Kenneth Copeland prega con il suo fratello Francesco

Il predicatore Kenneth Copeland ha affermato in merito al suo incontro con Francesco avvenuto il 24 giugno 2014 in Vaticano: ‘Papa Francesco è un uomo pieno dell’amore di Gesù. Tutti noi otto nel nostro incontro con lui siamo stati commossi dalla forte presenza dello Spirito Santo, e il nostro amore l’uno per l’altro si è rafforzato oltre misura’ (Pope Francis is a man filled with the love of Jesus. All eight of us in our meeting together with him were moved by the strong presence of the Holy Spirit, and our love for one another was strengthened beyond measure – http://kennethcopelandministries.org/2014/06/kenneth-copeland-reports-in-about-his-meeting-with-pope-francis/). In questa foto Copeland prega con il suo fratello Francesco.

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Foto presa da http://kennethcopelandministries.org/2014/07/the-story-behind-brother-copelands-papal-visit/

Ricordo che in quegli otto c’era pure Geoff Tunnicliffe, segretario generale dell’Alleanza Evangelica Mondiale (di cui fa parte anche l’Alleanza Evangelica Italiana). Ecco come la Massoneria sta operando per portare Cattolici Romani ed Evangelici ad allearsi, o meglio ad unirsi nella diversità! Fratelli, guardatevi e ritiratevi da tutti quei predicatori che parlano e agiscono come Kenneth Copeland, perché sono dei ribelli, cianciatori e seduttori di menti.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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La Massoneria all’opera per creare una religione universale

Questa notizia è la conferma che la Massoneria è all’opera per creare una religione universale. Il cosiddetto dialogo interreligioso è infatti stato ideato dalla Massoneria per portare a compimento questo suo diabolico piano. Ed ecco qua a quali iniziative porta il dialogo interreligioso! Spero che questa notizia scuota tutti coloro che ancora dormono, e li spinga ad uscire da tutte quelle Chiese o denominazioni massonizzate, che sono coinvolte nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso. Chi ha orecchi da udire, oda
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Berlin, Petriplatz. Quando il dialogo interreligioso incontra l’architettura

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Intervista a Simona Malvezzi di Nicola Missaglia

24 giugno 2014

Una nuova iniziativa, tedesca, potrebbe far sì che Berlino diventi il centro europeo del dialogo tra le religioni e le culture. Si chiama Bet-und Lehrhaus Petriplatz, letteralmente “casa di preghiera e scuola”, o anche House of One, l’edificio che sorgerà nell’antica piazza di San Pietro nel centro di Berlino e che riunirà, sotto un solo tetto, cristiani, ebrei e musulmani. I fedeli, insieme a chiunque altro voglia, potranno frequentarlo per pregare, studiare, conoscersi in un clima di prossimità e di dialogo, in uno spazio che salvaguarderà l’identità di ognuno favorendo allo stesso tempo l’incontro e la collaborazione di chi vorrà recarvisi. È una sfida di cui Reset-Dialogues non poteva non parlare, perché ha il grande merito di riaccendere la speranza e la buona pratica del dialogo, in un’Europa che minacciata dai populismi e dalla violenza di vecchi e nuovi razzismi, dialoga a stento e, complice la crisi economica, sembra asfissiata dalla paura e dalla sfiducia in tutto ciò che è altro e diverso. Di questa sfida abbiamo parlato con Simona Malvezzi, architetto e cofondatrice, con Johannes e Wilfried Kuehn, dello studio berlinese Kuehn Malvezzi, vincitore del bando di concorso per la realizzazione del Bet- und Lehrhaus.

Come è nata l’idea di progettare un edificio che riunisse diverse religioni “sotto lo stesso tetto”?

L’impulso è venuto dalla comunità protestante di Berlino, a cui appartiene l’area in cui dovrebbe realizzarsi il nostro progetto, vincitore di un concorso bandito invece non da questa comunità bensì da un’associazione formatasi su iniziativa del prete Gregor Hohberg, il quale ha coinvolto sin dal principio le altre comunità religiose più importanti presenti in città, quella islamica e quella ebraica, con le quali un dialogo ‘interreligioso’ era già in atto da tempo.
Un altro impulso è venuto dalle autorità cittadine di Berlino, che hanno chiesto alla comunità protestante un suggerimento su che tipo di progetto si potesse realizzare in quest’area che è tra le più antiche di Berlino, anzi il luogo di origine della città di Berlino, chiamato Cölln. Infatti, l’edificio – che è ancora allo stato di progetto – si innesterà sulle fondamenta della chiesa neogotica di St. Petri, ultimo rifacimento di una serie di chiese distrutte e ricostruite partendo dalla prima antica costruzione gotica del 1230,. La chiesa neogotica fu distrutta alla finedella Seconda Guerra Mondiale e poi definitivamente abbattuta durante il comunismo nel 1964. Le sue fondamenta erano state coperte con un manto di cemento e, fino all’apertura degli scavi archeologici nel 2006, al suo posto sorgeva un parcheggio.

La riqualificazione dell’area avrebbe potuto dunque essere di tipo conservativo, semplicemente riportando alla luce le fondamenta della chiesa di San Pietro. Perché, secondo lei, questo interesse da parte delle autorità nel ‘costruire’ qualcosa di nuovo?

In questo momento storico, all’alba del Ventunesimo secolo, da parte della Germania e di Berlino in particolare, c’è la volontà da una parte di tornare a scoprire le origini, la storia di questi luoghi e di mostrare, in qualche modo, l’“archeologia” della propria identità attraverso la riscoperta delle fondamenta dell’antica chiesa di San Pietro; dall’altra, forse, proprio qui, dove un tempo sorgeva un monumento chiave dell’identità storica e spirituale della città, Berlino vuole rappresentare la propria identità contemporanea attraverso un edificio nuovo, che – come la città – sia unico ma che al suo interno conservi delle diversità, ed è proprio qui la complessità di questo progetto. Infatti, un aspetto fondamentale di questa iniziativa è che il progetto, sin da principio, doveva distinguersi dai soliti luoghi “multifunzionali” di culto diffusi per esempio negli aeroporti, dove c’è una stanza per tutti i culti. Qui, al contrario, la richiesta di preservare la diversità come fondamento di un dialogo era molto esplicita, perché l’obiettivo è quello di far fiorire dialogo tra le comunità in una reale dimensione di pluralismo, in cui diverse identità entrano in contatto l’una con l’altra, in uno spazio che le preservi nella loro differenza ma che allo stesso tempo le faccia incontrare. È proprio intorno a questa idea che il nostro progetto si è sviluppato.

Come hanno reagito comunità coinvolte nel progetto del Bet- und Lehrhaus?

La cosa interessante è che seppure questo dialogo tra i rappresentanti delle comunità era già in atto da anni, la vera attenzione da parte dei fedeli e della cittadinanza berlinese per il tema dei rapporti e del dialogo tra comunità è nata proprio nel momento in cui tale dialogo si è “concretizzato” in un progetto. Per quanto riguarda la comunità islamica, l’imam Kadir Sanci che partecipa al progetto è già da tempo impegnato nel dialogo interculturale ed è il direttore di un centro interculturale che ha sede a Berlino. Si è da subito mostrato molto interessato all’iniziativa, e lo stesso vale per il rabbino Tovia Ben-Chorin. Naturalmente ci sono state anche delle polemiche perché non tutti credono nel progetto e ritengono che il suo scopo sia impossibile da realizzare: non è ovviamente un progetto che può raccogliere il cento per cento dei consensi, perché come sappiamo anche il tema del dialogo tra religioni – ognuna delle quali difende una propria verità – è molto delicato.
È interessante però che tutti e tre i rappresentanti delle diverse fedi tendano a non mettere l’accento sul concetto di “religione”, quanto piuttosto su quelli di dialogo e di incontro. Dobbiamo ricordare che questo è certamente un luogo di preghiera, ma soprattutto un edificio pubblico e un centro di studi, nel quale è prevista anche una biblioteca delle religioni nella quale si potrà studiare e dove saranno organizzati incontri e conferenze.

E le reazioni dei fedeli? Avete fatto delle indagini in questo senso?

Dei contatti con i fedeli e con i membri delle tre comunità religiose rappresentate nel Bet- und Lehrhaus si occupano direttamente l’Imam, il rabbino e il parroco, in modo che le loro proposte per il miglioramento e il ‘raffinamento’ di tutti i dettagli del progetto definitivo siano anch’esse generate in un clima di dialogo e reciprocità. Per quanto riguarda noi architetti, come ho spiegato, siamo in constante dialogo con i tre rappresentanti, che insieme ad altri, si sono riuniti in un’ associazione, fondata appositamente per la promozione e poi per lo sviluppo del progetto. In questo caso, noi architetti siamo un po’ lo ‘strumento’ per la realizzazione architettonica di questo dialogo continuo tra comunità, fedeli, cittadini e autorità. Sono convinta che progetti di questo tipo possano nascere e avere senso se già a monte esiste un’esigenza e una pratica del dialogo, sta poi a noi architetti saperla interpretare e realizzare in un progetto che sappia soddisfare, e soprattutto avvicinare tutti coloro che vi sono coinvolti: in questo caso non solo i fedeli, ma tutti i cittadini, e, perché no, i turisti e i visitatori per i quali un edificio di questo tipo sarà sicuramente una sorpresa.

Perché il vostro interesse per il progetto?

Da una parte, ci interessava perché si tratta di un progetto molto urbano, che investe sulla rinascita di un’area del centro storico di Berlino che al momento versa ancora in uno stato di grande decadenza. È circondata infatti da una grande strada trafficata e dai grandi edifici residenziali prefabbricati della DDR, perché ci troviamo nella zona est della città. Dall’altra, naturalmente, ci siamo entusiasmati per la possibilità di progettare un edificio innovativo e che segni la presenza e l’identità non solo delle tre comunità rappresentate, ma anche della Berlino (e forse dell’Europa) del ventunesimo secolo, in cui ebrei, musulmani – che a Berlino sono soprattutto turchi – e cristiani convivono. Più che un edificio puramente religioso, si tratta quindi di un edificio “complesso” e con diverse valenze simboliche e pratiche per sostenere e favorire una dimensione, anche spaziale, di confronto interreligioso.

Concretamente, quando sarà realizzato l’edificio?

Non lo sappiamo ancora, è in corso di attivazione un sistema di crowd-funding, in modo che il finanziamento della costruzione possa essere pienamente democratico, e non legato alla generosità o agli interessi di un mecenate, perché una situazione del genere entrerebbe naturalmente in contraddizione con l’idea di pluralismo e orizzontalità insita nel progetto.
È interessante il fatto che, oltre alla costruzione di un edificio, qui ne vada anche dell’identità di Berlino stessa, una città policentrica che talvolta sembra ancora dover trovare una propria identità dopo la caduta del muro…
È vero. Inoltre, Berlino è una città molto laica e progressista, ed è naturale chiedersi perché ora, proprio qui, sia nata l’esigenza di investire su un grande progetto legato alla religione. A mio avviso la questione ha un grande rilievo politico, legato al bisogno di segnare e di rappresentare la presenza molto forte delle tre comunità religiose a Berlino e in Germania, ma di farlo da un punto di partenza che sottolinei con decisione le dimensioni dell’incontro, della prossimità, della collaborazione e della mutualità, ma anche della conoscenza reciproca: non a caso si tratta di un luogo di preghiera e di “studio”. Come spiegavo, il dialogo tra gli “alti” rappresentanti delle singole comunità già esisteva, ma ora che esso sembra potersi concretizzare in qualcosa di tangibile, in un progetto per tutti, l’entusiasmo per la collaborazione e l’interesse a dare ognuno il proprio contributo alla riuscita del progetto si sono fatti ancora più forti all’interno delle comunità e della cittadinanza tutta.

Vi siete ispirati a edifici di questo genere che già esistono? Ma esistono?

Non esistono: il Bet-und Lehrhaus è il primo edificio di questo tipo al mondo. Per ora, appunto, esistono degli spazi “multireligiosi” che però non hanno una definizione simbolica precisa. Sono delle stanze ibride e multifunzionali, come per esempio la Rothko Chapel, e le stanze di raccoglimento sempre più diffuse all’interno degli aeroporti o degli ospedali.
Perché il progetto è pensato per queste tre comunità religiose e non per le altre, che comunque, seppur minoritarie, immagino siano presenti in una grande città come Berlino?
L’idea è di rappresentare le tre religioni monoteiste presenti da più tempo a Berlino, poiché non solo hanno qui una presenza demografica molto forte, ma anche perché esse stesse hanno plasmato e stanno definendo uno dei volti della Berlino del ventunesimo secolo, crocevia di culture e fedi che convivono e si incontrano. Però l’edificio vuole essere uno spazio aperto a tutti, dal buddista al laico in cerca di raccoglimento e studio. Infatti c’è una grande sala centrale alla quale si accede direttamente dall’entrata principale del monumento: ricorda lo spazio del Pantheon di Roma, con la sua dimensione di luogo “pubblico” coperto ma aperto. In questa grande sala centrale, la cui forma è – come nel il Pantheon – quella universale del cerchio, saranno organizzate conferenze e dibattiti, e proprio a partire da essa si potrà accedere ai tre luoghi di culto. Più in alto ci sarà la biblioteca, mentre in cima all’edificio, a sovrastare la grande sala, abbiamo concepito una sorta di grande loggia urbana dalla quale si potrà vedere tutta Berlino. Inoltre, i promotori del bando di concorso volevano che questo fosse anche un luogo di silenzio aperto a tutti, che in qualche modo si distaccasse dal contesto caotico della città, aperto a tutti.

L’idea assomiglia a quella di una piazza classica, lo “spazio pubblico” per antonomasia, sul quale si affaccino i tre luoghi di culto…

È vero, infatti ci siamo ispirati anche a una pianta di Roma del 1748 di Giovan Battista Nolli, in cui la città è rappresentata come una massa omogenea nera, mentre tutti gli edifici e gli spazi pubblici come le piazze sembrano scavati, in bianco, al suo interno. Noi siamo partiti proprio da questa idea, classicissima: il nostro edificio è come se fosse una piccola città, con una piazza centrale tonda da cui si può accedere alle tre “case” delle tre diverse religioni, uno spazio pubblico condiviso, aperto e coperto.
Questo si comprende guardando l’edificio dall’esterno?
No, da fuori non si comprende esattamente la natura dell’edificio, perché volutamente non ci sono elementi che richiamino in maniera troppo risolutiva la simbologia le tre religioni in esso rappresentate. Né campanili, né minareti, né altro. La richiesta specifica del bando era che si potessero intuire le tre diversità nell’universalità. Certamente c’è anche un effetto “sorpresa” per chi viene da fuori.

E i tre spazi “religiosi” invece? Nell’architettura e nelle decorazioni, almeno al loro interno, seguono dei canoni classici?

Sì. Per esempio, la moschea è orientata verso la Mecca, la Sinagoga verso Gerusalemme, e entrambe hanno gli spazi dedicati alle donne. Un altro elemento è la luce, molto importante nel progetto, poiché essa – qui ricavata con dei tagli di diverso tipo all’interno delle pareti – ricopre un importante ruolo simbolico in tutte le religioni. Per quanto riguarda le decorazioni vere e proprie di ogni spazio è in corso un dialogo con i rappresentanti delle tre comunità, anche per rendere esecutivo e quantificabile il progetto, soprattutto per la ricerca di fondi.

Secondo lei, per quale motivo ha vinto il vostro progetto?

Forse siamo riusciti a vincere questo bando proprio perché nel nostro progetto la rappresentazione spaziale e architettonica delle tre religioni avviene rigorosamente sullo stesso piano, in una dimensione estetica di spiritualità diffusa e ‘universale’ che – questo nella nostra idea – le coinvolga tutte pur preservando le differenze e le identità di ognuna. La verticalità dunque esiste nel nostro progetto, ma non è una verticalità volta a definire una gerarchia tra i tre luoghi di culto – come invece accadeva in altri progetti che hanno partecipato al bando – quanto piuttosto una verticalità spirituale, religiosa, rispetto alla quale le tre fedi possano identificarsi in una dimensione di pari dignità e reciprocità. Per questo non abbiamo costruito torri o altro: al contrario, l’aspetto esterno dell’edificio è il risultato diretto del graduale ‘crescendo’ di volumi interni che culmina nel volume più alto che però si relaziona pariteticamente con ognuno dei luoghi di culto, nonché con il grande spazio centrale che essi condividono. Inoltre, la costruzione realizzata interamente in mattoni all’ interno e all’ esterno darà l’impressione di un blocco unico, di un monolite, scavato al suo interno.

Una volta realizzato, il Bet- und Lehrhaus come si collocherà nel contesto urbano di Berlino? Avete coinvolto anche degli urbanisti?

In questo caso – come del resto in molti altri progetti del nostro studio – gli urbanisti siamo noi stessi. Per noi l’architettura, anche quando progettiamo l’allestimento di una mostra, deve sempre presupporre un ragionamento di tipo ‘urbanistico’ che deve prendere in considerazione il ‘modello’ di città in cui il progetto viene a collocarsi. Prima accennavo alla pianta di Roma del Nolli e alla sua rappresentazione della città come costellazione di spazi pubblici in relazione tra loro: è a questa idea che anche noi ci ispiriamo nel progettare un monumento o uno spazio che deve prendere forma in un contesto urbano, perché siamo convinti che certe relazioni debbano avvenire – e comunque essere prese in considerazione – per forza, soprattutto quando si parla di progetti dal forte impatto estetico o simbolico da costruire in luoghi nevralgici della città, come l’area in cui verrà costruito il Bet- und Lehrhaus. In questo senso siamo degli ‘urbanisti’, seppur non nell’accezione classica del termine.
Naturalmente ci interessa molto anche il dibattito pubblico intorno a progetti di questo tipo, come anche il cosiddetto ‘display politico’. Per esempio, tempo fa partecipammo a un concorso per l’ambasciata tedesca a Belgrado. Era prevista la demolizione dell’ ambasciata esistente, un edificio costruito nei primi anni Settanta, con una facciata brutalista in cemento armato dal forte impatto visivo. Ritenemmo importante invece che la facciata fosse conservata per il suo valore architettonico legato anche alla storia politica della svolta distensiva che dal 1968 in poi ha segnato la politica della Repubblica Federale Tedesca nei confronti dei paesi socialisti; la facciata fu costruita proprio perché l’allora Cancelliere Willy Brandt, in questa logica di apertura, aveva cominciato a finanziare e sostenere le relazioni diplomatiche anche con quei paesi che riconoscevano la Germania dell’Est come paese sovrano. La facciata dell’edificio di Belgrado ha quindi un valore storico, e sicuramente simbolico, per il suo aspetto e per la sua collocazione geografica. Di questa dimensione politica dell’architettura , secondo noi fondamentale, abbiamo voluto tener conto, proprio come nel progetto della Bet- und Lehrhaus – una ‘casa’ che accolga in sé le tre religioni monoteistiche in una dimensione di orizzontalità e dialogo – e, soprattutto non potevamo non tener conto dell´importante valore simbolico e pratico di questa iniziativa nel mondo di oggi.

Fonte: http://www.reset.it/reset-doc/berlin-petriplatz-quando-il-dialogo-interreligioso-incontra-larchitettura

Haus der Drei Religionen from Armin Linke on Vimeo.

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Chiesa Battista di Cagliari ‘benedice’ coppia omosessuale

Ecco i Battisti in Italia cosa fanno. Una vergogna e uno scandalo. Ravvedetevi e convertitevi dalle vostre vie malvagie, voi che approvate e fate queste cose.
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Cagliari, primo “matrimonio” gay – Chiesa battista sposa Damiano e Sergio

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Nella foto: sulla destra, Damiano e Sergio (da Facebook)

“Ci siamo sposati e siamo molto felici”. Il rito che ha unito Sergio e Damiano non è un matrimonio a tutti gli effetti, si chiama benedizione di coppia. “Siamo i primi in Sardegna e, anche se siamo molto cattolici, ci siamo affidati alla chiesa evangelica battista di Cagliari che ci ha permesso di coronare un sogno”. Damiano Meloni è un credente che colleziona rosari mentre suo “marito” Sergio Puddu ha un rapporto molto intenso con le chiesa, racconta Marcello Zasso su L’Unione Sarda di oggi.

Martedì 08 luglio 2014 07:42

Fonte: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/07/08/cagliari_primo_matrimonio_gay_chiesa_battista_sposa_damiano_e_sergio-6-376608.html

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Il documento che attesta che l’Alleanza Evangelica Mondiale e la Chiesa Cattolica Romana si sono alleate

Launch of “Christian Witness in a Multi-Religious World: Recommendations for Conduct”

L’Alleanza Evangelica Mondiale (di cui fa parte l’AEI) è molto ecumenica ed aperta al dialogo interreligioso, perchè sia l’ecumenismo che il dialogo interreligioso fanno parte dell’agenda della Massoneria, e l’Alleanza Evangelica Mondiale è nata in un tempio massonico.
A tale proposito faccio presente che il 28 Giugno 2011 presso il Centro Ecumenico di Ginevra (Svizzera), è stato presentato un documento dal titolo ‘Christian Witness in a Multi-Religious World: Recommendations for Conduct’, ossia ‘Testimonianza Cristiana in un mondo multi religioso: raccomandazioni per il comportamento’. Queste raccomandazioni sul comportamento rispettoso che devono tenere i missionari, gli evangelisti ed altri testimoni quando condividono la fede Cristiana sono state rilasciate dopo una serie di consultazioni durate cinque anni tra il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC), il Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso (PCID) della Chiesa Cattolica Romana e l’Alleanza Evangelica Mondiale (WEA). Geoff Tunnicliffe, il segretario generale dell’Alleanza Evangelica Mondiale, ha affermato: ‘Negli ultimi cinque anni noi stiamo costruendo un nuovo ponte’. ‘Il documento è un grande raggiungimento’, ha spiegato, in quanto esso rappresenta un accordo formale sull’ ‘essenza della missione Cristiana’, e nello stesso tempo dimostra che organismi cristiani diversi ‘sono capaci di lavorare assieme e parlare assieme’. In questo senso, dice lui, il rilascio di questo testo ‘è un momento storico’ nella ricerca dell’unità dei Cristiani. Il documento sulla testimonianza cristiana invita ad uno studio delle questioni della missione e del dialogo interreligioso, a costruire la fiducia e la cooperazione tra persone di tutte le religioni e la promozione della libertà religiosa dappertutto. I Cristiani sono incoraggiati a pregare per il benessere di tutti, a fortificare la loro identità religiosa e ad evitare di rappresentare erroneamente le credenze degli altri (notizie tratte da: http://www.oikoumene.org/).

Ecco il documento in italiano. Leggetelo attentamente perchè è la prova che l’Alleanza Evangelica Mondiale si è alleata con la Chiesa Cattolica Romana, e quindi è imperativo uscire dall’AEI.

TESTIMONIANZA CRISTIANA IN UN MONDO MULTI-RELIGIOSO: RACCOMANDAZIONI PER IL COMPORTAMENTO

Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso – Consiglio Ecumenico delle Chiese – Alleanza Mondiale Evangelica

PREAMBOLO

La missione appartiene all’essenza stessa della Chiesa. Annunciare la Parola di Dio e testimoniarla al mondo è fondamentale per ogni cristiano. Al tempo stesso è necessario farlo secondo i principi evangelici, con pieno rispetto ed amore per tutti gli esseri umani.
Consapevoli delle tensioni tra persone e comunità di differenti convinzioni religiose e delle varie interpretazioni della testimonianza cristiana, il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (PCDI), il Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e, su invito del CEC, l’Alleanza Mondiale Evangelica (WEA), si sono incontrati nell’arco di cinque anni per riflettere e redigere questo documento perché serva come un’esposizione di raccomandazioni per la condotta da avere nella testimonianza cristiana nel mondo. Il documento non vuol essere una dichiarazione teologica sulla missione ma intende affrontare problemi pratici legati alla testimonianza cristiana in un mondo multi-religioso.
Lo scopo di questo documento è quello di incoraggiare le chiese, i consigli ecclesiali e gli organismi missionari a riflettere sulla loro attuale prassi e ad utilizzare le presenti raccomandazioni per preparare, se è il caso, le proprie linee-guida per la loro testimonianza e missione in mezzo a coloro che appartengono a religioni diverse o che non professano alcuna particolare religione. E’ auspicabile che i cristiani in tutto il mondo studino questo documento considerando i propri modi di agire nel testimoniare la fede in Cristo, sia con le parole che con le opere.

UNA BASE PER LA TESTIMONIANZA CRISTIANA

1. Per i cristiani è un privilegio ed una gioia rendere ragione della speranza che è in loro e farlo con dolcezza e rispetto (cfr. 1 Pt. 3, 15).
2. Gesù Cristo è il supremo Testimone (cfr Gv 18,37). La testimonianza cristiana è sempre una partecipazione alla sua testimonianza, che assume la forma di proclamazione del Regno, servizio al prossimo e dono totale di sé, anche se quest’atto di donazione conduce alla croce. Proprio come il Padre ha mandato il Figlio nella potenza dello Spirito Santo, così i credenti sono inviati in missione per testimoniare in parole ed opere l’amore di Dio uno e trino.
3. L’esempio e l’insegnamento di Gesù Cristo e della Chiesa primitiva devono essere le guide per la missione cristiana. Per due millenni i cristiani hanno cercato di seguire la via di Cristo, partecipando la buona notizia del Regno di Dio (cfr Lc 4, 16-20).
4. La testimonianza cristiana in un mondo pluralista comprende l’impegno a dialogare con persone di differenti religioni e culture (cfr At 17, 22-28).
5. In alcuni contesti, vivere ed annunciare il Vangelo è difficile, impedito o addirittura proibito, tuttavia i cristiani hanno ricevuto da Cristo il mandato di proseguire fedelmente in solidarietà reciproca nel rendergli testimonianza (cfr Mt 28,19-20; Mc 16, 14-18; Lc 24, 44-48; Gv 20, 21; At 1,8).
6. Se i cristiani adottano metodi inappropriati di esercitare la missione ricorrendo all’inganno e a mezzi coercitivi, essi tradiscono il Vangelo e possono causare sofferenza agli altri. Tali deviazioni esigono il pentimento e ci ricordano che abbiamo sempre bisogno della grazia di Dio (cfr. Rm 3, 23).
7. I cristiani affermano che, mentre è loro responsabilità testimoniare Cristo, la conversione è in definitiva opera dello Spirito Santo (cfr Gv 16, 7-9; At 10, 44-47). Essi riconoscono che lo Spirito soffia dove vuole in modi che nessuno può controllare (cfr. Gv 3, 8).

PRINCIPI

Nel cercare di adempiere il mandato di Cristo in modo appropriato, i cristiani sono chiamati a rispettare i seguenti principi in particolare all’interno di contesti interreligiosi.
1. Agire nell’amore di Dio. I cristiani credono che Dio è la sorgente di ogni amore e, di conseguenza, nella loro testimonianza sono chiamati a vivere una vita di amore e ad amare il prossimo come se stessi (cfr Mt 22, 34-40; Gv 14,15).
2. Imitare Gesù Cristo. In tutti gli aspetti della vita, e soprattutto nella loro testimonianza, i cristiani sono chiamati a seguire l’esempio e gli insegnamenti di Gesù Cristo, condividendo il suo amore, dando gloria e onore a Dio Padre, nella potenza dello Spirito Santo (cfr Gv 20, 21-23).
3. Virtù cristiane. I cristiani sono chiamati a comportarsi con integrità, carità, compassione ed umiltà, ed a superare ogni arroganza, condiscendenza e denigrazione (cfr Gal 5,22).
4. Azioni di servizio e di giustizia. I cristiani sono chiamati ad agire con giustizia e ad amare con tenerezza (cfr. Mi 6,8). Essi sono inoltre chiamati a servire gli altri e, così facendo, a riconoscere Cristo nel più piccolo dei loro fratelli e sorelle (cfr Mt 25,45). Azioni di servizio, quali provvedere all’istruzione, alle cure sanitarie, all’assistenza ed agli atti di giustizia e di pubblica difesa, sono una parte integrante della testimonianza del Vangelo. La diffusione del cristianesimo non può avere luogo sfruttando situazioni di povertà e di bisogno. Nel loro servizio i cristiani devono denunciare ed astenersi dal ricorrere ad ogni forma di allettamento, compresi premi ed incentivi finanziari.
5. Discernimento nei ministeri di guarigione. Come parte integrante della loro testimonianza evangelica, i cristiani esercitano ministeri di guarigione. Essi sono chiamati a esercitare il discernimento nello svolgere questi ministeri garantendo il pieno rispetto della dignità umana e assicurando che non siano sfruttati la vulnerabilità delle persone ed il loro bisogno di guarigione.
6. Rifiuto della violenza. I cristiani sono chiamati a respingere ogni forma di violenza, anche psicologica o sociale, compreso l’abuso di potere nella loro testimonianza. Rifiutano anche la violenza, l’ingiusta discriminazione o la repressione esercitata da qualsiasi autorità religiosa o civile, comprese la violazione o la distruzione di luoghi di culto, di simboli o testi sacri.
7. La libertà di religione e di credo. La libertà religiosa, comprendente il diritto a professare, praticare, diffondere e cambiare religione pubblicamente scaturisce dalla dignità stessa della persona umana, fondata nella creazione di tutti gli esseri umani a immagine e somiglianza di Dio (cfr. Gn 1,26). Di conseguenza, tutti gli esseri umani hanno uguali diritti e responsabilità. Laddove una qualsiasi religione sia strumentalizzata per fini politici, o laddove avvengano persecuzioni religiose, i cristiani sono chiamati a impegnarsi in una testimonianza profetica di denuncia di tali azioni.
8. Reciproco rispetto e solidarietà. I cristiani sono chiamati ad impegnarsi a lavorare con tutte le persone nel mutuo rispetto, promuovendo insieme la giustizia, la pace ed il bene comune. La cooperazione interreligiosa è una dimensione essenziale di tale impegno.
9. Rispetto per tutte le persone. I cristiani riconoscono che il Vangelo è sia una sfida che un arricchimento delle culture. Anche quando il Vangelo mette in discussione alcuni aspetti delle culture, i cristiani sono chiamati a rispettare tutte le persone. Essi sono chiamati anche a discernere gli elementi che nelle loro culture sono smessi in discussione dal Vangelo.
10. Rinuncia a dire falsità. I cristiani devono parlare sinceramente e rispettosamente, devono ascoltare per imparare e capire le credenze e le pratiche altrui, e sono incoraggiati a riconoscere ed apprezzare ciò che in esse vi è di vero e di buono. Qualsiasi commento o approccio critico deve essere fatto in uno spirito di mutuo rispetto, facendo attenzione a non dire falsità riguardo alle altre religioni.
11. Garantire il discernimento personale. I cristiani devono riconoscere che cambiare la propria religione è un passo decisivo che deve essere accompagnato da un tempo sufficiente per un’adeguata riflessione e preparazione, attraverso un processo che garantisca piena libertà personale.
12. Costruire relazioni interreligiose. I cristiani devono continuare a costruire rapporti di rispetto e di fiducia con persone di differenti religioni in modo da facilitare una più profonda comprensione reciproca, la riconciliazione e la cooperazione per il bene comune.

RACCOMANDAZIONI

La terza consultazione organizzata dal Consiglio Ecumenico delle Chiese e dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso della Santa Sede, con la collaborazione dell’Alleanza Evangelica Mondiale e la partecipazione delle più grandi famiglie di fede cristiana (cattolici, ortodossi, protestanti, evangelici e pentecostali), avendo operato in uno spirito di cooperazione ecumenica per preparare questo documento da sottoporre all’esame di Chiese, organismi confessionali nazionali e regionali ed organizzazioni missionarie, e specialmente di coloro che lavorano in contesti interreligiosi, raccomanda a tali organismi di:
1. studiare le questioni presentate in questo documento e, ove opportuno, formulare linee guida per il comportamento riguardanti la testimonianza cristiana applicabili ai loro particolari contesti. Se possibile, ciò dovrebbe essere fatto ecumenicamente e in consultazione con rappresentanti di altre religioni.
2. costruire rapporti di rispetto e fiducia con le persone di tutte le religioni, in particolare a livello istituzionale tra le chiese e le altre comunità religiose, impegnandosi in un continuo dialogo interreligioso come parte del loro impegno cristiano. In certi contesti, dove anni di tensione e conflitto hanno generato sospetti profondi e incrinato la fiducia nelle e tra le comunità, il dialogo interreligioso può offrire nuove opportunità per risolvere i conflitti, ristabilire la giustizia, risanare le memorie, per la riconciliazione e la costruzione della pace.
3. incoraggiare i cristiani a rafforzare la propria identità religiosa e la propria fede, approfondendo la conoscenza e la comprensione di altre religioni, e di farlo tenendo anche conto delle prospettive dei seguaci di quelle religioni. I cristiani devono evitare di travisare le credenze e le pratiche di persone di differenti religioni.
4. cooperare con le altre comunità religiose impegnandosi nella difesa interreligiosa della giustizia e del bene comune e, ove possibile, essere solidali con le persone che si trovano in situazioni di conflitto.
5. fare appello ai governi al fine di garantire che la libertà di religione sia correttamente e completamente rispettata, riconoscendo che in molti Paesi viene impedito ad istituzioni e persone religiose di svolgere la loro missione.
6. pregare per i propri vicini ed il loro benessere, riconoscendo che la preghiera è parte integrante della nostra identità e del nostro agire, come lo è della missione di Cristo.

APPENDICE: Iter del documento

1. Nel mondo di oggi cresce la collaborazione tra i cristiani e tra questi ed i seguaci di differenti religioni. Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (PCDI) della Santa Sede ed il Programma sul dialogo interreligioso e la cooperazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC-IRDC) hanno fatto esperienza di tale collaborazione. Esempi di temi su cui il PCDI / CEC-IRDC hanno collaborato in passato sono: il matrimonio interreligioso (1994-1997), la preghiera interreligiosa (1997-1998) e la religiosità africana (2000-2004). Questo documento è un risultato del loro comune lavoro.
2. Nel mondo di oggi vi sono crescenti tensioni interreligiose, inclusa la violenza e la perdita di vite umane. Fattori politici, economici e di altra natura svolgono un ruolo in queste tensioni. Anche i cristiani sono talora coinvolti in questi conflitti, sia volontariamente che involontariamente, in quanto o sono perseguitati o partecipano alla violenza. In risposta a questo il PCDI e il CEC-IRDC hanno deciso di affrontare i problemi lavorando in comune per elaborare raccomandazioni condivise sulla condotta da adottare nella testimonianza cristiana. Il CEC-IRDC ha invitato l’Alleanza Evangelica Mondiale (WEA) a partecipare a questo processo, ed essi l’hanno fatto volentieri.
3. All’inizio si sono tenute due consultazioni: la prima, a Lariano, in Italia, dal 12 al 18 maggio 2006, dal titolo “Valutazione della realtà” in cui rappresentanti di differenti religioni hanno condiviso le loro opinioni ed esperienze sulla questione della conversione. In un punto della dichiarazione della consultazione si legge: “Noi affermiamo che, mentre tutti hanno il diritto di invitare gli altri ad una comprensione della loro fede, tale diritto non deve essere esercitato in maniera da violare i diritti altrui e le sensibilità religiose. La libertà di religione impone a tutti noi la responsabilità, ugualmente non negoziabile, di rispettare le fedi diverse dalla nostra, e mai denigrarle, diffamarle o travisarle allo scopo di affermare la superiorità della nostra fede”.
4. La seconda consultazione, inter-cristiana, si è svolta a Tolosa, in Francia, dall’8 al 12 agosto 2007, per riflettere sugli stessi temi. Sono state discusse in modo approfondito tematiche su famiglia e comunità, rispetto degli altri, economia, marketing e concorrenza, violenza e politica. I problemi pastorali e missionari emersi costituiscono lo sfondo della riflessione teologica e dei principi esposti nel presente documento. Ogni tema è importante in se stesso e merita maggiore attenzione di quella che è stato possibile dargli in queste raccomandazioni.
5. I partecipanti alla terza consultazione (inter-cristiana) si sono riuniti a Bangkok, in Thailandia, dal 25 al 28 gennaio 2011 ed hanno portato a termine questo documento.

Fonte: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/interelg/documents/christian_witness_in_multi-religious_world_italian.pdf

CHI HA ORECCHI DA UDIRE, ODA

Giacinto Butindaro

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Insensati

A molti Cristiani non si sente mai dire: “Se piace al Signore, saremo in vita e faremo questo o quest’altro” (Giacomo 4:15). Come mai? Evidentemente perchè pensano che sicuramente piace al Signore che domani o un altro giorno a seguire saremo in vita e faremo questo o quell’altro. Per cui in seno a certe Chiese se dici ad un fratello: ‘Ci vediamo domani o domenica prossima al culto, se piace al Signore’, rischi di essere ripreso da quest’ultimo in questi termini: ‘Ma cosa dici fratello? Se piace al Signore? Ma al Signore di sicuro piace!!’ Che insensati: parlando in questa maniera dimostrano di non tenere in nessuna considerazione l’ammonimento di Giacomo: “Mentre non sapete quel che avverrà domani!” (Giacomo 4:14) e quello della Sapienza: “Non ti vantare del domani, poiché non sai quel che un giorno possa produrre” (Proverbi 27:1). Ma questi si vantano con le loro millanterie, e ciò è male agli occhi di Dio. Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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ADI-AID: i soldi della quota non vanno più tutti al bambino «adottato»

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Comunico a quei fratelli che frequentano Chiese ADI e sostengono l’Adozione affettiva a distanza tramite l’ADI-AID (sorta nel 2004) che durante il XXII Convegno Pastorale tenutosi nel 2012 a Paestum è stato deciso di destinare una parte del denaro mandato ad ogni bambino «adottato» a coprire le spese amministrative di ADI-AID.
Negli atti di quel convegno si legge infatti quanto segue: ‘Considerata l’esigenza di reperire i fondi necessari per coprire le spese amministrative atte a rendere autosufficiente la gestione finanziaria di ADI-aid, propone che una parte della quota del sostegno mensile, oggi pari a € 20,00, sia utilizzata per tale scopo’. La proposta è stata messa al voto ed è stata approvata. Ma c’è stato un astenuto.

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Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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«Voi siete progenie del diavolo»

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A chi disse queste parole Gesù: “Voi siete progenie del diavolo, ch’è vostro padre, e volete fare i desiderî del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando parla il falso, parla del suo, perché è bugiardo e padre della menzogna” (Giovanni 8:44)? A dei Giudei che sostenevano di essere sia figli di Dio che figli di Abramo (Giovanni 8:41,39), e non erano dunque nè figli di Dio e neppure figli di Abramo. Anche oggi molti si definiscono figli di Dio e figli di Abramo, ma non sono altro che progenie del diavolo. Come si fanno a riconoscere? Dal fatto che rigettano le parole di Gesù Cristo, non credono alla verità che Gesù ha udita da Dio e ci ha trasmesso. Essi dunque si riconoscono dal fatto che disprezzano e odiano Gesù Cristo. E badate che di questa progenie del diavolo fanno parte anche tanti che dicono di essere Cristiani.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Pensieri

C’è differenza

I ministri di Cristo Gesù predicano quello che sta scritto, coloro che invece si travestono da ministri di Cristo Gesù predicano contro quello che sta scritto.

Disprezzano i savi e onorano gli stolti

Molti cosiddetti Cristiani disprezzano i savi e onorano gli stolti. Come mai? Perché amano la stoltezza anziché la sapienza. Guai a loro.

Ne parlano senza conoscerlo

Sono molti quelli che parlano di Gesù, ma senza conoscerlo. Come si riconoscono? Dal fatto che rifiutano di osservare i Suoi comandamenti. Infatti “chi dice: Io l’ho conosciuto e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo, e la verità non è in lui” (1 Giovanni 2:3-4).

Tanti nemici

Chi vuole piacere al Signore si fa tanti nemici, ma veramente tanti. Diceva bene il salmista: “O Eterno, quanto numerosi sono i miei nemici! Molti son quelli che si levano contro di me, molti quelli che dicono dell’anima mia: Non c’è salvezza per lui presso Dio!” (Salmo 3:1-2)

Peccati per cui vale la pena andare all’inferno?

Taluni dicono nella loro stoltezza e ribellione contro Dio che ci sono peccati per cui vale la pena andare all’inferno. Ritengo però che quando saranno all’inferno, non la penseranno più così. Ma sarà troppo tardi per loro.

Scuole antibibliche

Le Scuole Bibliche delle Chiese Evangeliche massonizzate sono come i seminari della Chiesa Cattolica Romana, perché chi le frequenta impara a disprezzare e annullare la Parola di Dio.

Viene gettato via

Gesù dice: “Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini” (Matteo 5:13). Il sale che diventa insipido dunque non è più buono a nulla, e per questo viene gettato via. Viene gettato via come il tralcio che non dà frutto, secondo che dice Gesù: “Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano” (Giovanni 15:6). Chi ha orecchi da udire, oda

Vituperati per il nome di Cristo

Dice l’apostolo Pietro: “Se siete vituperati per il nome di Cristo, beati voi! perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su voi. Nessun di voi patisca come omicida, o ladro, o malfattore, o come ingerentesi nei fatti altrui; ma se uno patisce come Cristiano, non se ne vergogni, ma glorifichi Iddio portando questo nome” (1 Pietro 4:14-16). Noi dunque glorifichiamo Dio perché siamo vituperati dal mondo per il nome di Gesù Cristo. A Lui sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen

Se i Cristiani si conformano a questo secolo …

Se i Cristiani si conformano al presente secolo malvagio, smettono di essere la luce del mondo e il sale della terra. Perciò è scritto: “Non vi conformate alle concupiscenze del tempo passato quand’eravate nell’ignoranza; ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo” (1 Pietro 1:14-16). Chi ha orecchi da udire, oda

La via che mena alla rovina

La via di coloro che chiamano Gesù ‘Signore, Signore’, e non fanno le cose che Egli dice, mena alla rovina. Lo ha detto Gesù: “Ma chi ha udito e non ha messo in pratica, somiglia ad un uomo che ha edificato una casa sulla terra, senza fondamento; la fiumana l’ha investita, e subito è crollata; e la ruina di quella casa è stata grande” (Luca 6:49). Chi ha orecchi da udire, oda

Un Cristiano non può affiliarsi alla Massoneria

Circola in tante Chiese la tesi secondo cui entrare nella Massoneria per un Cristiano non è errato, se si tratta di massoneria ufficiale ed accreditata e questo perché i principi massonici sono molto elevati e mostrano una sensibilità spirituale speciale!! Per cui secondo costoro, un Cristiano può essere un massone e nello stesso tempo servire il Signore Gesù Cristo! Ma non è affatto così, perché un massone non può servire il Signore Gesù in quanto la Massoneria è dal diavolo e serve il diavolo. Sappiate, fratelli, che un massone che si attiene ai principi della Massoneria non può servire il Signore, perché la Massoneria spinge i suoi membri a servire il diavolo, non importa di che Massoneria si tratta. I principi della Massoneria infatti che sono ‘libertà fratellanza e uguaglianza’ sono principi anticristiani, e le dottrine della Massoneria contrastano la Parola di Dio. Questa è la ragione per cui un Cristiano non può entrare nella Massoneria, non importa di che Massoneria si tratta. Ho scritto un libro dove ho dimostrato ampiamente ciò. Leggetelo.

Non peccate

“Ritraggasi dall’iniquità chiunque nomina il nome del Signore” (2 Timoteo 2:19), e questo perchè ” Ogni iniquità è peccato” (1 Giovanni 5:17), e ci viene comandato: “Non peccate” (1 Corinzi 15:34). Chi ha orecchi da udire, oda

Scelti da Dio

L’apostolo Pietro disse a casa di Cornelio tra le altre cose queste: “E noi siam testimoni di tutte le cose ch’egli [Gesù Cristo] ha fatte nel paese de’ Giudei e in Gerusalemme; ed essi l’hanno ucciso, appendendolo ad un legno. Esso ha Iddio risuscitato il terzo giorno, e ha fatto sì ch’egli si manifestasse non a tutto il popolo, ma AI TESTIMONI CH’ERANO PRIMA STATI SCELTI DA DIO; cioè a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (Atti 10:39-41). Notate che Pietro – che parlò sospinto dallo Spirito Santo – si considerava uno dei testimoni innanzi scelti da Dio. Lo Spirito Santo glielo attestava, perché questa era la verità. Quando dunque Dio ha scelto qualcuno, lo Spirito che è in lui glielo attesta.

Vogliono proprio quello

I falsi dottori insegnano eresie di perdizione e molti li seguono, e li seguono perché essi amano la menzogna anziché la verità, le favole anziché la sana dottrina. Vogliono pascersi di menzogne. E’ proprio quello che essi vogliono. Dio dunque manda loro efficacia d’errore onde credano alla menzogna. Guai a loro.

Come i pagani che non conoscono Dio

Che tristezza dover constatare che tanti che si professano Cristiani parlano e agiscono come i pagani che non conoscono Dio! E pensare che Dio nella Sua grande bontà ha voluto che la Sua Parola, dico la Sua Parola, fosse trascritta e quindi tramandata alle generazioni a venire affinchè fosse proclamata e praticata! Evidentemente per loro quello che dice Dio non ha alcun valore! Ma essi non rimarranno impuniti perché la Sapienza di Dio dice: “Ma poiché, quand’ho chiamato avete rifiutato d’ascoltare, quand’ho steso la mano nessun vi ha badato, anzi avete respinto ogni mio consiglio e della mia correzione non ne avete voluto sapere, anch’io mi riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando lo spavento vi piomberà addosso; quando lo spavento vi piomberà addosso come una tempesta quando la sventura v’investirà come un uragano, e vi cadranno addosso la distretta e l’angoscia. Allora mi chiameranno, ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno. Poiché hanno odiato la scienza e non hanno scelto il timor dell’Eterno e non hanno voluto sapere dei miei consigli e hanno disdegnato ogni mia riprensione, si pasceranno del frutto della loro condotta, e saranno saziati dei loro propri consigli. Poiché il pervertimento degli scempi li uccide, e lo sviarsi degli stolti li fa perire …” (Proverbi 1:24-32).
Chi ha orecchi da udire, oda

Affatichiamoci nel Signore

Il Signore Gesù dice: “Ecco, io vengo tosto, e il mio premio è meco per rendere a ciascuno secondo che sarà l’opera sua” (Apocalisse 22:22). Sapendo dunque che “ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica” (1 Corinzi 3:8), stiamo saldi, fratelli, incrollabili, abbondanti sempre nell’opera del Signore, sapendo che la nostra fatica non è vana nel Signore (1 Corinzi 15:58). A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen.

Ciò che sei per Dio

Per molti, fratello, tu sei solo un numero, per Dio invece sei un Suo figliuolo e quindi prezioso ai Suoi occhi. Non perderti d’animo quindi, perchè Dio è in te, con te e per te.

Quando pensi che Paolo …

Quando pensi che Paolo, prima di essere salvato, era un uomo “spirante minaccia e strage contro i discepoli del Signore” (Atti 9:1), “un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore” (1 Timoteo 1:13), che perseguitò a tutto potere quelli che credevano in Gesù “legando e mettendo in prigione uomini e donne” (Atti 22:4), e quando erano messi a morte, egli dette il suo voto (Atti 26:10); come fai a non pensare alla misericordia di Dio? E non solo alla Sua misericordia, ma anche al fatto che “Egli fa misericordia a chi vuole” (Romani 9:18)?

Un Dio che s’adira

Ti hanno insegnato che Dio non si adira? Ti hanno insegnato una menzogna, perchè è scritto: “Iddio è un giusto giudice, UN DIO CHE S’ADIRA OGNI GIORNO. Se il malvagio non si converte egli aguzzerà la sua spada; egli ha teso l’arco suo e lo tien pronto; dispone contro di lui strumenti di morte; le sue frecce le rende infocate. Ecco, il malvagio è in doglie per produrre iniquità. Egli ha concepito malizia e partorisce menzogna. Ha scavato una fossa e l’ha resa profonda, ma è caduto nella fossa che ha fatta. La sua malizia gli ritornerà sul capo, e la sua violenza gli scenderà sulla testa” (Salmo 7:11-16)

Odiano la Scrittura

C’è gente che si dice Cristiana ma odia la Sacra Scrittura. La ragione? Perchè la Scrittura è come una lampada splendente in luogo oscuro, e siccome questi cosiddetti Cristiani fanno cose malvage e prendono piacere nella malvagità essi odiano la luce affinché le loro opere non siano riprovate.

Sotto la grazia

Siamo sotto la grazia, non più sotto la legge, e quindi non siamo più sotto maledizione perché “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: Maledetto chiunque è appeso al legno) affinché la benedizione d’Abramo venisse sui Gentili in Cristo Gesù, affinché ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso” (Galati 3:13-14). Rallegriamoci dunque nel Signore e ringraziamo Dio per questo.

Così è scritto

Così è scritto; che Cristo è morto per i nostri peccati, fu seppellito, e risuscitò il terzo giorno a cagione della nostra giustificazione. Così crediamo, e così predichiamo.

Giacinto Butindaro

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«Evangelici» che sono all’inferno

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“Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio” (1 Corinzi 6:9-10).

Eccoci al funerale di un membro di una Chiesa Evangelica, che era conosciuto da tutti per essere un fornicatore, un ladro, un bugiardo, e un oltraggiatore. Il «pastore» durante il suo discorso assicura i presenti che conosceva bene quell’uomo, lo conosceva sin da quando era un bambino, ed afferma che malgrado le sue ‘debolezze’ (così chiama i peccati di cui quell’uomo era schiavo) ora è in cielo perché molti anni addietro alla scuola domenicale (o al campeggio) aveva accettato Gesù nel suo cuore! Sono presenti tanti amici del morto, malvagi come il loro amico, che per la prima volta nella loro vita ascoltano quello che dice un «pastore». Alla fine del suo discorso sia i credenti che i non credenti, si rallegrano di avere sentito che quell’uomo è ora in cielo a cantare le lodi al Signore! Questo è quello che purtroppo avviene oggi in seno a tante Chiese Evangeliche. D’altronde da «pastori» che sono loro stessi fornicatori, ladri, bugiardi e oltraggiatori, che messaggio ci si può aspettare? Dalla bocca di «pastori» che rigettano la santificazione e deridono e offendono quelli che si santificano nel timore di Dio che cosa si può sentire di diverso? Questi «pastori» fornicatori, ladri, bugiardi e oltraggiatori stanno conducendo tante anime nel fuoco dell’inferno assieme a loro. All’inferno quindi abbondano le anime di peccatori che sulla terra erano conosciuti come ‘Evangelici’. Guardatevi e ritiratevi da essi.

Giacinto Butindaro

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Il «pastore» che dice alle donne che cercano marito di venire al culto con un abito da sposa

Il «pastore» di una Chiesa nello stato di Enugu in Nigeria durante un culto ha chiesto a tutte le donne nubili di venire al culto con un abito da sposa se vogliono sposarsi quest’anno. La settimana successiva, è avvenuto proprio questo, che esse si sono presentate al culto indossando un abito da sposa. Queste donne sono state fatte sedere davanti e il pastore ha rivolto a Dio delle preghiere speciali per esse e gli ha fatto dare delle offerte (ovviamente il seme di fede da seminare per poter raccogliere un marito in questo caso)! Una persona che era presente (una lettrice del blog che ha dato la notizia) ha detto che è stata la cosa più bizzarra che abbia mai visto e che molti si sono messi a ridere!

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Fonte: http://lindaikeji.blogspot.it/2014/02/pcs-women-looking-for-husbands-storm.html

Ecco l’ennesima prova che tanti ‘pastori’ ormai si sentono così sicuri di non essere ripresi – vista la mancanza di conoscenza e di discernimento nelle Chiese – da poter mettersi a dire e fare tutto quello che vogliono!

Fratelli, ve lo ripeto per l’ennesima volta, investigate le Scritture per vedere se ciò che vi viene insegnato dal pastore è in accordo con la dottrina di Dio e la volontà di Dio verso di voi, perché ci sono tante Chiese in mano a cianciatori e seduttori di menti che insegnano cose che non dovrebbero per amore di disonesto guadagno. Se fate parte di una di queste Chiese, uscite e separatevi da essa.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Quando pensi che Paolo …

Quando pensi che Paolo, prima di essere salvato, era un uomo “spirante minaccia e strage contro i discepoli del Signore” (Atti 9:1), “un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore” (1 Timoteo 1:13), che perseguitò a tutto potere quelli che credevano in Gesù “legando e mettendo in prigione uomini e donne” (Atti 22:4), e quando erano messi a morte, egli dette il suo voto (Atti 26:10); come fai a non pensare alla misericordia di Dio? E non solo alla Sua misericordia, ma anche al fatto che “Egli fa misericordia a chi vuole” (Romani 9:18)?

Giacinto Butindaro

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Il sofisma usato per le unioni omosessuali

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In vista della legge che lo Stato italiano dovrebbe varare prossimamente sulle unioni omosessuali, il sofisma che molti cosiddetti pastori evangelici hanno deciso di usare in riferimento alle unioni omosessuali è questo. Fermo restando – loro dicono – che le unioni omosessuali non sono equiparabili al matrimonio, esse vanno riconosciute a norma di legge. E questo sia per sancire formalmente e sostanzialmente un rapporto basato sull’amore omosessuale, sia per conferire diritti sui beni materiali della coppia. Dunque meglio parlare – continuano loro – di ‘diritto al riconoscimento dell’unione omosessuale’, che non costituisce una famiglia, non può adottare né educare bambini, ma che va assolutamente regolamentata. Avete capito allora fratelli come questi uomini corrotti e riprovati quanto alla fede presentano astutamente la cosa per evitare di essere accusati di volere il matrimonio omosessuale e quindi di essere contro la famiglia? Ma sappiate che costoro parlano COMUNQUE da parte del diavolo, che è bugiardo e padre della menzogna. Perché in questa maniera approvano l’omosessualità che agli occhi di Dio è un’abominazione secondo che è scritto: “Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22), nonché un’unione formale tra persone che praticano cose turpi. E quindi costoro si schierano contro la Parola di Dio. Ma voglio farvi notare che parlando in questa maniera essi si schierano apertamente contro la famiglia e quindi procacciano la sua distruzione, e questo perché una volta che sarà sancita questa legge sulle unioni omosessuali ci saranno mariti e mogli che saranno incoraggiati a darsi all’omosessualità e quindi poi a lasciare il proprio coniuge per andare a vivere con il loro partner omosessuale. E poi, anche se la legge non chiamerà questa unione ‘matrimonio’ (questo infatti è quello che si apprende), si tratterà di un importante e fondamentale passo compiuto in vista del suo futuro riconoscimento come matrimonio. Lo Stato in altre parole è come se dicesse agli omosessuali: ‘Per ora non possiamo darvi altro perché non ci sono le condizioni favorevoli, per cui accontentavi di questa legge, ma vedrete che in seguito quando cambieranno certe cose lo Stato trasformerà l’unione omosessuale in matrimonio!’
Dunque, costoro parlando in questa maniera non fanno altro che approvare e incoraggiare l’omosessualità, dimostrando così di essere dei nemici della croce di Cristo. Nessuno di costoro vi seduca.
Un’ultima cosa, se fate parte di una Chiesa il cui pastore parla in questa maniera uscite e separatevi da essa, perché è una Chiesa che ha rigettato la dottrina di Dio.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Il «pastore» che ha messo incinta almeno 20 donne della Chiesa «in ubbidienza a Dio»

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Si chiama Timothy Ngwu ed è il ‘pastore’ della Chiesa Vineyard Ministry of the Holy Trinity, nello stato di Enugu, in Nigeria. E’ stato arrestato per avere messo incinta almeno 20 donne della Chiesa di cui è ‘pastore’ (nella foto è con due sue concubine), cosa che lui dice avere fatto in ubbidienza al comando di Dio!!! Tra queste donne ci sono anche donne sposate. Secondo il rapporto della polizia, Ngwu sostiene di ubbidire ad una ingiunzione profetica/spirituale per fare la volontà di Dio, che consiste nel mettere incinta ogni donna scelta e rivelata dallo Spirito Santo!! Tra queste donne che Ngwu ha messo incinta c’è pure la nipote di sua moglie Veronica. Alcune delle donne sposate che lui ha messo incinta vivono con lui. Una di queste, di nome Calista, ha detto di essere sposata con suo marito e di avere dieci figli, e che fu messa incinta da Ngwu ma poi il bambino è morto. Ha anche detto di avere dato sua figlia a Ngwu per farla mettere incinta in adempimento della volontà di Dio! In merito alle donne sposate messe incinta, Ngwu ha affermato che non fa niente con alcuna donna sposata fino a quando non ha raggiunto un accordo e un consenso pieno con il marito della donna in linea con le direttive dello Spirito Santo!!!
Fonte: http://dailypost.ng/2014/06/20/get-prophetic-messages-impregnate-church-members-enugu-pastor/

E’ evidente che questo Ngwu è un impostore travestito da pastore, o meglio un lupo travestito da pecora, e che è riuscito ad ingannare delle anime facendo loro credere che era Dio a ordinargli di mettere incinta le donne che voleva lui.

Questa notizia ci mostra però per l’ennesima volta che ci sono cosiddetti pastori che nonostante insegnino eresie e pratichino cose abominevoli, riescono a farsi ubbidire dalla Chiesa perché gli dicono che è stato Dio a rivelargli di dire e fare quelle cose. Basta dunque che essi dicano ‘Dio me lo ha rivelato …’, che nessuno osa mettere in discussione quello che dicono. Il pastore è l’unto di Dio la cui parola deve essere sempre ubbidita!! E se qualcuno confuta la menzogne che insegna o riprova le sue opere malvagie, viene accusato dalla Chiesa di essere settario, di provocare divisioni, e di essere un maldicente, anzi persino uno che ha parlato contro lo Spirito Santo! E questa è la dimostrazione che ormai in molte Chiese la parola del pastore è superiore alla Parola di Dio. Non importa proprio niente a queste Chiese se il loro pastore dice o fa delle cose che vanno contro la Sacra Scrittura; il pastore ha ragione, mentre la Scrittura deve essere messa da parte perché non ha alcun valore.

Fratelli, se fate parte di qualcuna di queste Chiese dove la parola del pastore ha più valore della Parola di Dio, vi esorto a uscire e separarvi da essa immediatamente.

“Or io v’esorto, fratelli, tenete d’occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l’insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro. Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de’ semplici” (Romani 16:17-18)

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Guardatevi dai cani

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Queste pecore morte che vedete nella foto, sono state uccise da dei cani (fonte: http://www.keighleynews.co.uk/news/9915354.Sheep_killed_in_attack_by_dogs/)
Vi ricordo dunque tramite di essa l’esortazione apostolica: “Guardatevi dai cani” (Filippesi 3:2). Non illudetevi, i cani vi odiano e vogliono uccidervi spiritualmente.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Ce lo attesta lo Spirito Santo

Alcune parole per quei fratelli che avevano accettato la falsa dottrina ‘il destino se lo crea l’uomo’ e che adesso stanno investigando le Scritture per capire se il proponimento dell’elezione di Dio è una dottrina vera. Se “lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio” (Romani 8:16), è evidente che il medesimo Spirito attesta che noi non siamo nati da sangue, NÉ DA VOLONTÀ DI CARNE, NÉ DA VOLONTÀ D’UOMO, ma siamo nati da Dio (Giovanni 1:13), e quindi attesta che Dio “ci ha DI SUA VOLONTÀ GENERATI mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature” (Giacomo 1:18). Non vi pare? Ecco dunque quello che ci attesta lo Spirito della verità che dimora nel nostro cuore. Lo Spirito Santo quindi non ci attesta che la nostra nuova nascita è dipesa dalla nostra volontà, ma ci attesta che essa è dipesa dalla volontà di Dio. Non continuate dunque a contristare e contrastare lo Spirito Santo dicendo che è dipeso da voi. Perchè dice la Scrittura: “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:16). Riconoscete la verità.

Giacinto Butindaro

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