La colpa è di Giovanni Battista!

Per i malvagi … la colpa è di «Giovanni Battista», non di «Erode ed Erodiada». Quest’ultimi infatti sono una coppia di care anime che stanno frequentando la comunità da qualche tempo, «hanno accettato Gesù come loro personale Salvatore e Signore», come gli ha detto di fare il «pastore», e si sforzano di fare la volontà di Dio dando la loro decima e generosi contributi per l’opera di Dio. Certo hanno dei difetti, infatti i due convivono e «Erodiada» è anche divorziata da suo marito, ma chi non ha difetti? Però si amano! «Giovanni Battista» invece è proprio uno che non si fa mai i fatti suoi, non ha amore per le anime, e poi sta sempre a giudicare, a puntare il dito, non sapendo che quando punta il suo dito contro «Erode» ce ne sono altri che sono puntati verso di lui! Fuori dunque il «Battista» dalla comunità, e così finalmente ci sarà pace. Non se ne può proprio più delle sue accuse contro quelle due care anime di «Erode ed Erodiada» che tanto fanno per l’opera di Dio!

Giacinto Butindaro

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Cari fratelli e sorelle nel Signore, voglio raccontarvi qualcosa …

Quando attorno alla seconda metà degli anni 80 scoprii nella Sacra Scrittura il proponimento dell’elezione di Dio, trovai la risposta a questa domanda che mi ero fatto: «Ma io perché ho creduto, a differenza invece di tantissimi che hanno udito il Vangelo e non hanno creduto?» Venni infatti finalmente a sapere perché Dio mi aveva salvato: perché mi aveva eletto a salvezza in Cristo prima della fondazione del mondo. Ricordo anche questo: nel 1994, quando io e mio fratello cominciammo a spedire i fascicoli (in realtà era lui lo spedizioniere) che io scrivevo, un giorno un credente che aveva ricevuto il mio primo fascicolo dove avevo parlato dell’elezione, parlandomi al telefono meravigliato mi chiese: «Ma tu, Giacinto, credi allora nella predestinazione?» Infatti in quel tempo, in ambito Pentecostale in Italia, erano pochissimi a credere nel proponimento dell’elezione di Dio. Chi ci credeva era considerato dalle Chiese pentecostali un eretico, un servo di Satana, e così via. Ma io non mi sono mai arreso, mi sono fortificato nella grazia che è in Cristo Gesù, essendo stato chiamato e mandato da Dio a predicare la Sua Parola e quindi sapevo che pochi o tanti che fossero i miei uditori, pochi o tanti che fossero coloro che credevano a quello che predicavo, dovevo predicare la Parola di Dio e basta. Eravamo veramente in pochi a crederci a quel tempo – per quello che mi risulta e che so – a questa importante dottrina, che faceva parte delle dottrine che gli apostoli trasmettevano ai santi. Purtroppo la stragrande maggioranza delle Chiese Pentecostali hanno aderito alla dottrina wesleyana che rigetta il proponimento dell’elezione di Dio, e io e mio fratello (nella foto tanti anni fa) per questo abbiamo incontrato sin dall’inizio una forte opposizione a motivo di questa parte del consiglio di Dio. Mi sono preso insulti e vituperi di ogni genere a motivo di questa dottrina: Dio sa quanti. Ma Dio è stato fedele, ed ha confermato potentemente la Sua Parola, ed ora siamo pieni di gratitudine verso Dio perché tantissimi fratelli hanno rigettato le menzogne di John Wesley (acerrimo nemico del proponimento dell’elezione di Dio) ed hanno accettato la dottrina degli apostoli. E badate che accettando il proponimento dell’elezione di Dio hanno accettato anche tante altre parti del consiglio di Dio che sono state rigettate da queste stesse Chiese. Dio ha aperto la loro mente per intendere le Scritture. Ormai nelle Chiese Pentecostali aumentano di giorno in giorno i fratelli che accettano il proponimento dell’elezione di Dio e che con ogni franchezza ne parlano privatamente e pubblicamente senza paura di niente e di nessuno. Proprio pochi giorni fa mi ha chiamato un fratello che ancora frequenta una Chiesa ADI, che avendo accettato il proponimento dell’elezione di Dio (ed altre dottrine bibliche), ha deciso di uscirsene assieme alla sua fidanzata perché non sente di poter rimanere ancora in un tale ambiente indurato e ostile alla dottrina di Dio. Che dire, fratelli? Dio è fedele. Io ho pianto tanto in segreto in quegli anni, ed ho pianto anche quando con i fratelli pregavamo assieme, perché Dio ci aveva aperto soltanto «una porticina» per la Parola sino a quel momento, ed io desideravo tanto che ci aprisse una larga porta per la Parola. E così è avvenuto, a suo tempo, quando Dio lo ha voluto. E noi quindi ora siamo grati a Dio. Soltanto Dio poteva fare quello che sta accadendo in Italia e fuori dall’Italia. Ricordatevi ciò che vi ho raccontato, fatene tesoro, che vi serva di esempio e di incoraggiamento. Non vi perdete d’animo se non vedete ancora Dio esaudire le vostre preghiere, magari anche accompagnate dal digiuno, non vi perdete d’animo. Pregatelo, invocatelo con fede e con sincerità di cuore, e Lui opererà quello che è secondo la Sua volontà per la Sua gloria anche tramite voi. Non vi spaventi l’opposizione che ricevete a motivo della Parola, mantenetevi umili, santificatevi nel timore di Dio, fate ogni cosa, anche la più piccola, per amore del Signore, non per invidia o gelosia verso qualcuno. E Dio vi onorerà e adempirà il Suo volere nei vostri confronti, Siate ubbidienti, e pronti a fare quello che Dio ha decretato per voi. Non fate la vostra volontà, ma fate la volontà di Dio verso di voi; non cercate la gloria che viene dagli uomini, ma cercate la gloria che viene da Dio. A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen. La grazia del Signor nostro Gesù Cristo sia con voi.

Giacinto Butindaro

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Condannato «pastore» per avere truffato membro di Chiesa che ha il cancro

Il tribunale provinciale di Barcellona ha condannato il ‘pastore’ Rafael Díaz e sua moglie, della «Chiesa La Paz», per aver truffato un membro della loro chiesa che soffre di cancro, chiedendogli 40.000 euro in cambio della guarigione che gli avevano promesso. Questo tizio fa parte di coloro che camminano “da nemici della croce di Cristo; la fine de’ quali è la perdizione, il cui dio è il ventre, e la cui gloria è in quel che torna a loro vergogna; gente che ha l’animo alle cose della terra” (Filippesi 3:18-19).

Giacinto Butindaro

Fonte della notizia: okdiario.com

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Il lato oscuro delle comunità per minori: morti sospette, grandi business, zero controlli

Il “Piccolo Carro” gestisce sei strutture per minori in Umbria. Qui erano ospitate due ragazze, morte entrambe dopo esser fuggite. Di una di loro, dopo 13 anni, sono stati trovati i resti a pochi metri dalla comunità. Ora si cerca di fare chiarezza, dopo anni di mancati controlli

di Lidia Baratta

23 Dicembre 2016

Erano due ragazzine, Daniela Sanjuan e Sara Bosco. Una arrivava da Sant’Agnello, in provincia di Napoli. L’altra da Santa Marinella, vicino a Roma. Avevano una cosa in comune: erano state ospiti della comunità umbra “Il Piccolo Carro”. Da lì poi sono fuggite, ed entrambe hanno perso la vita, a 13 e 16 anni. I resti del corpo (solo un piccolo teschio) di Daniela, che soffriva di una grave psicopatologia, sono stati trovati nel febbraio 2013, dieci anni dopo la scomparsa, riemersi dopo una forte pioggia a 600 metri dalla struttura del “Piccolo Carro” di Bettona (Perugia), ma identificati solo nel settembre 2016. Sara, invece, a giugno 2016 è stata trovata senza vita nei padiglioni dell’ex ospedale Forlanini di Roma, morta per overdose.

Daniela e Sara erano state inviate dalle Asl dei territori di residenza nelle strutture della comunità, sulle colline umbre tra Perugia e Assisi. Qui Cristina Aristei e il marito Pietro Salerno, presidente e vicepresidente della cooperativa sociale, entrambi pastori della chiesa evangelica pentecostale “A Braccia aperte”, dal 1996 hanno costruito la loro fortuna, arrivando ad amministrare sei strutture per minori. Dove i ragazzi in difficoltà di tutta Italia, da Crotone a Bolzano, vengono inviati da Tribunali per i minorenni e Asl per riabilitarsi e avviare un percorso di reinserimento in famiglia. Con rette salatissime, di quasi 400 euro al giorno per minore – come Linkiesta aveva già documentato qualche mese fa pubblicando le delibere di diverse strutture. Soldi pagati per lo più da Regioni e Comuni di appartenenza e giustificati dal particolare percorso terapeutico offerto dal “Piccolo Carro”, indicato dagli assistenti sociali di mezza Italia come uno dei migliori del Paese. Eppure solo da qualche mese è emerso che, secondo i magistrati, la comunità non avrebbe in realtà le autorizzazioni necessarie per ospitare i ragazzi che hanno bisogno anche di sostegno sanitario.

Cristina Aristei e il marito Pietro Salerno, entrambi pastori della chiesa evangelica pentecostale “A Braccia aperte”, amministrano sei strutture per minori, mettendo a bilancio nel 2015 ricavi per quasi 5 milioni di euro

I controlli in ritardo

Dopo il ritrovamento di Sara Bosco e l’identificazione dei resti di Daniela Sanjuan, dopo 13 lunghi anni, tra continui depistaggi e segnalazioni sbagliate, la magistratura ha messo gli occhi sulla cooperativa. Diversi fascicoli sono stati aperti a Perugia e Roma, tra cui uno contro ignoti per l’omicidio della piccola Daniela. E Aristei e Salerno sono finiti nel registro degli indagati della Procura di Perugia per frode in pubblica fornitura e truffa in danno degli enti che inviavano lì i minori. La Regione Umbria ha fornito ai magistrati un elenco di documenti che dimostrerebbero come nelle strutture del “Piccolo Carro” si svolgono attività di carattere sanitario senza le autorizzazioni necessarie. E a novembre la Guardia di finanza perugina ha emesso un decreto di sequestro preventivo, nominando una figura di garanzia e lasciando però in funzione le comunità. Perché, secondo i magistrati, la ricca cooperativa umbra non avrebbe le carte in regola per svolgere le attività di tipo sanitario che giustificano le rette da 400 euro al giorno per minore. Del caso si è occupata la trasmissione di Rai Tre Chi l’ha visto?, che ha intervistato anche due ex educatrici del “Piccolo Carro”, le quali hanno ammesso di aver somministrato farmaci agli ospiti delle strutture.

E dopo la notizia dei decessi di Sara e Daniela, oltre alla Regione sono intervenuti pure i sindaci. Prima il Comune di Assisi, poi a dicembre quello di Perugia, hanno revocato le autorizzazioni alla cooperativa. Su Assisi, la cooperativa ha presentato ricorso al Tar, che ha stabilito però che – in attesa dell’udienza sul merito che si terrà il 21 marzo – i minori possono restare nella struttura. Ma nell’ordinanza del tribunale si legge che «lo svolgimento di attività sanitaria da parte del ricorrente [Piccolo Carro] … sia stata di fatto resa in pieno accordo con i soggetti istituzionali coinvolti». Come a dire: le istituzioni sapevano.

Dai documenti, risulta che solo a marzo 2016 la Regione Umbria ha chiesto chiarimenti alla Usl, che ad agosto ha fatto sapere poi che «pur trattandosi di strutture socio-educative, nelle stesse vengono esercitate attività sanitarie con personale proprio». Eppure già da un controllo tecnico di luglio 2015 era venuto fuori che i trattamenti sanitari nelle strutture venivano eseguiti nell’immobilismo generale. E nel 2002, poco prima della scomparsa di Daniela Sanjuan, il Comune di Bettona non aveva addirittura rilasciato alla struttura del “Piccolo Carro” l’autorizzazione per «carenza di requisiti», ordinando la cessazione dell’attività. È da questa struttura che poi Daniela fuggirà più volte, fino all’ultima, morendo a pochi metri dal cancello di legno del casale. Il Tribunale di Napoli, competente sul caso, dopo l’ennesima fuga aveva chiesto che la ragazza venisse trasferita in una struttura più idonea. Cosa che non è mai avvenuta. E a sentire il sindaco di Bettona, i ragazzi da lì continuano a fuggire ancora.

Il “Piccolo Carro” fa parte, insieme ad altre 300 strutture di accoglienza residenziale, del Coordinamento nazionale comunità per minorenni (Cncm), presieduto da Giovanni Fulvi, che a dicembre ha diffuso un documento in cui esprime solidarietà al “Piccolo Carro”, sostenendo che il problema è che «su questa tipologia di accoglienza in Italia esiste un vero vuoto legislativo» e che «la tipologia di accoglienza organizzata dal Piccolo Carro è da noi condivisa in quanto molti sono i minorenni accolti nelle comunità cosiddette socio-educative che presentano disturbi di natura psicologica grave e, proprio per questo, le comunità devono integrare il loro intervento educativo con trattamenti sanitari sia farmacologici che psicoterapeutici, condivisi e prescritti dai servizi territoriali socio-sanitari che accettano di procedere all’inserimento dei minori anche con integrazioni economiche». Questa la difesa.

Tra i soci della “Piccolo Carro” dal 2014 compare il figlio di Maria Pia Serlupini, Garante regionale umbra per l’infanzia e l’adolescenza, da tempo legata alla presidente dem della Regione Umbria Catiuscia Marini

Il Piccolo Carro è la punta dell’icerberg

Ma perché la mancata autorizzazione viene fuori solo dopo vent’anni di attività del “Piccolo Carro”?

Nel frattempo la cooperativa, tra società attivate e cessate, ha tirato su una fortuna, con rette da 400 euro al giorno, tra le più alte d’Italia. Nel 2015 i due pastori evangelici hanno registrato ricavi per quasi 5 milioni di euro, in crescita continua negli anni, distribuendo ai cinquanta soci oltre 3 milioni di euro in compensi. E nel bilancio compaiono anche tre auto di lusso prese in leasing – un’Audi, una Land Rover e una Volkswagen – che sembrano molto lontane dalla descrizione di «cooperativa ad inserimento sociale senza scopo di lucro» che compare nello statuto.

Sul caso da tempo i Cinque stelle umbri chiedono risposte. Dai documenti risulta che Comuni e Asl da anni segnalavano le presunte irregolarità del Piccolo Carro agli organi regionali competenti, che sono adibiti al controllo delle strutture per minori. Dalla Regione Umbria si difendono dicendo che da tempo i ragazzi umbri non venivano inviati nelle strutture della “Piccolo Carro”, e che quindi vigilare era compito degli enti di origine dei ragazzi.

Ma Maria Grazia Carbonari, consigliera regionale Cinque stelle, ha sollevato pure l’ipotesi di un conflitto di interessi. Perché tra i soci della “Piccolo Carro” compare anche il figlio di Maria Pia Serlupini, Garante regionale umbra per l’infanzia e l’adolescenza, che tra i compiti ha anche quello di “segnalare alle autorità competenti casi di violazione dei diritti dei minorenni” e “verificare che alle persone di minore età siano garantite pari opportunità nell’accesso ai diritti”. Antonio Sisani, questo il nome del figlio della Garante, entra nella compagine sociale della coop dal 2014, a seguito della nomina della madre, legata politicamente da anni alla presidente dem della Regione Catiuscia Marini. E i più informati riferiscono di un annoso legame tra Serlupini e i coniugi che gestiscono il “Piccolo Carro”.

Il 18 maggio scorso, mentre già Chi l’ha visto? indagava ancora sulla scomparsa di Daniela Sanjuan, il garante Serlupini e la presidente della Regione Marini hanno fatto visita a una delle strutture del Piccolo Carro, con tanto di dichiarazioni di apprezzamento. Una visita non di controllo. «Più che altro è sembrato una sorta di ensorsement», dice Carbonari, «anche perché non risulta che visite simili si ripetano in altre strutture». Solo a settembre, poi, la Regione prenderà una posizione diversa, diffidando il Piccolo Carro dallo svolgimento delle attività sanitarie.

Le responsabilità, in questa storia, sono tutte da chiarire e le indagini faranno il loro corso. Quello che viene fuori, come Linkiesta aveva documentato in altri articoli, è la scarsità di controlli puntuali su strutture che ospitano i minori e che dovrebbero invece essere al di sopra di ogni sospetto. In un’interrogazione al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, due deputati umbri del Movimento Cinque stelle hanno chiesto «di accertare, soprattutto all’interno del mondo cooperativo, il funzionamento del sistema di controlli istituzionali e l’effettiva gestione delle strutture e dei servizi sociali a ciclo residenziale o semiresidenziale per minori, affetti da patologie psichiatriche o da dipendenze». Il caso umbro “Piccolo Carro”, dicono, «potrebbe essere la punta dell’iceberg di un regime più esteso e farraginoso». Lo stesso Garante per l’infanzia italiano in un documento del 2015 aveva parlato di «criticità» sul «tema dei controlli» delle comunità per minori italiane. Finché non arrivano le segnalazioni e le indagini della magistratura.

Fonte: http://www.linkiesta.it/

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Orfanotrofi. Umiliati e offesi

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Paolo Lombardo li chiama «credenti misantropi»!!!

Coloro che cominciano a sentirsi a disagio nel frequentare le riunioni delle Chiese ADI a motivo delle menzogne che vengono dette dai pulpiti o perché indignati dal comportamento dei pastori ADI che pensano soltanto ai soldi, e quindi cominciano a vedersi a gruppi tra di loro in casa o in altri posti sono chiamati da Paolo Lombardo «credenti misantropi» (il misantropo è una «persona caratterizzata da una perenne incapacità di inserirsi nei rapporti sociali con la conveniente partecipazione e cordialità»), e il Lombardo dice di essi: «Non credo che durano molto, perché o si gonfiano d’orgoglio o si perdono» (2018-05-06 Sermone Sera, https://youtu.be/9yN9Cy0HqXI min. 1:25:44-1:26:00). Eh, già, certo, perché per rimanere umili e per salvarsi bisogna frequentare le riunioni ADI! Non sanno più cosa inventarsi nelle ADI su coloro che Dio ha risvegliato ed ai quali ha dato il ravvedimento! Una parola ai «credenti misantropi» quindi: temete Dio, rigettate tutte le menzogne che insegnano le ADI e mettete in guardia più anime possibili all’interno delle ADI, e poi uscite e separatevi dalle ADI. Ne avrete del bene, anzi tanto bene.

Giacinto Butindaro

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Domanda per la Chiesa ADI di Vallelunga

Faccio questa domanda alla Chiesa ADI di Vallelunga: è vero quello che dice questa donna? Confermate o smentite? Vogliamo proprio sapere se avete detto a questa donna di abortire.

Commento di Carolina Dentico preso da qua

Chi vuole rispondere di questa Chiesa (che sia il pastore, un consigliere o un membro) deve farlo firmandosi con nome e cognome. Attendo una risposta, perchè ritengo l’accusa che vi viene rivolta gravissima, infatti abortire significa commettere un omicidio agli occhi di Dio.

Giacinto Butindaro

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Le ADI insegnano questa eresia di perdizione: Gesù Cristo diventò colpevole e peccaminoso!

Il 13 Maggio 2018, nel corso del Convegno Missionario Nazionale tenutosi presso i locali della Chiesa ADI di via Spalato n. 9B, Kurt Plagenhoef, missionario delle Assemblee di Dio USA, da oltre vent’anni missionario nei Balcani e vice-presidente delle Assemblee di Dio in Albania, ha affermato: «Gesù è diventato quello che Lui non era, colpevole e peccaminoso (guilty and sinful), prendendo su di sé i nostri peccati, affinché noi diventassimo quello che noi non eravamo, innocenti e giusti» (Culto in diretta – ADI Torino via Spalato 9b – https://youtu.be/X5RVk7vluVQ – min. 49.23-39). Ascoltatelo da voi stessi.

Ciò è falso, in quanto la Scrittura afferma che “colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Gesù sulla croce non diventò quindi né colpevole e neppure peccaminoso o corrotto. Chi afferma quello che dicono le ADI dice una eresia di perdizione, e oltraggia e offende il nostro Signore Gesù Cristo, che è “il Santo ed il Giusto” (Atti 3:14). La Scrittura dice che Dio lo fece essere peccato, in quanto “l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti” (Isaia 53:6). Questo è scritto, e non bisogna andare oltre quello che sta scritto.
Le ADI hanno adulterato il Vangelo di Dio, uscite e separatevi dalle ADI.
Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Le battute e la banconota del tesoriere delle ADI!

Guardate e ascoltate MOLTO ATTENTAMENTE il tesoriere delle ADI Giuseppe Tilenni, stamattina 13 Maggio durante il culto a Torino, Via Spalato, cosa ha detto e fatto prima del passaggio del cestino delle offerte. Oltre alla battuta sul perché dovevano alzarsi in piedi (ed una battuta sull’offerta dei musicanti), ha tirato fuori una banconota dal portafoglio per la telecamera che ha ripreso molto bene il tutto!

VERAMENTE VOMITEVOLE! Non date neppure un centesimo alle ADI! Questi servono il loro ventre, non il nostro Signore Gesù Cristo.

Giacinto Butindaro

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V’è forse ingiustizia in Dio?

Noi sappiamo – perché ce lo dice la Scrittura – che esistono abitanti della terra “i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo” (Apocalisse 17:8). Sono “de’ vasi d’ira preparati per la perdizione” (Romani 9:22). Come dice Paolo allora: “Che diremo dunque? V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:14-16). Sì, Dio fa grazia a chi vuole fare grazia Lui (cfr. Esodo 33:19). A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen

Giacinto Butindaro

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Il posto più sicuro per trascorrerci il periodo dell’Apocalisse!

Il cosiddetto Televangelista Jim Bakker, uno dei tanti impostori che appaiono in televisione il cui obbiettivo è quello di ingannare e frodare le persone (si è già fatto negli USA alcuni anni di prigione per frode), sta incoraggiando le persone a comprare le loro case sull’Altopiano d’Ozark (in inglese anche Ozark Mountains o Ozark Plateau), che è un altopiano e una regione geografica e culturale degli Stati Uniti centrali. Bakker infatti dice che si tratta del posto più sicuro sulla terra per trascorrerci il periodo dell’Apocalisse!! Ha anche incoraggiato a comprare 6 particolari bottiglie d’acqua di sopravvivenza al prezzo di $150!! Guardatevi da questi uomini malvagi!

Giacinto Butindaro

Fonte della notizia: dailymail.co.uk

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