L’omosessualità è una malattia?

No, l’omosessualità non è una malattia ma un peccato, e il peccato è la violazione della legge di Dio, secondo che è scritto: “Chi fa il peccato commette una violazione della legge; e il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4). Difatti la legge dice: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22). E’ un peccato come è peccato anche avere relazioni carnali con la moglie del proprio prossimo, infatti poco prima è anche scritto: “Non avrai relazioni carnali con la moglie del tuo prossimo per contaminarti con lei” (Levitico 18:20). Stabilito dunque che si tratta di un peccato, occorre dire che “chi commette il peccato è schiavo del peccato” (Giovanni 8:34). Quindi gli omosessuali vanno annoverati tra i peccatori, cioè tra coloro che sono schiavi del peccato, i quali hanno bisogno di essere salvati. Ecco perché li esortiamo a ravvedersi e a credere nell’Evangelo, perché l’Evangelo “è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente” (Romani 1:16). E’ dunque l’amore di Cristo che ci spinge ad evangelizzare pure gli omosessuali. Perché non c’è salvezza fuori dall’Evangelo di Cristo. Che fine faranno allora gli omosessuali se non si ravvedono e non credono nell’Evangelo? Moriranno nei loro peccati andandosene nelle fiamme dell’inferno, dove vanno anche gli adulteri, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri, gli stregoni, i ladri, i bestemmiatori, gli effeminati, gli avari, e gli ubriaconi. Chi non avrà creduto nel Vangelo, sarà condannato (cfr. Marco 16:16)

Giacinto Butindaro

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