SULLA MORTE PATITA DA GESÙ CRISTO

Gesù Cristo venne nel mondo per eseguire la volontà di Dio, la sua morte fu dunque un’esperienza inevitabile

Quindi Gesù Cristo venne nel mondo per eseguire un ordine di Dio, quello di morire per noi, in altre parole per compiere la volontà di Dio che era che Lui morisse per noi. Non disse forse Gesù: “Son disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato” (Giovanni 6:38)? E qual’era questa volontà se non quella che Lui morisse per noi, che spargesse il suo sangue per santificarci con esso?
Infatti lo scrittore agli Ebrei dice quanto segue: “Poiché la legge, avendo un’ombra dei futuri beni, non la realtà stessa delle cose, non può mai con quegli stessi sacrificî, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, render perfetti quelli che s’accostano a Dio. Altrimenti non si sarebb’egli cessato d’offrirli, non avendo più gli adoratori, una volta purificati, alcuna coscienza di peccati? Invece in quei sacrificî è rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. Perciò, entrando nel mondo, egli dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà. Dopo aver detto prima: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificî, né offerte, né olocausti, né sacrificî per il peccato (i quali sono offerti secondo la legge), egli dice poi: Ecco, io vengo per fare la tua volontà. Egli toglie via il primo per stabilire il secondo. In virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre. E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati” (Ebrei 10:1-14).
Allora, spieghiamo queste parole. La Scrittura afferma che la legge di Mosè avendo un’ombra dei futuri beni e non la realtà stesse delle cose, non poteva con quei sacrifici espiatori che venivano offerti anno dopo anno rendere perfetti quanto alla coscienza coloro che li offrivano, infatti gli adoratori continuavano ad avere coscienza di peccati, e questo perché è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati. Ecco perché il Figlio di Dio entrando nel mondo dice: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, ma mi hai preparato un corpo; non hai gradito né olocausti né sacrificî per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà”, che sono parole che nel libro dei Salmi troviamo in questi termini: “Tu non prendi piacere né in sacrifizio né in offerta; tu m’hai aperto gli orecchi. Tu non domandi né olocausto né sacrifizio per il peccato. Allora ho detto: Eccomi, vengo! Sta scritto di me nel rotolo del libro” (Salmo 40:6-7; altri traducono: “nel rotolo del libro mi è prescritto”): perché la volontà di Dio era che Gesù Cristo desse “se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, qual profumo d’odor soave” (Efesini 5:2), infatti Dio aveva detto tramite il profeta Isaia: “Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato se stesso alla morte … “ (Isaia 53:12).
Quindi Gesù diede se stesso alla morte – o meglio, come dice Paolo, si fece “ubbidiente fino alla morte, e alla morte della croce” (Filippesi 2:8) – per compiere la volontà di Dio! Ecco perché è scritto che Gesù Cristo “ha dato se stesso per i nostri peccati affin di strapparci al presente secolo malvagio, secondo la volontà del nostro Dio e Padre, al quale sia la gloria ne’ secoli dei secoli. Amen” (Galati 1:4-5).
Fu dunque la volontà di Dio che Cristo morisse, e Gesù questo lo sapeva, infatti nella notte che fu tradito disse al Padre: “Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! PERÒ, NON LA MIA VOLONTÀ, MA LA TUA SIA FATTA” (Luca 22:42). E questa volontà di Dio Gesù la dovette compiere affinché la nostra coscienza fosse purificata con il suo sangue dalle opere morte che la contaminavano, e quindi affinché noi fossimo santificati. Ecco perché è scritto che “in virtù di questa «volontà» noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre” (Ebrei 10:10). Capite? Noi siamo stati santificati in virtù della volontà di Dio che compì Gesù Cristo!
D’altronde Dio aveva preannunciato e quindi prestabilito che avrebbe concluso un nuovo patto con la casa di Israele e con la casa di Giuda, e in questo patto Dio non si sarebbe più ricordato dei peccati, secondo che disse Iddio: “Ecco i giorni vengono, dice il Signore, che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, un patto nuovo; non un patto come quello che feci coi loro padri nel giorno che li presi per la mano per trarli fuori dal paese d’Egitto; perché essi non han perseverato nel mio patto, ed io alla mia volta non mi son curato di loro, dice il Signore. E questo è il patto che farò con la casa d’Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. E non istruiranno più ciascuno il proprio concittadino e ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal minore al maggiore di loro, poiché avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Ebrei 8:8-12). E affinché Dio non si ricordasse più dei nostri peccati, era indispensabile che Gesù morisse per i nostri peccati, che con la sua morte compisse la purificazione dei peccati; in quanto solo con il suo sacrificio espiatorio, compiuto una volta per sempre, noi potevamo essere resi perfetti quanto alla coscienza, e una volta compiuta la purificazione dei peccati, non ci sarebbe stato più bisogno dei sacrifici per il peccato offerti secondo la legge. Il sacrificio di Cristo, unico e irripetibile ed in grado di purificare la coscienza, ha dunque sostituito i sacrifici per il peccato che venivano offerti anno dopo anno che non potevano purificare la coscienza degli adoratori dai loro peccati. Questo dice infatti la Scrittura: “E mentre ogni sacerdote è in piè ogni giorno ministrando e offrendo spesse volte gli stessi sacrificî che non possono mai togliere i peccati, questi, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è posto a sedere alla destra di Dio, aspettando solo più che i suoi nemici sian ridotti ad essere lo sgabello dei suoi piedi. Perché con un’unica offerta egli ha per sempre resi perfetti quelli che son santificati. E anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto: Questo è il patto che farò con loro dopo que’ giorni, dice il Signore: Io metterò le mie leggi ne’ loro cuori, e le scriverò nelle loro menti, egli aggiunge: E non mi ricorderò più de’ loro peccati e delle loro iniquità. Ora, dov’è remissione di queste cose, non c’è più luogo a offerta per il peccato” (Ebrei 10:11-18). E’ evidente dunque che la morte espiatoria di Cristo fu un’esperienza inevitabile affinché Dio concludesse il nuovo patto con la casa d’Israele e la casa di Giuda … affinché noi fossimo santificati!
Ed a proposito del nuovo patto, parliamo anche del ruolo di mediatore che ha Gesù Cristo in questo patto, in quanto Egli è chiamato “il mediatore del nuovo patto” (Ebrei 12:24), ed il sangue che ha sparso per la remissione dei nostri peccati è “il sangue del patto” (Ebrei 10:29). Quello che vi dirò è strettamente collegato a quanto vi ho detto poco fa, ed è importante perché conferma che la morte di Gesù fu un’esperienza inevitabile. Dice la Scrittura: “Or anche il primo patto avea delle norme per il culto e un santuario terreno. Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola, e la presentazione de’ pani; e questo si chiamava il Luogo santo. E dietro la seconda cortina v’era il tabernacolo detto il Luogo santissimo, contenente un turibolo d’oro, e l’arca del patto, tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un vaso d’oro contenente la manna, la verga d’Aronne che avea fiorito, e le tavole del patto. E sopra l’arca, i cherubini della gloria, che adombravano il propiziatorio. Delle quali cose non possiamo ora parlare partitamente. Or essendo le cose così disposte, i sacerdoti entrano bensì continuamente nel primo tabernacolo per compiervi gli atti del culto; ma nel secondo, entra una volta solamente all’anno il solo sommo sacerdote, e non senza sangue, il quale egli offre per se stesso e per gli errori del popolo. Lo Spirito Santo volea con questo significare che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo. Esso è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma. Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna. Perché, se il sangue di becchi e di tori e la cenere d’una giovenca sparsa su quelli che son contaminati santificano in modo da dar la purità della carne, quanto più il sangue di Cristo che mediante lo Spirito eterno ha offerto se stesso puro d’ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire all’Iddio vivente? Ed è per questa ragione che egli è mediatore d’un nuovo patto, affinché, avvenuta la sua morte per la redenzione delle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricevano l’eterna eredità promessa. Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. Perché un testamento è valido quand’è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore. Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue. Difatti, quando tutti i comandamenti furono secondo la legge proclamati da Mosè a tutto il popolo, egli prese il sangue de’ vitelli e de’ becchi con acqua, lana scarlatta ed issopo, e ne asperse il libro stesso e tutto il popolo, dicendo: Questo è il sangue del patto che Dio ha ordinato sia fatto con voi. E parimente asperse di sangue il tabernacolo e tutti gli arredi del culto. E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione. Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrificî più eccellenti di questi. Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio” (Ebrei 9:1-26).
Spieghiamo i punti salienti di questo discorso.
Quando lo scrittore dice che “la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo” (Ebrei 9:8), il primo tabernacolo di cui parla è il luogo santo del tabernacolo, perché poco prima nel descrivere il santuario terreno dice: “Infatti fu preparato un primo tabernacolo, nel quale si trovavano il candeliere, la tavola, e la presentazione de’ pani; e questo si chiamava il Luogo santo” (Ebrei 9:2). Luogo santo che, come dice sempre lo scrittore agli Ebrei, “è una figura per il tempo attuale, conformemente alla quale s’offron doni e sacrificî che non possono, quanto alla coscienza, render perfetto colui che offre il culto, poiché si tratta solo di cibi, di bevande e di varie abluzioni, insomma, di regole carnali imposte fino al tempo della riforma” (Ebrei 9:9-10). Si ponga molta attenzione a queste parole perché esse furono scritte quando il tempio di Gerusalemme esisteva ancora (e quindi i sacerdoti ogni giorno ministravano nel luogo santo e il sommo sacerdote una volta all’anno nel luogo santissimo), ed affermano che il luogo santo o primo tabernacolo è una figura del tempo attuale secondo la quale si offrono doni e sacrifici che non possono cancellare i peccati dalla coscienza di coloro che li offrono (si tenga presente che quel tempo attuale per lo scrittore agli Ebrei era quello in cui scriveva). La Scrittura è come se dicesse: il primo tabernacolo rappresenta il periodo durante il quale si offrono doni e sacrifici che non possono cancellare i peccati. Però anche se questo primo tabernacolo esiste ancora materialmente, e ciò di cui è figura continua a permanere perché ancora oggi vengono offerti sacrifici che non possono togliere i peccati, noi adesso abbiamo la realtà delle cose perché è venuto Cristo Sommo Sacerdote il quale è entrato nel santuario celeste con il suo sangue che ci purifica da ogni peccato. Tutti quei sacrifici espiatori erano delle regole carnali imposte solo per un tempo, e precisamente fino al tempo della riforma. Tempo che si è compiuto con l’entrata di Cristo nel santuario celeste. Dunque si è prodotta la riforma, il cambiamento, perché Cristo è entrato con il suo sangue nel cielo, una volta per sempre; egli, col suo sacrificio compiuto una volta per sempre, ha annullato il peccato rendendo così libero l’accesso al santuario a tutti coloro che si appoggiano alla sua mediazione (cfr. Ebrei 10:19-21). La morte di Cristo fu dunque un’esperienza inevitabile affinché la via al santuario fosse manifestata e noi avessimo la libertà d’entrare nel santuario, perché Dio aveva stabilito che ciò doveva avvenire mediante il sangue di Cristo.
Quando lo scrittore agli Ebrei parla della purificazione del santuario terreno prima, e poi della purificazione del santuario celeste, ne parla in riferimento alla dedicazione dei due patti infatti poco prima dice: “Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue” (Ebrei 9:18). Ed a conferma di quanto stiamo dicendo citiamo le parole precedenti a queste e cioè: “Infatti, dove c’è un testamento, bisogna che sia accertata la morte del testatore. Perché un testamento è valido quand’è avvenuta la morte; poiché non ha valore finché vive il testatore” (Ebrei 9:16-17). Ora, considerate attentamente queste parole perché esse gettano molta luce sulle parole che seguono. Difatti, lo scrittore dice che affinché un testamento sia valido bisogna che sia accertata la morte del testatore perché un testamento non è valido fino a che vive il testatore. (Nel caso specifico, il Testamento di Cristo non sarebbe stato valido se Cristo non fosse morto. Dato dunque che Cristo è morto il suo Testamento è valido: ossia dato che Cristo ha sparso il suo sangue per noi il suo Testamento è valido). A questo punto lo scrittore dice: “Ond’è che anche il primo patto non è stato inaugurato senza sangue” (Ebrei 9:18); come dire: non è che solo il secondo patto è stato dedicato con il sangue (in questo caso con il sangue sparso da Cristo) perché anche il primo fu dedicato con del sangue (in questo caso con il sangue di animali). E prosegue spiegando quando fu dedicato questo patto, cioè quando Mosè prese il sangue di vitelli e di becchi e asperse il libro e tutto il popolo, e nella stessa maniera asperse il tabernacolo e tutti i suoi arredi, e poi dice che “secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione” (Ebrei 9:22). Quando dunque, poco dopo, lo scrittore dice: “Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificate con questi mezzi, ma le cose celesti stesse doveano esserlo con sacrificî più eccellenti di questi” (Ebrei 9:23), vuol dire: ‘Per questa ragione era necessario che le cose terrene fossero purificate con il sangue di quegli animali, perché secondo la legge quasi ogni cosa è purificata con sangue (e questa purificazione del tabernacolo e i suoi arredi avvenne dopo la purificazione del popolo). Ma siccome che quelle cose terrene raffiguravano le cose celesti, di conseguenza (dato che quelle celesti sono migliori perché vere ed eterne) le cose celesti dovevano essere purificate con un sangue migliore che è appunto quello di Cristo. E difatti Cristo è entrato nel santuario mediante il suo sangue.
La morte di Cristo fu dunque un’esperienza inevitabile affinché il nuovo patto fosse dedicato, affinché le cose celesti fossero purificate. Perché il nuovo patto doveva essere dedicato sulla base di un sangue migliore di quello degli animali usato per dedicare il primo patto, e le cose celesti dovevano essere purificate con un sacrificio più eccellente di quello degli animali che furono offerti per purificare le cose raffiguranti quelle celesti. Il sangue migliore è quello di Cristo, e il sacrificio più eccellente è quello di Cristo.
Come si può vedere, dunque, affinché Dio potesse concludere il secondo patto era indispensabile la morte di Cristo, perché il nuovo patto sarebbe stato concluso sulla base del sangue di Cristo. Mentre il primo patto fu stabilito da Dio con il popolo sulla base del sangue di animali, il secondo patto Dio lo ha stabilito con noi sulla base del sangue di Cristo. Perché mentre le cose raffiguranti quelle celesti dovevano essere purificate con il sangue di sacrifici di animali, le cose celesti stesse dovevano essere purificate con sacrifici più eccellenti. Ecco dunque perché Cristo dovette morire: per entrare mediante il suo sangue nel cielo stesso, per comparire al cospetto di Dio.
E in riferimento a queste parole dello scrittore agli Ebrei: “Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio” (Ebrei 9:24-26), voglio che notiate questa espressione: “una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio”. Perché? Perché alla luce di queste parole di Pietro: “… sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:18-20 – Nuova Diodati), Cristo è stato manifestato “alla fine dei secoli” vuol dire “negli ultimi tempi”, e questa sua manifestazione era stata preordinata da Dio prima della fondazione del mondo per annullare il peccato con il suo sacrificio. Quindi la Scrittura presenta la morte espiatoria di Cristo come una morte preordinata da Dio.

Non era possibile che Gesù non fosse ucciso dai Giudei

Il giorno della Pentecoste quando Pietro predicò agli astanti disse loro: “Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni” (Atti 2:22-32).
Voglio soffermarmi su quello che Pietro disse a quei Giudei sulla resurrezione di Cristo. Egli disse loro che i Giudei uccisero Gesù “ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto”.
Dunque, Dio risuscitò dai morti Cristo perché non era possibile che Cristo fosse dalla morte ritenuto! Era impossibile perciò che Cristo non risuscitasse! Ma perché questo era impossibile? Lo dice immediatamente dopo l’apostolo quando dice: “Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza”. La ragione dunque era perché Davide aveva, antivedendola, parlato della resurrezione di Cristo. E le parole di Davide citate da Pietro sono del sedicesimo salmo, dove sono scritte così: “Io ho sempre posto l’Eterno davanti agli occhi miei; poich’egli è alla mia destra, io non sarò punto smosso. Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia festeggia; anche la mia carne dimorerà al sicuro; poiché tu non abbandonerai l’anima mia in poter della morte, né permetterai che il tuo santo vegga la fossa” (Salmo 16:8-10). C’era dunque questa Scrittura che doveva adempiersi, e quindi era impossibile che Gesù fosse ritenuto dagli angosciosi legami della morte.
Ma come noi sappiamo, la Scrittura parla anche della morte espiatoria di Cristo, come per esempio quando Isaia dice: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5), per cui è evidente che era impossibile pure che Gesù non fosse ucciso dai Giudei perché Isaia aveva detto quelle parole per lo Spirito ed esse dovevano adempiersi. Notate peraltro che queste parole di Isaia (che visse secoli prima che Cristo venisse nel mondo) parlano della crocifissione di Gesù come se fosse già accaduta. Un’altra conferma dunque che la morte di Cristo fu un’esperienza inevitabile perché la Scrittura l’aveva preannunciata. Esattamente come lo fu la sua resurrezione. Comprendete allora perché il governatore Ponzio Pilato, benché desiderasse liberare Gesù (cfr. Luca 23:20) in quanto dopo averlo in presenza dei Giudei esaminato, non aveva trovato in lui alcuna delle colpe di cui i Giudei l’accusavano (cfr. Luca 23:14) – e difatti disse chiaramente ai Giudei che gli chiedevano con forza di crocifiggerlo: “Ma che male ha egli fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Io dunque, dopo averlo castigato, lo libererò” (Luca 23:22) – alla fine sentenziò che fosse fatto quello che i Giudei chiedevano (cfr. Luca 23:24)? Perché la cosa era diretta da Dio affinché si adempisse quello che Dio aveva detto tramite il profeta Isaia. Se volessimo usare un’espressione simile a quella che usò Pietro il giorno della Pentecoste in merito alla resurrezione di Cristo, potremmo dire che Cristo fu crocifisso perché non era possibile che Egli fosse liberato dal governatore Ponzio Pilato, perché Isaia dice di Lui: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni” (Isaia 53:5). Dio vigilava sulla Sua Parola e impedì che Pilato liberasse Gesù! Gesù doveva essere crocifisso … a questo lo aveva preordinato il Padre prima della fondazione del mondo!
Ecco perché Gesù quando apparve ai due discepoli sulla via di Emmaus disse loro: “O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano” (Luca 24:25-27). Notate che Gesù li rimproverò perché non avevano creduto a tutte le cose che i profeti avevano detto sul Cristo! Perché? Perché quello che i profeti avevano detto era la Parola di Dio, e quindi Dio l’avrebbe certamente adempiuta perché è impossibile che Dio menta. Le parole dei profeti concernenti le sofferenze del Cristo e le glorie che dovevano seguire, si dovevano adempiere. Per cui non credere ai profeti equivale a non credere a Dio. E quindi quei due discepoli si presero quel duro rimprovero da parte di Gesù.
Anche quando Gesù apparve in seguito agli undici e a quelli che erano con loro spiegò loro che aveva dovuto morire e risuscitare, infatti disse loro: “Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno …” (Luca 24:44-46). Le predizioni dei profeti quindi erano considerate da Gesù come dei decreti dell’Altissimo e quindi erano destinati ad adempiersi. E non solo da Gesù, ma anche dagli apostoli, infatti l’apostolo Paolo disse davanti al re Agrippa di avere testimoniato a piccoli e a grandi quello “che i profeti e Mosè hanno detto dover avvenire, cioè: che il Cristo soffrirebbe, e che egli, il primo a risuscitar dai morti, annunzierebbe luce al popolo ed ai Gentili” (Atti 26:22-23).
Le ADI però negano sfacciatamente ciò, infatti sulla pagina Facebook della Chiesa ADI di Collesano (Palermo), in un post del 9 gennaio 2015 dal titolo «Gesù o Barabba?» si legge: «Questo è il titolo del capitolo 27 dal verso 15 al 26.. Sono diversi i protagonisti di questo brano: Gesù, Barabba, Pilato e sua moglie, la folla, i sacerdoti e gli anziani.. Tutti avevevano la possibilità di fare una scelta.. Barabba avrebbe potuto dire di salvare Gesù che è giusto, Pilato avrebbe potuto liberare Gesù, sua moglie avrebbe potuto essere più incisiva nel convincere il marito, la folla avrebbe potuto scegliere di liberare Gesù al posto di Barabba e i sacerdoti e gli anziani avrebbero potuto scegliere di credere in Gesù piuttosto che condannarLo.. Sembrerebbe che Gesù stesse subendo tutte queste scelte contro la Sua Persona, ma, in realtà, se tutti avessero scelto Gesù, il Signore non sarebbe morto per noi sulla croce, salvandoci dal peccato, dalla morte e dal diavolo.. Gesù ha, quindi, scelto di morire per te perché sapeva che da solo tu non ce l’avresti fatta!» (https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=324762404384598&id=302580513269454).
Ma come si fa ad affermare che sembrerebbe che Gesù stesse subendo tutte queste scelte contro la Sua Persona, quando la Scrittura dice chiaramente che quelle cose erano state predeterminate da Dio e dovevano quindi avvenire? Come si fa ad affermare che Gesù scelse di morire per noi perché sapeva che noi da soli non ce l’avremmo fatta, quando la Scrittura dice che Gesù fu preordinato a morire per i nostri peccati, e quindi Gesù ubbidì ad un ordine di Dio, e non fu una sua libera scelta, cioè non fu Gesù a decidere di morire ma Dio decise che Gesù doveva morire? Pilato avrebbe potuto liberare Gesù? Ma di quale Pilato parlano? Di un Pilato che si sono inventati loro, perché il Pilato di cui parla la Scrittura non poteva liberare Gesù!

La morte di Cristo è legata ad un giuramento fatto da Dio

Davide sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo disse Pietro il giorno della Pentecoste ai Giudei (cfr. Atti 2:30-31).
Per cui la resurrezione di Cristo era impossibile che non accadesse perché Dio aveva giurato a Davide che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti. Questa promessa di Dio fatta a Davide con giuramento è scritta nei Salmi in questi termini: “L’Eterno ha fatto a Davide questo giuramento di verità, e non lo revocherà: Io metterò sul tuo trono un frutto delle tue viscere” (Salmo 132:11). E difatti l’angelo Gabriele quando apparve a Maria, le disse: “Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande, e sarà chiamato Figliuol dell’Altissimo, e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre” (Luca 1:31-32). Dunque la resurrezione di Cristo è legata a quel giuramento che Dio fece a Davide.
Adesso vediamo un altro giuramento fatto da Dio; quello che fece al Suo Figliuolo, dicendogli: “L’Eterno l’ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedec” (Salmo 110:4). Dunque, Dio ha costituito Gesù Sommo Sacerdote con un giuramento. Ma affinché Gesù diventasse Sommo Sacerdote era necessario che fosse reso perfetto da Dio per via di sofferenze (cfr. Ebrei 2:10), e siccome era stato costituito Sommo Sacerdote anche lui aveva da offrire qualcosa, e infatti dovette offrire il suo corpo in sacrificio per le nostre colpe (cfr. Ebrei 10:10). E quindi la sua morte espiatoria fu indispensabile e inevitabile proprio in virtù del giuramento che Dio aveva fatto di costituirlo Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec.

La morte dei due testimoni … anche quella una morte preordinata da Dio

Per confermarvi che queste Chiese dicono il falso quando affermano che la morte di Gesù non fu preordinata da Dio, prenderò l’esempio dei due testimoni che devono venire prima del ritorno di Cristo, che noi sappiamo saranno uccisi, peraltro nella stessa città dove è stato ucciso Gesù.
Ecco quello che è scritto: “E io darò ai miei due testimoni di profetare, ed essi profeteranno per milleduecentosessanta giorni, vestiti di cilicio. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno nel cospetto del Signor della terra. E se alcuno li vuole offendere, esce dalla lor bocca un fuoco che divora i loro nemici; e se alcuno li vuole offendere bisogna ch’ei sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà. E i loro corpi morti giaceranno sulla piazza della gran città, che spiritualmente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il Signor loro è stato crocifisso. E gli uomini dei varî popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro corpi morti per tre giorni e mezzo, e non lasceranno che i loro corpi morti siano posti in un sepolcro. E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra. E in capo ai tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro, ed essi si drizzarono in piè e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una gran voce dal cielo che diceva loro: Salite qua. Ed essi salirono al cielo nella nuvola, e i loro nemici li videro” (Apocalisse 11:3-12).
Possiamo noi dire che i due testimoni saranno uccisi dalla bestia che sale dall’abisso, perché lo vorranno loro? No, perché queste parole: “E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà” (Apocalisse 11:7) sono parole di Dio che a suo tempo Dio manderà ad effetto, compiendo su questi suoi due servitori il suo decreto, che è quello che essi muoiano uccisi dalla bestia che sale dall’abisso. Non dipenderà dalla loro volontà, ma dalla volontà di Dio. Anche in questo caso dunque bisogna parlare di una morte che è stata preordinata da Dio.
In questo caso questi due servitori di Dio saranno uccisi dalla bestia che sale dall’abisso, invece nel caso di Gesù egli fu ucciso dai Giudei, perché così aveva predetto Iddio tramite il profeta Zaccaria: “E spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; ed essi riguarderanno a me, a colui ch’essi hanno trafitto, e ne faran cordoglio come si fa cordoglio per un figliuolo unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito” (Zaccaria 12:10). Chi sono coloro che lo spirito di Cristo dice per bocca di Zaccaria che riguarderanno a lui, a lui che essi hanno trafitto? Sono quelli della casa di Davide, gli abitanti di Gerusalemme! E così infatti avvenne, i Giudei uccisero Gesù. Infatti l’apostolo Pietro il giorno della Pentecoste, disse ai Giudei queste parole: “Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme … Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:14,22-23), ed ai Giudei che a Gerusalemme accorsero al portico detto di Salomone dopo la guarigione dello zoppo disse: “L’Iddio d’Abramo, d’Isacco e di Giacobbe, l’Iddio de’ nostri padri ha glorificato il suo Servitore Gesù, che voi metteste in man di Pilato e rinnegaste dinanzi a lui, mentre egli avea giudicato di doverlo liberare. Ma voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti; del che noi siamo testimoni. … Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori. Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera” (Atti 3:13-15,17-18). Notate come l’apostolo Pietro accusa i Giudei di avere ucciso Gesù, ma dice anche che quello che essi fecero lo fecero perché Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i suoi profeti che il suo Cristo doveva soffrire, e quello che aveva preannunciato lo ha adempiuto in questa maniera. Queste parole sono dunque di grande importanza: “Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera”, perché attestano in maniera chiara che la morte di Gesù fu preannunciata da Dio e fu da Dio adempiuta nella maniera in cui sappiamo, cioè facendo sì che i Giudei uccidessero Gesù.
A proposito del fatto che i Giudei uccisero Gesù colgo l’occasione per dirvi che in seno alle ADI c’è chi professa anche la falsa dottrina secondo cui non furono gli Ebrei ad uccidere Gesù, infatti il primo Aprile 2017 presso il locale di culto ADI di Via Susanna a Catania, il pastore Luc Henrist, parlando degli Ebrei, ha detto che l’idea che gli Ebrei hanno ucciso Gesù è una falsa idea, infatti ha affermato: «Tanta gente pensa per esempio che gli Ebrei hanno ammazzato Gesù. Se leggiamo bene la Bibbia vediamo che non sono gli Ebrei ad avere messo Gesù sulla croce, erano i soldati romani» (2017-04-01 Luc Henrist – https://youtu.be/A8fhoVSoHKw). Idea falsa quella che sostiene che gli Ebrei hanno ucciso Gesù? No, semmai l’idea falsa è quella che sostiene che gli Ebrei non hanno ucciso Gesù, infatti come abbiamo visto prima l’apostolo Pietro in due circostanze accusò con ogni franchezza i Giudei di avere ucciso Gesù. Ma c’è ancora un’altra circostanza in cui Pietro lanciò questa accusa ai Giudei, e fu quando disse ai capi sacerdoti e agli anziani (che erano Ebrei): “… se siamo oggi esaminati circa un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com’è che quest’uomo è stato guarito, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele che ciò è stato fatto nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; in virtù d’esso quest’uomo comparisce guarito, in presenza vostra” (Atti 4:9-10). Ed a Pietro aggiungiamo Stefano che davanti al Sinedrio giudaico disse: “Gente di collo duro e incirconcisa di cuore e d’orecchi, voi contrastate sempre allo Spirito Santo; come fecero i padri vostri, così fate anche voi. Qual dei profeti non perseguitarono i padri vostri? E uccisero quelli che preannunziavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete stati i traditori e gli uccisori” (Atti 7:51-52), e l’apostolo Paolo, anche lui ebreo come Pietro, che dice ai Tessalonicesi che i Giudei “hanno ucciso e il Signor Gesù e i profeti” (1 Tessalonicesi 2:15). Dunque, fratelli, credete a quello che sta scritto, e rigettate questa ennesima menzogna insegnata nelle ADI.

Dio decretò il tipo di morte che doveva patire Gesù

Dio non soltanto preordinò che Gesù doveva morire ucciso dai Giudei, ma anche in che modo doveva morire, cioè trafitto. Infatti Davide aveva detto: “Poiché cani m’han circondato; uno stuolo di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi” (Salmo 22:16), e il profeta Isaia aveva detto: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5).
Gesù infatti morì crocifisso e non lapidato, come invece secondo la legge di Mosè andavano uccisi i bestemmiatori (secondo che disse Dio: “E chi bestemmia il nome dell’Eterno dovrà esser messo a morte; tutta la raunanza lo dovrà lapidare. Sia straniero o nativo del paese, quando bestemmi il nome dell’Eterno, sarà messo a morte” Levitico 24:16), perché quello fu il tipo di morte che Dio scelse per il Suo Figliuolo. Gesù in alcune occasioni fu sul punto di essere lapidato dai Giudei (cfr. Giovanni 8:59;10:31), ma la lapidazione non avvenne proprio perché non era quella la morte che Gesù doveva patire per ordine di Dio. Dio quindi impedì che Gesù morisse lapidato perché Gesù non doveva morire lapidato, ma immolato sulla croce! Considerate questo, che quando Gesù comparve davanti a Ponzio Pilato, quando Pilato disse ai Giudei. “Pigliatelo voi, e giudicatelo secondo la vostra legge. I Giudei gli dissero: A noi non è lecito far morire alcuno. E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù avea detta, significando di qual morte dovea morire” (Giovanni 18:31-32). I Giudei, quindi, benché fossero autorizzati dalla legge di Mosè a lapidare i bestemmiatori – e Gesù per gli Ebrei indurati ed accecati da Dio era un bestemmiatore – si rifiutarono di lapidarlo, come Pilato aveva suggerito loro di fare, perché Gesù doveva morire crocifisso, questa era la morte che Gesù doveva patire, ed era la morte che i romani infliggevano ai malfattori.
E Gesù sapeva che era questa la morte che il Padre aveva decretato per lui, infatti quando venne quella voce dal cielo che disse: “E l’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!”, Gesù disse ai Giudei: “Questa voce non s’è fatta per me, ma per voi. Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me. Così diceva per significare di qual morte dovea morire” (Giovanni 12:30-33). Notate che Gesù dicendo “quando sarò innalzato dalla terra” intese dire ‘quando sarà crocifisso o appeso al legno’, infatti ricordatevi che Gesù aveva predetto la sua crocifissione in termini simili quando aveva detto a Nicodemo: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna” (Giovanni 3:14-15). Il serpente di rame era stato messo sopra un’antenna, e così anche Gesù fu appeso ad un legno.
Ma perché Gesù doveva morire appiccato ad un legno? Perché doveva diventare maledizione per noi e riscattarci così dalla maledizione della legge, infatti Paolo dice ai Galati che “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno), affinché la benedizione d’Abramo venisse sui Gentili in Cristo Gesù, affinché ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso” (Galati 3:13-14). Oh, quanto grande è la sapienza di Dio!
A proposito di questo argomento, vi ricordo che Dio decretò pure il tipo di morte che doveva fare l’apostolo Pietro, infatti quando Gesù apparve ai suoi discepoli disse a Pietro: “In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani, e un’altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti” (Giovanni 21:18), e Giovanni a proposito di queste parole afferma: “Or disse questo per significare con qual morte egli glorificherebbe Iddio” (Giovanni 21:19)

Dio decretò il giorno della morte di Gesù

E poi Gesù fu crocifisso il giorno che volle Dio, perché “per tutto v’è il suo tempo, v’è il suo momento per ogni cosa sotto il cielo: un tempo per nascere e un tempo per morire … Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo” (Ecclesiaste 3:1-2,11). Fu Dio dunque ad avere il totale controllo sulla morte di Gesù, perché fu Lui a decretarla e fece sì che si adempisse in quella maniera e in quel preciso giorno, che possiamo definire, usando un’espressione di Paolo, il tempo prestabilito dal Padre (cfr. Galati 4:2).

Dio decretò di fare morire Gesù assieme a dei malfattori

Nella notte in cui fu tradito Gesù disse ai suoi discepoli: “ …chi ha una borsa la prenda; e parimente una sacca; e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Poiché io vi dico che questo che è scritto deve esser adempito in me: Ed egli è stato annoverato tra i malfattori. Infatti, le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi” (Luca 22:36-37), e difatti poi lo crocifissero in mezzo a due malfattori, secondo che è scritto: “E con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. E si adempié la Scrittura che dice: Egli è stato annoverato fra gli iniqui” (Marco 15:27-28)

Dio usò i suoi nemici per adempiere quello che aveva detto sulle sofferenze del Suo Cristo

Come abbiamo visto poco fa, l’apostolo Pietro dopo avere detto ai Giudei che essi avevano ucciso il Principe della vita, disse loro: “Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori. Ma quello che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo soffrirebbe, Egli l’ha adempiuto in questa maniera” (Atti 3:17-18).
L’apostolo Paolo invece, sempre parlando a dei Giudei, disse loro: “Fratelli miei, figliuoli della progenie d’Abramo, e voi tutti che temete Iddio, a noi è stata mandata la parola di questa salvezza. Poiché gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, avendo disconosciuto questo Gesù e le dichiarazioni de’ profeti che si leggono ogni sabato, le adempirono, condannandolo. E benché non trovassero in lui nulla che fosse degno di morte, chiesero a Pilato che fosse fatto morire. E dopo ch’ebber compiute tutte le cose che erano scritte di lui, lo trassero giù dal legno, e lo posero in un sepolcro” (Atti 13:26-29).
Notate come lo stesso evento è presentato in modi diversi, infatti Pietro dice che Dio adempì quello che aveva preannunciato per bocca di tutti i suoi profeti, cioè che il Cristo soffrirebbe; mentre Paolo dice che gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi adempirono le dichiarazioni dei profeti condannando Gesù, e poi che compirono tutte le cose che erano scritte del Cristo. Per cui possiamo dire che i Giudei nell’uccidere Gesù, adempirono, senza saperlo, le cose scritte. E che Dio si usò di essi affinché si adempissero. Dio regna!

Non poteva non essere ucciso

Per spiegarvi mediante la Scrittura che Gesù Cristo non poteva non essere ucciso dai Giudei, voglio citarvi e spiegarvi queste parole di Giovanni: “E sebbene avesse fatto tanti miracoli in loro presenza, pure non credevano in lui; affinché s’adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto a quel che ci è stato predicato? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore? Perciò non potevano credere, per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani” (Giovanni 12:37-40).
Ora, i Giudei non potevano credere per la ragione detta da Isaia, che è questa: “Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano, e io non li sani”, parole scritte dal profeta Isaia secoli prima della venuta di Gesù Cristo! Eppure Giovanni dice che in quel tempo si stavano adempiendo, infatti i Giudei non potevano credere perché Dio aveva accecato gli occhi loro e indurato i loro cuori affinché non vedessero e non intendessero con il cuore e non si convertissero! Dunque, Giovanni attribuiva a Dio un’opera di accecamento e di induramento nei confronti dei Giudei mentre Gesù era sulla terra, opera di cui aveva parlato il profeta Isaia secoli prima. Questo significa che quell’opera era stata non solo preannunciata da Dio ma anche predeterminata, perché poi Dio ha eseguito quello che aveva preannunciato.
Se dunque prendiamo ciò che i profeti hanno detto su quello che doveva accadere a Cristo, sul fatto che doveva essere ucciso, è evidente che la sua morte per crocifissione fu inevitabile. Potremmo dire che Gesù non poteva non essere ucciso dai Giudei, per la ragione detta da Isaia: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità” (Isaia 53:5). Dio aveva determinato che avvenisse così, e così avvenne … esattamente come nel caso del non credere in Gesù da parte dei Giudei. I Giudei non potevano non uccidere Gesù, perché Dio li indurì e accecò affinché adempissero le dichiarazioni dei profeti.

Dio diede al Figliuolo anche il calice

La Scrittura dice che il Padre diede al Suo Figliuolo ogni cosa, secondo che è scritto: “Il Padre ama il Figliuolo, e gli ha dato ogni cosa in mano” (Giovanni 3:35); d’avere vita in se stesso, secondo che è scritto: “Perché come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figliuolo d’aver vita in se stesso” (Giovanni 5:26); le sue pecore, secondo che è scritto: “Le mie pecore ascoltano la mia voce, e io le conosco, ed esse mi seguono; e io do loro la vita eterna, e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date, è più grande di tutti; e nessuno può rapirle di mano al Padre” (Giovanni 10:27-29), “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola” (Giovanni 17:6), “Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu m’hai dati, affinché siano uno, come noi” (Giovanni 17:11); le parole che ci ha dato, secondo che è scritto: “le parole che tu mi hai date, le ho date a loro” (Giovanni 17:8); di compiere delle opere, secondo che è scritto: “Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha dato a compiere, quelle opere stesse che io fo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (Giovanni 5:36); un regno, secondo che è scritto: “Or voi siete quelli che avete perseverato meco nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni, giudicando le dodici tribù d’Israele” (Luca 22:28-30); la gloria, secondo che è scritto: “E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno” (Giovanni 17:22); autorità di giudicare, secondo che è scritto: “gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figliuol dell’uomo” (Giovanni 5:27); tutto il giudicio, secondo che è scritto: “Oltre a ciò, il Padre non giudica alcuno, ma ha dato tutto il giudicio al Figliuolo, affinché tutti onorino il Figliuolo come onorano il Padre” (Giovanni 5:22-23); ogni potestà in cielo e in terra, secondo che disse Gesù ai suoi discepoli dopo essere risorto: “Ogni potestà m’è stata data in cielo e sulla terra” (Matteo 28:18).
Ma a tutte queste cose va aggiunto anche il calice, infatti Gesù quando fu arrestato disse a Pietro che con la spada aveva percosso il servo del sommo sacerdote recidendogli l’orecchio destro: “Rimetti la spada nel fodero; non berrò io il calice che il Padre mi ha dato? (Giovanni 18:11), e Gesù sapeva che doveva bere quel calice infatti aveva detto ai suoi discepoli Giacomo e Giovanni, figliuoli di Zebedeo: “Potete voi bere il calice che io sto per bere?” (Matteo 20:22; cfr. Marco 10:35).

“E’ lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” … e così è avvenuto!

In merito alla nascita di Cristo, Matteo scrive: “Or la nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe; e prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo. E Giuseppe, suo marito, essendo uomo giusto e non volendo esporla ad infamia, si propose di lasciarla occultamente. Ma mentre avea queste cose nell’animo, ecco che un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: Giuseppe, figliuol di Davide, non temere di prender teco Maria tua moglie; perché ciò che in lei è generato, è dallo Spirito Santo. Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati. Or tutto ciò avvenne, affinché si adempiesse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figliuolo, al quale sarà posto nome Emmanuele, che, interpretato, vuol dire: «Iddio con noi». E Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli avea comandato, e prese con sé sua moglie; e non la conobbe finch’ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù” (Matteo 1:18-25).
Le seguenti parole dell’angelo a Giuseppe “Ed ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati” sono di importanza capitale per capire che Cristo era stato preordinato a salvarci dai nostri peccati. Considerate che Gesù era ancora nel grembo di Maria, e quindi ancora non era nato, eppure un angelo di Dio parlando da parte di Dio a Giuseppe gli preannunciò che Gesù avrebbe salvato il suo popolo dai loro peccati! E come avrebbe procurato questa salvezza se non spargendo il suo sangue sulla croce? Infatti nel libro dell’Apocalisse leggiamo che Cristo “ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue” (Apocalisse 1:5)
Simeone confermerà ciò, usando però altri termini, infatti quando prese in braccio il bambino Gesù e benedisse Iddio, disse queste parole: “Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola; poiché gli occhi miei han veduto la tua salvezza, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli per esser luce da illuminar le genti, e gloria del tuo popolo Israele” (Luca 2:29-32). Notate come Simeone chiamò Gesù «la salvezza di Dio». E non aveva forse detto Dio tramite il profeta Isaia: “Io faccio avvicinare la mia giustizia; essa non è lungi, e la mia salvezza non tarderà; io porrò la salvezza in Sion, e la mia gloria sopra Israele” (Isaia 46:13), ed anche: “La mia giustizia è vicina, la mia salvezza sta per apparire” (Isaia 51:5)? Per cui Gesù, essendo la salvezza di Dio che era stata promessa, venne perché Dio lo fece venire in quanto aveva prestabilito la salvezza dai peccati in Lui, salvezza che Cristo acquistò spargendo il suo sangue sulla croce.
Quindi, ancora una volta, diciamo che la morte di Cristo fu una morte inevitabile, perché predeterminata da Dio.

Quello che Dio predice è stato da Lui decretato dover avvenire … così anche ciò che predisse sulla morte del Cristo

Quando Dio predice qualcosa ciò vuol dire che Egli ha determinato innanzi che quella cosa avvenga, in altre parole le cose che Lui fa conoscere prima che avvengano non sono altro che suoi decreti, e spesso ne parla come se le cose fossero già avvenute. Sono i suoi decreti, i suoi disegni, che Lui forma in sé stesso molto tempo prima che accadano, e poi li manda ad effetto, secondo che Egli dice: “Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:11). Ecco alcune predizioni fatte da Dio di eventi che poi si sono puntualmente verificati.
Il diluvio – Dio disse a Noè quando gli preannunciò il diluvio: “Nei miei decreti, la fine d’ogni carne è giunta; poiché la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece, di dentro e di fuori. Ed ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l’altezza, di trenta cubiti. Farai all’arca una finestra, in alto, e le darai la dimensione d’un cubito; metterai la porta da un lato, e farai l’arca a tre piani: uno da basso, un secondo e un terzo piano. Ed ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere di sotto i cieli ogni carne in cui è alito di vita; tutto quello ch’è sopra la terra, morrà. Ma io stabilirò il mio patto con te; e tu entrerai nell’arca: tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie e le mogli de’ tuoi figliuoli con te. E di tutto ciò che vive, d’ogni carne, fanne entrare nell’arca due d’ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo le loro specie del bestiame secondo le sue specie, e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due d’ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita. E tu prenditi d’ogni cibo che si mangia, e fattene provvista, perché serva di nutrimento a te e a loro’ (Genesi 6:13-21). Come potete vedere, Dio parlò di Suoi decreti, tra i quali c’era pure la distruzione di ogni carne sopra la terra. In un Dizionario della lingua italiana alla voce ‘decreto’ si legge tra le altre cose anche questa definizione ‘disposizione, deliberazione di una volontà divina’, e su una Enciclopedia invece si legge: ‘Ciò che è stabilito da una volontà o forza superiore all’uomo’. E’ evidente dunque che il diluvio fu qualcosa innanzi determinato da Dio.
I sette anni di abbondanza e i sette anni di carestia ai giorni di Faraone – Quando Giuseppe si presentò dinnanzi a Faraone per interpretargli i sogni che questo aveva avuto, nell’interpretazione che comunicò a Faraone gli disse: “Ciò che Faraone ha sognato è una stessa cosa. Iddio ha significato a Faraone quello che sta per fare. Le sette vacche belle sono sette anni, e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno. E le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale saranno sette anni di carestia. Questo è quel che ho detto a Faraone: Iddio ha mostrato a Faraone quello che sta per fare. Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto; e dopo, verranno sette anni di carestia; e tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto, e la carestia consumerà il paese. E uno non si accorgerà più di quell’abbondanza nel paese, a motivo della carestia che seguirà; perché questa sarà molto aspra. E l’essersi il sogno replicato due volte a Faraone vuol dire che la cosa è decretata da Dio, e che Dio l’eseguirà tosto” (Genesi 41:25-32). Anche in questo caso, si parla di un decreto di Dio, che Dio ha preannunciato a qualcuno, ed anche questa volta c’è un giudizio di Dio (preceduto però da sette anni di benedizione divina).
L’umiliazione inflitta da Dio a Nebucadnetsar e il suo ravvedimento – La Scrittura dice che un giorno il re Nebucadnetsar ebbe un sogno che lo spaventò, e allora lui chiamò a sè i magi, gl’incantatori, i Caldei e gli astrologi, ai quali raccontò il sogno, ma essi non poterono fargli conoscere l’interpretazione. Alla fine si presentò davanti a lui Daniele, al quale raccontò il sogno e il quale gli diede l’interpretazione di esso. Ecco cosa gli disse Daniele: “L’albero che il re ha visto, ch’era divenuto grande e forte, la cui vetta giungeva al cielo e che si vedeva da tutti i punti della terra, l’albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante e in cui era nutrimento per tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e fra i cui rami dimoravano gli uccelli del cielo, sei tu, o re; tu, che sei divenuto grande e forte, la cui grandezza s’è accresciuta e giunge fino al cielo, e il cui dominio s’estende fino alle estremità della terra. E quanto al santo Vegliante che hai visto scendere dal cielo e che ha detto: – Abbattete l’albero e distruggetelo, ma lasciatene in terra il ceppo delle radici, in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché sian passati sopra di lui sette tempi – eccone l’interpretazione, o re; è un decreto dell’Altissimo, che sarà eseguito sul re mio signore: tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie de’ campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole. E quanto all’ordine di lasciare il ceppo delle radici dell’albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il cielo domina. Perciò, o re, ti sia gradito il mio consiglio! Poni fine ai tuoi peccati con la giustizia, e alle tue iniquità con la compassione verso gli afflitti; e, forse, la tua prosperità potrà esser prolungata’ (Daniele 4:20-27). Come si può vedere, Dio annunciò a quel re quello che gli avrebbe fatto, che Daniele chiamò “un decreto dell’Altissimo”. Notate inoltre che Dio aveva decretato non solo che il re doveva essere cacciato di fra gli uomini e la sua dimora doveva essere con le bestie de’ campi, e doveva essergli data a mangiare dell’erba come ai buoi ed essere bagnato dalla rugiada del cielo, ma anche che alla fine dei sette tempi il regno gli doveva essere restituito perché avrebbe riconosciuto che il cielo domina. E le cose avvennero esattamente come Dio aveva innanzi detto (cfr. Daniele 4:29-37). Ma non è abbastanza chiaro che ciò che avvenne a Nebucadnetsar era stato predeterminato da Dio e non poteva non accadere?
Veniamo ora alla predizione della morte di Cristo, così come la troviamo nel libro del profeta Isaia.
Disse Isaia secoli prima della venuta di Gesù: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità …. Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch’egli era strappato dalla terra de’ viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo? Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze né v’era stata frode nella sua bocca. Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani. … Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino coi potenti, perché ha dato se stesso alla morte, …. “ (Isaia 53:5,8-10,12).
Notate come la morte del Cristo fu predetta come se fosse già accaduta. Anche in questo caso dunque siamo di fronte ad un decreto dell’Altissimo. Ecco perché gli antichi discepoli credevano che quello che era accaduto a Gesù era stato innanzi determinato da Dio. Ascoltate cosa dissero in una preghiera rivolta a Dio: “Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; Colui che mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servitore Davide, ha detto: Perché hanno fremuto le genti, e hanno i popoli divisate cose vane? I re della terra si son fatti avanti, e i principi si son raunati assieme contro al Signore, e contro al suo Unto. E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:24-28).
Su queste parole voglio che notiate questo, che i discepoli credevano che tutte le cose che erano state fatte contro Gesù da Erode, Ponzio Pilato, insieme con i Gentili e tutto il popolo d’Israele, erano avvenute perché Dio aveva innanzi determinato che avvenissero, perché Davide aveva detto da parte di Dio sospinto dallo Spirito Santo queste parole: “Perché tumultuano le nazioni, e meditano i popoli cose vane? I re della terra si ritrovano e i principi si consigliano assieme contro l’Eterno e contro il suo Unto, dicendo: Rompiamo i loro legami e gettiam via da noi le loro funi” (Salmo 2:1-3). Questo mostra che i discepoli antichi consideravano l’adempimento della Scrittura, come l’adempimento da parte di Dio di qualcosa che Lui aveva innanzi determinato. Per cui per i discepoli «E’ scritto» equivaleva a dire «Era stato innanzi determinato da Dio che avvenisse questo» nel caso la Scrittura si fosse già adempiuta, e «E’ stato innanzi determinato da Dio che avverrà questo» nel caso la Scrittura non si fosse ancora adempiuta e ne aspettavano l’adempimento.
Per cui i discepoli antichi credevano che Gesù era stato ucciso dai Giudei per il determinato consiglio di Dio: così doveva accadere, e così accadde. E’ confermato dunque: la morte di Gesù fu un’esperienza inevitabile! Al bando le ciance dunque!
Io sono persuaso che quando i suoi discepoli compresero che quelle cose avvenute a Gesù erano state innanzi determinate da Dio, essi ebbero modo di riflettere anche su queste parole che Dio pronunciò per mezzo di Isaia: “Già da lungo tempo io ho preparato queste cose, da tempi antichi ne ho formato il disegno. Ed ora le faccio accadere …” (Isaia 37:26)
I ribelli invece, cioè quelli che rifiutano di credere che tutte quelle cose avvennero a Gesù per il determinato consiglio di Dio, non volgono lo sguardo a Colui che ha fatto queste cose, e non vedono Colui che da lungo tempo le ha preparate (cfr. Isaia 22:11), perché sono ciechi.

Tutte le cose scritte …

Come noi sappiamo, Gesù Cristo predisse la distruzione di Gerusalemme che avvenne nell’anno 70 dopo Cristo per opera dell’esercito romano capeggiato dal generale Tito, e la predisse in questi termini: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi de’ Gentili siano compiuti” (Luca 21:20-24). Notate i particolari che Gesù predisse di quella vendetta di Dio, che si adempirono poi tutti quanti alla lettera.
Ma voglio che notiate anche che Gesù esortò i suoi discepoli – quando questi avrebbero visto Gerusalemme circondata d’eserciti – a fare delle cose ben precise: quelli che erano in Giudea dovevano fuggire ai monti, quelli che erano nella città dovevano dipartirsi, e quelli che erano in campagna non dovevano entrare nella città. Erano degli ordini perentori. Perché questa perentorietà? Perché Gesù sapeva che quelli erano giorni di vendetta, in cui Dio avrebbe esercitato la sua vendetta su Gerusalemme adempiendo così tutte le cose che erano scritte. Dunque la vendetta di Dio era inevitabile. Gesù dunque credeva che tutte le cose scritte in relazione alla vendetta di Dio su Gerusalemme si sarebbero compiute, perché Dio aveva innanzi determinato che avvenissero.
Gesù credeva la stessa cosa di tutte le cose che erano state scritte in merito alla sua morte e alla sua resurrezione, infatti Luca dice: “Poi, presi seco i dodici, disse loro: Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e saranno adempiute rispetto al Figliuol dell’uomo tutte le cose scritte dai profeti; poiché egli sarà dato in man de’ Gentili, e sarà schernito ed oltraggiato e gli sputeranno addosso; e dopo averlo flagellato, l’uccideranno; ma il terzo giorno risusciterà” (Luca 18: 31-32). Dunque, Gesù considerò la sua morte per crocifissione inevitabile, esattamente come la vendetta su Gerusalemme.
Gesù dette per scontato in ambedue i casi, che le cose sarebbero andate esattamente come erano scritte … e difatti così avvenne!
A proposito di quella sciagura che piombò su Gerusalemme, voglio dire anche questo, e cioè che l’autore fu Dio. Infatti è scritto: “Una sciagura piomba ella sopra una città, senza che l’Eterno ne sia l’autore?” (Amos 3:6), ed anche: “L’abitatrice di Marot è dolente per i suoi beni, perché una sciagura è scesa da parte dell’Eterno fino alla porta di Gerusalemme” (Michea 1:12).
D’altronde, ai giorni di Mosè, Dio aveva detto agli Israeliti che gli sarebbe accaduto questo se non lo avessero ascoltato: “L’Eterno farà muover contro di te, da lontano, dalle estremità della terra, una nazione, pari all’aquila che vola: una nazione della quale non intenderai la lingua, una nazione dall’aspetto truce, che non avrà riguardo al vecchio e non avrà mercé del fanciullo; che mangerà il frutto del tuo bestiame e il frutto del tuo suolo, finché tu sia distrutto, e non ti lascerà di resto né frumento, né mosto, né olio, né parti delle tue vacche e delle tue pecore, finché t’abbia fatto perire. E t’assedierà in tutte le tue città, finché in tutto il tuo paese cadano le alte e forti mura nelle quali avrai riposto la tua fiducia. Essa ti assedierà in tutte le tue città, in tutto il paese che l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà dato. … E avverrà che come l’Eterno prendeva piacere a farvi del bene e moltiplicarvi, così l’Eterno prenderà piacere a farvi perire e a distruggervi; e sarete strappati dal paese del quale vai a prender possesso. L’Eterno ti disperderà fra tutti i popoli, da un’estremità della terra sino all’altra; e là servirai ad altri dèi, che né tu né i tuoi padri avete mai conosciuti: al legno e alla pietra. E fra quelle nazioni non avrai requie, e non vi sarà luogo di riposo per la pianta de’ tuoi piedi; ma l’Eterno ti darà quivi un cuor tremante, degli occhi che si spegneranno e un’anima languente. La tua vita ti starà dinanzi come sospesa; tremerai notte e giorno, e non sarai sicuro della tua esistenza. La mattina dirai: ‘Fosse pur sera!’ e la sera dirai: ‘Fosse pur mattina!’ a motivo dello spavento ond’avrai pieno il cuore, e a motivo delle cose che vedrai cogli occhi tuoi. E l’Eterno ti farà tornare in Egitto su delle navi, per la via della quale t’avevo detto: ‘Non la rivedrai mai più!’ E là sarete offerti in vendita ai vostri nemici come schiavi e come schiave, e mancherà il compratore!” (Deuteronomio 28:49-52,63-68), per cui non c’è niente di cui meravigliarsi o scandalizzarsi nel sentire dire che fu Dio a causare quella sciagura che piombò su Gerusalemme nell’anno 70.
Gesù dunque nel momento che disse che tutte le cose che erano scritte si sarebbero adempiute su Gerusalemme, intese anche dire che Dio le avrebbe adempiute, e che quindi Dio sarebbe stato l’autore di quella sciagura su Gerusalemme.

Cristo fu prestabilito come propiziazione

L’apostolo Giovanni afferma: “In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Iddio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati” (1 Giovanni 4:10), e lo ha mandato in quanto lo aveva preordinato ad essere ciò, infatti l’apostolo Paolo dice ai santi di Roma: “Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù; il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù” (Romani 3:21-26). Ecco, perché ribadiamo che la morte di Cristo, essendo una morte propiziatoria fu prestabilita da Dio avanti la fondazione del mondo.
E questa morte propiziatoria fu da Gesù subita nel tempo prestabilito dal Padre, che la Scrittura definisce la pienezza dei tempi, secondo che Paolo dice ai santi della Galazia: ““Or io dico: Fin tanto che l’erede è fanciullo, non differisce in nulla dal servo, benché sia padrone di tutto; ma è sotto tutori e curatori fino al tempo prestabilito dal padre. Così anche noi, quando eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servitù sotto gli elementi del mondo; ma quando giunse la pienezza de’ tempi, Iddio mandò il suo Figliuolo, nato di donna, nato sotto la legge, per riscattare quelli che erano sotto la legge, affinché noi ricevessimo l’adozione di figliuoli. (Galati 4:1-5)

La morte di Cristo non poteva non essere prestabilita prima della fondazione del mondo

La morte di Cristo non poteva non essere prestabilita prima della fondazione del mondo, perché noi siamo stati eletti a salvezza prima della fondazione del mondo (cfr. 2 Tessalonicesi 2:13; Efesini 1:4), e la salvezza è in Cristo Gesù (cfr. 2 Timoteo 2:10). In altre parole, Dio non poteva prestabilire la nostra salvezza senza prestabilire anche il Salvatore che doveva salvarci dai nostri peccati con il suo sangue. Questo ragionamento è dettato dalla logica, e si accorda perfettamente con il modo di agire di Dio.
Se Dio prestabilì Ciro re di Persia per fare tornare gli esuli in Israele dopo settant’anni di cattività, quando ancora Ciro non era neppure nato, secondo che disse Dio tramite il profeta Isaia: “… io dico di Ciro: ‘Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: ‘Sarai ricostruita!’ e al tempio: ‘Sarai fondato!’. Così parla l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare dinanzi a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui le porte, sì che niuna gli resti chiusa. Io camminerò dinanzi a te, e appianerò i luoghi scabri; frantumerò le porte di rame, e spezzerò le sbarre di ferro; ti darò i tesori occulti nelle tenebre, e le ricchezze nascoste in luoghi segreti, affinché tu riconosca che io sono l’Eterno che ti chiama per nome, l’Iddio d’Israele. Per amor di Giacobbe, mio servo, e d’Israele, mio eletto, io t’ho chiamato per nome, t’ho designato con speciale favore, quando non mi conoscevi. […] Io ho suscitato Ciro, nella mia giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli riedificherà la mia città, e rimanderà liberi i miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice l’Eterno degli eserciti” (Isaia 44:28; 45:1-4,13); se Dio prestabilì Geremia come profeta delle nazioni quando ancora Geremia non era neppure nato, secondo che gli disse Dio: “‘Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:5); come si può pensare che Dio non abbia prestabilito il Suo Figliuolo a liberarci dai nostri peccati con il suo sangue? E difatti non possiamo pensarlo perché la Scrittura afferma: “tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù; il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso” (Romani 3:23-25)
Dio dunque ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per essere la propiziazione dei nostri peccati, avendolo prestabilito tale prima della fondazione del mondo.

Quando Dio stabilisce qualcosa

Nella storia del re Davide leggiamo che quando fu costretto a fuggire da Gerusalemme perché Absalom era insorto contro di lui, Dio rese vano il buon consiglio di Ahitofel per fare cadere la sciagura su Absalom. E’ scritto infatti: “Allora Absalom disse ad Ahitofel: ‘Consigliate quello che dobbiam fare’. Ahitofel rispose ad Absalom: ‘Entra dalle concubine di tuo padre, lasciate da lui a custodia della casa; e quando tutto Israele saprà che ti sei reso odioso a tuo padre, il coraggio di quelli che son per te, sarà fortificato’. Fu dunque rizzata una tenda sulla terrazza per Absalom, ed Absalom entrò dalle concubine di suo padre, a vista di tutto Israele. Or in que’ giorni, un consiglio dato da Ahitofel era come una parola data da Dio a uno che lo avesse consultato. Così era di tutti i consigli di Ahitofel, tanto per Davide quanto per Absalom. Poi Ahitofel disse ad Absalom: ‘Lasciami scegliere dodicimila uomini; e partirò e inseguirò Davide questa notte stessa; e gli piomberò addosso mentr’egli è stanco ed ha le braccia fiacche; lo spaventerò, e tutta la gente ch’è con lui si darà alla fuga; io colpirò il re solo, e ricondurrò a te tutto il popolo; l’uomo che tu cerchi vale quanto il ritorno di tutti; e così tutto il popolo sarà in pace’. Questo parlare piacque ad Absalom e a tutti gli anziani d’Israele. Nondimeno Absalom disse: ‘Chiamate ancora Hushai, l’Arkita, e sentiamo quel che anch’egli dirà’. E quando Hushai fu venuto da Absalom, questi gli disse, ‘Ahitofel ha parlato così e così; dobbiam noi fare come ha detto lui? Se no, parla tu!’ Hushai rispose ad Absalom: ‘Questa volta il consiglio dato da Ahitofel non è buono’. E Hushai soggiunse: ‘Tu conosci tuo padre e i suoi uomini, e sai come sono gente valorosa e come hanno l’animo esasperato al par d’un’orsa nella campagna quando le sono stati rapiti i figli; e poi tuo padre è un guerriero, e non passerà la notte col popolo. Senza dubbio egli è ora nascosto in qualche buca o in qualche altro luogo; e avverrà che, se fin da principio ne cadranno alcuni de’ tuoi, chiunque lo verrà a sapere dirà: – Tra la gente che seguiva Absalom c’è stata una strage. – Allora il più valoroso, anche se avesse un cuor di leone, si avvilirà, perché tutto Israele sa che tuo padre è un prode, e che quelli che ha seco son dei valorosi. Perciò io consiglio che tutto Israele da Dan fino a Beer-Sheba, si raduni presso di te, numeroso come la rena ch’è sul lido del mare, e che tu vada in persona alla battaglia. Così lo raggiungeranno in qualunque luogo ei si troverà, e gli cadranno addosso come la rugiada cade sul suolo; e di tutti quelli che sono con lui non ne scamperà uno solo. E s’egli si ritira in qualche città, tutto Israele cingerà di funi quella città e noi la trascineremo nel torrente in guisa che non se ne trovi più nemmeno una pietruzza’. Absalom e tutti gli uomini d’Israele dissero: ‘Il consiglio di Hushai, l’Arkita, è migliore di quello di Ahitofel’. L’Eterno avea stabilito di render vano il buon consiglio di Ahitofel, per far cadere la sciagura sopra Absalom” (2 Samuele 16:20-23; 17:1-14)
Dunque, quando Dio stabilisce di fare qualcosa, poi opera affinché quella cosa accada. Si noti che in precedenza Ahitofel aveva dato un consiglio ad Absalom che fu da quest’ultimo accettato perché accettandolo si sarebbero adempiute queste parole che Dio aveva innanzi detto tramite il profeta Nathan a Davide: “… e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un tuo prossimo, che si giacerà con esse in faccia a questo sole; poiché tu l’hai fatto in segreto; ma io farò questo davanti a tutto Israele e in faccia al sole” (2 Samuele 12:11-12). Ma il secondo consiglio di Ahitofel, quantunque fosse buono, Dio fece sì che Absalom non lo accettasse, perché aveva decretato di fare cadere la sciagura sopra Absalom.
Così possiamo dire che Dio fece sì che Pilato non accettasse l’invito di sua moglie: “Non aver nulla che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno a cagion di lui” (Matteo 27:19), perché aveva stabilito che Gesù Cristo doveva essere crocifisso, e quindi Pilato doveva sentenziare che Gesù fosse crocifisso, il che avvenne secondo che è scritto: “E Pilato sentenziò che fosse fatto quello che domandavano” (Luca 23:24).

Ma piacque a Dio di fiaccarlo con i patimenti… per condurci alla gloria

Il profeta Isaia aveva detto: “Ma piacque all’Eterno di fiaccarlo coi patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrifizio per la colpa, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e l’opera dell’Eterno prospererà nelle sue mani” (Isaia 53:10). Per cui fu Dio a infliggere a Gesù quei patimenti che Egli dovette patire. Patimenti che furono necessari affinché noi fossimo condotti alla gloria, infatti lo scrittore agli Ebrei afferma: “… ben vediamo però colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e d’onore a motivo della morte che ha patita, onde, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti. Infatti, per condurre molti figliuoli alla gloria, ben s’addiceva a Colui per cagion del quale son tutte le cose e per mezzo del quale son tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza” (Ebrei 2:9-10). Notate infatti che affinché Gesù diventasse un fedele e misericordioso sommo sacerdote nelle cose concernenti a Dio, doveva soffrire. Dio rese perfetto per via di sofferenze il duce della nostra salvezza. Quindi è chiaro che Gesù fu costretto a subire quelle sofferenze, tra cui la morte, perché questo era indispensabile affinché noi fossimo condotti alla gloria.
E’ dunque piaciuto a Dio, nel suo grande amore per noi, fiaccare il Suo santo servitore Gesù con i patimenti. D’altronde quando una cosa piace a Dio Egli la compie, e non c’è nessuno che glielo possa impedire. Non è forse scritto: “Ma il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace” (Salmo 115:3) ed anche: “L’Eterno fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi” (Salmo 135:6)? Non disse forse Gesù al Padre: “Io ti rendo lode, o Padre, Signor del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai savî e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli fanciulli. Sì, Padre, perché così t’è piaciuto” (Matteo 11:25-26)? E Paolo non dice forse ai santi di Corinto: “Poiché, visto che nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio con la propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare i credenti mediante la pazzia della predicazione” (1 Corinzi 1.21)?
Dunque, Dio ha fatto ciò che gli è piaciuto, Questa è la sua opera, ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.

La morte di Gesù fu dunque una morte inevitabile

Stando dunque così le cose, la morte di Gesù fu inevitabile, e Gesù la dovette subire per ordine di Dio. Dire quindi, come fanno le ADI, che «per Gesù, invece, la morte non è stata un’esperienza inevitabile!» significa dire una menzogna, che non ha niente a che fare con la verità.
A proposito del termine inevitabile, il Vocabolario della Treccani dà questo significato: «inevitàbile agg. [dal lat. inevitabĭlis, comp. di in-2 e evitabĭlis «evitabile»]. – Che non può essere evitato: effetti, conseguenze, danni i.; lo scontro fu i.; la rovina pareva i.; certi errori sono i.; anche sostantivato con valore neutro: bisogna rassegnarsi all’inevitabile. Di persona, che s’incontra sempre, anche quando e dove non si vorrebbe: ecco quell’i. scocciatore! ◆ Avv. inevitabilménte, senza possibilità di essere evitato; necessariamente: una cosa che doveva inevitabilmente accadere; la situazione mi sembra inevitabilmente compromessa.» (http://www.treccani.it/vocabolario/inevitabile/).
Ma come si fa a dire che per Gesù la morte non è stata un’esperienza inevitabile, quando è scritto che “da quell’ora Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno” (Matteo 16:21)? Doveva …. essere ucciso: capite cosa significa? Non è abbastanza chiaro quello che dice la Scrittura? Ecco perché Gesù disse: “Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:18), perché la sua morte era una morte preordinata da Dio per la propiziazione per i nostri peccati. Gesù non la poté evitare, perché era la volontà di Dio che Egli morisse ucciso dai Giudei. Dovevano così adempiersi le Scritture.
Ed ecco perché i discepoli a Gerusalemme dissero in preghiera a Dio: “E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:27-28): perché credevano che Gesù fu ucciso dai Giudei (per mano dei Romani lo uccisero inchiodandolo sulla croce) perché ciò era stato innanzi determinato dalla mano e dal consiglio di Dio.
Cosa disse infatti Gesù ai due discepoli sulla via di Emmaus quando apparve loro? “O insensati e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non bisognava egli che il Cristo soffrisse queste cose ed entrasse quindi nella sua gloria?” (Luca 24:25-26) E questo perché essi ancora non avevano capito che il Cristo doveva prima morire e poi risuscitare! Doveva morire e risuscitare, capite? E difatti subito dopo è scritto che “cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo concernevano” (Luca 24:27). E quando poi apparve agli altri discepoli disse loro: “Queste son le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che bisognava che tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, ne’ profeti e nei Salmi, fossero adempiute. Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture” (Luca 24:44-45). In merito alla sua resurrezione vi ricordate infatti cosa sta scritto in Giovanni quando Pietro e Giovanni corsero al sepolcro e non trovarono il corpo di Gesù? Che “non aveano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli dovea risuscitare dai morti” (Giovanni 20:9)! Anche qui dunque la Scrittura conferma che Gesù doveva morire, perché se secondo la Scrittura doveva risuscitare dai morti, è evidente che prima, sempre secondo la Scrittura, doveva morire! E infatti i profeti avevano detto che il Cristo doveva morire!
E la stessa cosa insegnavano gli apostoli, infatti Paolo nella sinagoga di Tessalonica “per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando ch’era stato necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti; e il Cristo, egli diceva, è quel Gesù che io v’annunzio” (Atti 17:2-3). Dunque, se era stato necessario che il Cristo soffrisse, vuol dire che la sua morte fu inevitabile. E Gesù era pienamente consapevole che la sua morte era una esperienza inevitabile.

Tratto da: Giacinto Butindaro, L’Agnello di Dio ben preordinato prima della fondazione del mondo a morire per i nostri peccati! (Confutazione dell’eresia secondo cui la morte espiatoria di Gesù Cristo non fu un evento predeterminato da Dio), Roma 2017, pag. 9-30
Scaricabile gratuitamente da qua

Questa voce è stata pubblicata in Assemblee di Dio in Italia, Confutazioni, Gesù Cristo e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.