Perché la Chiesa non deve chiedere allo Stato beni confiscati alla criminalità organizzata

La Chiesa non deve chiedere allo Stato di farsi assegnare beni confiscati alla criminalità organizzata innanzi tutto perché la Chiesa non deve scendere in Egitto in cerca di soccorso (cfr. Isaia 31:1), e quindi per adempiere la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di lei la Chiesa non deve chiedere allo Stato (o meglio elemosinare) dei beni materiali siano essi mobili che immobili ma deve appoggiarsi sulle offerte volontarie dei propri membri e confidare in Dio affinché supplisca ad ogni suo bisogno; e poi perché i beni confiscati alla criminalità organizzata sono beni di origine illecita (rubati, estorti, comprati con soldi sporchi, etc.) e se la Scrittura dice: “Non porterai nella casa dell’Eterno, del tuo Dio, la mercede d’una meretrice” (Deuteronomio 23:18) è evidente che la Chiesa non deve incamerare beni macchiati dall’iniquità o di origine illecita, e poi perché la Chiesa, facendosi assegnare dei beni confiscati, si andrebbe ad esporre volontariamente a minacce o richieste di denaro (pizzo) o attentati da parte dei criminali ai quali sono stati confiscati i beni.

Qui di seguito metto due dei tanti casi che mostrano quanto sia pericoloso farsi assegnare beni confiscati alla criminalità organizzata.

«Minacce ai gestori dei beni confiscati a Chiaiano, interrogazione Pd

Il Fondo rustico Amato Lamberti di Chiaiano è un bene confiscato al clan Simeoli e affidato in gestione alla cooperativa “Resistenza”. Qui sono realizzate molteplici iniziative di carattere sociale. Più volte, i volontari hanno dovuto subire intimidazioni, minacce, attacchi. Lo scorso due aprile si è registrato l’ultimo, grave episodio: una porzione notevole del podere, di circa 14 ettari di terreno, è stata data alle fiamme mentre il titolare della cooperativa, è stato avvicinato da due persone in scooter che gli hanno gridato «Ve ne dovete andare». Una interrogazione al Ministro dell’Interno è stata presentata dal deputato del Pd, Salvatore Piccolo, componente della commissione Antimafia, sottoscritta anche da altri tre parlamentari napoletani dell’Antimafia, Luisa Bossa, Massimiliamo Manfredi e Giovanna Palma, e i deputati del Pd, Carloni e Sgambati. «Chiediamo al Governo – spiega Piccolo – di assumere iniziative per proteggere e tutelare dalle intimidazioni e da fatti delittuosi di chiara connotazione camorristica, le attività sociali che la cooperativa affidataria svolge sul bene confiscato, per testimoniare ancor più l’impegno e la fermezza dello Stato nel contrasto all’illegalità e al crimine organizzato».

Fonte: Il Mattino

«Minacce a coop gestisce beni confiscati

(ANSA) – ANOIA (REGGIO CALABRIA), 27 AGO – Un cartello con il disegno di una croce è stato lasciato da sconosciuti ad Anoia davanti al cancello d’ingresso della cooperativa ‘Giovani in vita’, che gestisce beni confiscati alla ‘ndrangheta. La cooperativa aveva già subito l’incendio di un trattore ed un furto di attrezzi. Era stata avviata una raccolta di fondi per far fronte ai danni. Stamane l’ennesima intimidazione. L’episodio è stato denunciato ai carabinieri, che hanno avviato le indagini.

Fonte: Ansa

Badate bene però che con questo non voglio dire che lo Stato faccia una cosa sbagliata nel confiscare i beni di origine illecita ai malavitosi, ma un’altra cosa, e cioè che la Chiesa deve rimanere fuori dall’amministrazione di questi beni.

Ricordatevi che la Chiesa è chiamata a conservarsi pura dal mondo (cfr. Giacomo 1:27) e ad astenersi da ogni mala apparenza (cfr. 1 Tessalonicesi 5:22), per potere comparire davanti a Cristo Gesù, il capo della Chiesa, “gloriosa, senza macchia, senza ruga o cosa alcuna simile, ma santa ed irreprensibile” (Efesini 5:27)

Qualcuno potrebbe infine dirmi: «Ma è legale chiedere allo Stato i beni confiscati alla criminalità organizzata!» Ma certo, non dico affatto che sia illegale, lo so bene che c’è una legge a tale proposito, ma non tutto quello che è legale fare secondo lo Stato è giusto nel cospetto di Dio. Per fare un solo esempio: è legale abortire, ma nel cospetto di Dio abortire significa commettere un omicidio.

Quindi, fratelli, se vi vengono offerti beni confiscati alla criminalità organizzata rispondete con un chiaro NO!

La grazia sia con voi

Giacinto Butindaro

Leggi anche:

Il locale di culto della Chiesa ADI di San Cipriano d’Aversa è stato costruito su un terreno confiscato alla camorra

Fabbricato e terreno confiscati alla mafia a Palermo ora in mano alle ADI

La Nuova Pentecoste prende beni confiscati alla camorra

Domanda a Lirio Porrello: la Parola della Grazia ha ricevuto una villa confiscata alla mafia?

Questa voce è stata pubblicata in Confutazioni, Esortazioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Perché la Chiesa non deve chiedere allo Stato beni confiscati alla criminalità organizzata

  1. Antonello scrive:

    Pace giacinto concordo in ciò che hai detto come sempre guidato dal Signore,il Signore è ordine perfetto e noi dobbiamo assomigliargli! Dio ti benedica

  2. Frank scrive:

    Grazie per la risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.