare le altrui sofferenze è la misura della nostra maturità massonica. Oggi a questo impegno morale di essere più generosi con la beneficenza possiamo aggiungere anche la consapevolezza della sua importanza simbolica ed iniziatica

http://www.massoneriascozzese.it/si…/tronco_della_vedova.pdf

In questo video di un culto presso il locale di culto ADI di Via Susanna a Catania, dal minuto 54:10 si vede il passaggio del ‘tronco della vedova’!

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7 Responses to Pure «il Tronco della Vedova»!

  1. Frank says:

    Anche nella mia chiesa si usa un cestino simile, e può essere anche che viene usato dappertutto. Simile ma non uguale, nel senso che ovviamente non vi sono simboli massonici. Il fatto che sia simile non dimostra nulla..sarebbe come dire che, siccome mi faccio la foto in una posa massonica (pur non sapendo che lo sia), allora sono massone.
    Uno può fare svariate congetture, ma il tutto va concretamente dimostrato..non si può, a mio avviso, dire “dal minuto 54:10 si vede il passaggio del ‘tronco della vedova’!”

    • giacintobutindaro says:

      Beh nelle ADI c’è pure chi ha fatto mettere una stella a otto punte nell’atrio del locale di culto e se n’è uscito fuori dicendo che noi non possiamo fare congetture su quella stella … certo poi ti vengono a dire pure una cosa del genere per tutti gli altri simboli massonici presenti nelle ADI, e i principi massonici e i massoni passati e presenti vicini alle ADI. Ma senti Franco, ma non ti sembrano proprio troppe tutte queste coincidenze?

  2. Frank says:

    A proposito di coincidenze..per quanto riguarda i locali di culto aventi elementi architettonici massonici..i fratelli avranno commissionato qualcuno per il progetto e la costruzione dell’edificio, e quel qualcuno potrebbe aver volutamente inserito quegli elementi massonici (credo sempre previa conferma di chi lo commissiona, non so bene come funziona quando qualcuno commissiona la costruzione di un edificio). In entrambi i casi i fratelli non sarebbero a conoscenza di tutto ciò, per loro sarebbero solo “decorazioni”. E’ possibile dunque che, pur avendo i locali elementi massonici, i fratelli agiscano per ignoranza? Sono cioè d’accordo nel mettere quelle decorazioni non sapendo il simbolismo che c’è dietro?

    • giacintobutindaro says:

      Ma Franco, ma è chiaro che i fratelli non ne sapevano niente (che ne sapeva per esempio mia nonna che per tanti anni ha frequentato le ADI?) … c’è qualcuno che nelle ADI ha voluto e vuole quei simboli è evidente e si trova nelle camere alte … mi pare evidente. Poi è normale che ora che sono stati scoperti, le ADI parlano di elementi decorativi o di decorazione: che pensi? Che ti vengono a dire che qualcuno gli ha detto che devono mettere quei simboli?

  3. Massimo says:

    Giacinto pace. Fermo restando che la Chiesa del Signore nostro Gesù Cristo, secondo quanto scrive l’apostolo Paolo in 2° Corinzi 8 e 9 , è certamente tenuta all’ adempimento di questo “servizio sacro” (9:12) ovvero : partecipare alle “sovvenzioni” destinate ai santi (8:4 e 9:1), che chiama anche “collette” (8:20) e “offerte”; Paolo addirittura esorta i credenti affinchè siano fatte con larga generosità e non con avarizia (9:11). Pertanto, potresti consigliare la fratellanza sul come adempiere e quanto più conformemente possibile alla Parola, a questo servizio?
    Magari questo servizio sacro potrebbe essere svolto dalla comunità prima dell’inizio del culto, oppure una volta terminato il culto, parlo del culto domenicale, ovviamente culto in cui ovviamente c’è maggior partecipazione della fratellanza?
    E’ vero altresì che in Marco 12:41-43 si parla di “cassa delle offerte”, ma non credi che l’apostolo Paolo per quanto citato sopra, esorti ad esercitare un maggior zelo per quanto concerne questo “servizio sacro” destinato alle varie necessità della fratellanza e ciò avvalora quanto leggiamo in 4:32-37 e di contro in Atti 5:1-11. Ovviamente siamo sotto la legge di libertà in Cristo, ma se tale servizio non viene fatto con amore, allegramente, con piena convinzione, non serve proprio a nulla, come ben leggiamo in 1° Corinzi 13:3.
    Non so se sono stato chiaro, ma tu Giacinto che consiglieresti sui tempi e modalità per ubbidire certamente anche a tal comando? Pace.

    • giacintobutindaro says:

      Pace Massimo, guarda, in merito alla raccolta di denaro in mezzo ai santi per aiutare i poveri fra i santi, i conduttori sono liberi di decidere come ritengono opportuno fare questa raccolta. Devono però operare sempre con saggezza, e con una buona coscienza, per non dare occasione ai nostri nemici di biasimarci. Possono per esempio stabilire un giorno in cui i santi portano loro quello che hanno messo da parte per questa opera di carità. Ripeto, l’importante è che tutto sia fatto con saggezza: gli avversari non devono avere niente, ma proprio niente, da dire contro di noi. Una cassa delle offerte nel luogo in cui ci si raduna? C’era nel tempio, quindi non siamo contrari. Certo è che il passaggio del cestino delle offerte non va proprio fatto. Vedere passare quel cestino durante il culto è proprio come ‘una nota stonata’.

      • Massimo says:

        Sono certo Giacinto che chi è da Dio, apprezzerà le tue parole anche in questo! La Chiesa del Signore del resto, non è certo un’Azienda nè tanto meno un’ Organizzazione che mira al successo, una Leadership (religiosa in questo contesto) vicina ai suoi clienti (credenti) dedita alle molteplici attività finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di business; non è affatto un’ Impresa che mira a generare valore e profitto, come tanti purtroppo pensano e sperano di fare e fanno! Pace.

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