Quando si muore in Cristo

Stavo leggendo la testimonianza di una sorella, che nel 1928 morì e dipartitasi dal corpo salì pienamente cosciente fino al terzo cielo dove si trovò davanti la Nuova Gerusalemme. Si fermò davanti alla città, dove c’erano angeli di Dio. Lo splendore della gloria di Dio era più splendente del sole a mezzogiorno. Desiderava così tanto entrare nella città, ma non poté farlo. Dovette con profondo rammarico e delusione ritornare sulla terra. Quando la sua anima rientrò nel corpo nella stanza dove si trovava circondato da altri credenti, il suo corpo ritornò in vita, e lei vide Gesù in piedi nella stanza, il cui corpo e il cui viso emanavano una grande luce, e con una debole voce lei disse: «E’ Gesù». Ma coloro che erano nella stanza con lei non lo videro. Leggendo questa storia mi sono ricordato le parole dell’apostolo Paolo che aveva il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore (cfr. Filippesi 1:23). Ecco perché coloro che muoiono in Cristo sono beati, perché vanno ad abitare in cielo dove si riposano dalle loro fatiche. Quanto invece a coloro che muoiono nei loro peccati, essi vanno nell’Ades, dove sono tormentati nel fuoco. Fratelli, serbate la vostra preziosa fede fino alla fine procacciando la santificazione nel timore di Dio.

Giacinto Butindaro

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