Un libro utile a chi vuole scoprire chi sono i massoni presenti nelle ADI in Calabria

Esorto i fratelli e le sorelle calabresi che stanno facendo le loro investigazioni per trovare i massoni che sono nelle Assemblee di Dio in Italia (ADI) in Calabria a procurarsi questo libro dal titolo «Massoneria Vibonese, Storia della Loggia Michele Morelli nelle carte e nella memoria del G.M.O. Ugo Bellantoni» di Francesco Deodato e Rosario F. Dibilio (data di pubblicazione 2015), in quanto Torquato Pelaggi, membro della Chiesa ADI di Vibo Valentia, morto quest’anno, faceva parte della potente Loggia «Michele Morelli» n. 153 all’Oriente di Vibo Valentia di cui si parla in questo libro. Nel libro si parla anche di Torquato Pelaggi, ma si parla anche di tanti altri massoni i cui nomi a me non dicono nulla, ma a voi del posto che conoscete le persone del posto possono dire molto.

Giacinto Butindaro

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6 risposte a Un libro utile a chi vuole scoprire chi sono i massoni presenti nelle ADI in Calabria

  1. Giuseppe scrive:

    Pace fratello Giacinto.
    Vorrei saperne di piú.Mi spiego.
    A che servirebbe alla Massoneria,introdursi nella chiesa di Cristo?
    A che pro?
    Ci sono interessi economici o qualcosa di Satanico?…di antispirituale…insomma…oppure altro?
    Mi spieghi meglio.
    Pace a te.

  2. Massimo scrive:

    Che tristezza Giacinto, che dei santi del Signore, magari non avendo il dono del discernimento, siano costretti a documentarsi del continuo al fine di scovare eventuali Massoni infiltrati nelle loro comunità. E magari non riuscendovi, perchè troppo astuti quest’ultimi, devono con loro poi condividere pure la santa cena. Ci sono alcune chiese che bevono il vino da un medesimo calice, mentre altre hanno adottato i bicchierini, forse fanno anche bene, non è tanto per una questione di prevenzione salutare igienica, ma più che altro perchè è forte il dubbio che nel loro mezzo si annidi, si nasconda qualche serpe velenosa!
    Mamma mia Giacinto, che brutti tempi stiamo vivendo! quasi a non poterci più fidare minimamente neppure della fratellanza! Qualcuno magari dice :” Eh… ma il pastore sa e veglia su noi pecore!”.
    Ma quando mai!…. magari è lui stesso un massone! Che brutto, davvero tutto ciò! Pace.

    • giacintobutindaro scrive:

      La cena del Signore deve essere ministrata con il calice. Poi se qualcuno prenderà indegnamente la cena del Signore sarà giudicato da Dio come merita. Il conduttore deve avvertire a tale proposito quindi tutti i presenti dicendo che alla cena possono prendere parte solo i santi ed anche che bisogna accostarsi ad essa in maniera degna, per cui gli increduli non possono parteciparvi e se qualche credente vi si accosta indegnamente sarà punito da Dio ………………. anche con la morte, se merita la morte. Non è che una Chiesa quindi abbia il diritto di cambiare il calice in bicchierini per paura che in mezzo a loro si nasconda un serpente. ma che ragionamento è? Il fatto che in mezzo alla Chiesa si possano infiltrare dei serpenti, non da alcun diritto di cambiare ciò che è scritto.

      • Massimo scrive:

        Non è certo applicare il Vangelo bere del vino in bicchierini, con la pretesa di commemorare il sacrificio di Cristo, ma a suo tempo mi è stato riferito da un fratello che in alcune chiese libere lo facevano, forse in quelle di corrente Battista! Magari qualcuno che qui legge ce lo potrà confermare o meno! Il tutto poi è lasciato alla coscienza e libertà individuale di chiunque vi partecipa!

  3. Massimo scrive:

    Ne vuoi sapere un’altra…Giacinto, tanto per completare il quadro sull’argomento?
    A nulla valevano le raccomandazioni del pastore prima della santa cena, ovvero : di mettersi in fila, seguendo l’ordine ben preciso, prima quelli davanti poi quelli delle fila dietro… ecc.. C’erano infatti alcuni/e, che si affrettavano ad andare avanti per prendere la santa cena, infischiandosene del rispettare l’ordine, la fila… e questo perchè? Forse perchè ansiosi, come si diceva alla cattolica, di ricevere il Signore?
    Ma quando mai! Il fatto era che meno fossero stati quelli che bevevano prima di loro in quello stesso calice, minore assai sarebbe stato il rischio/paura di contrarre eventuali virus patogeni o che ne so altro di contagioso, sapendo che nella comunità vi erano ammalati con varie e gravi patologie! Non è fantasia la mia Giacinto, ma verità! Parlo per esperienza personale! Questo il livello di maturità spirituale di certuni!
    E nonostante non frequento più da tempo, so che ancor oggi si verifica questo!
    Magari vi fosse anche uno solo di quella comunità ADI che mi smentisse!

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