La Chiesa Cattolica Romana e il furto

Secondo la Chiesa Cattolica Romana il furto in alcuni casi non è un’ingiustizia. ‘Il furto in caso di necessità o il diritto dei poveri – E’ un problema classico e rivela bene lo spirito del cristianesimo, il quale rifiuta di dare un carattere assoluto al diritto di proprietà. Viene chiamato anche il diritto dei poveri. Bisogna distinguere due casi: la miseria e la semplice povertà. a) Vi è miseria quando mancano i beni necessari alla sopravvivenza e indispensabili per la vita fisica. Chi si trova in questa situazione ha la vita in pericolo. In questo caso, se non ha altri modi per uscire dalla miseria, non solo può, ma deve prendere il bene di cui ha immediatamente bisogno là dove si trova, salvo ovviamente presso chi è altrettanto o più misero di lui, senza commettere né furto, né ingiustizia. Addirittura, in questo caso, una terza persona può aiutare il bisognoso con i beni di un altro’ (Jean-Marie Aubert, Compendio della morale cattolica, Cinisello Balsamo 1989, pag. 405).

La Scrittura dice: “Non rubare” (Es. 20:15). Questo lo dice al ricco e al povero, al savio e all’ignorante, ai Giudei e ai Gentili, insomma a tutti. Se da questo ordine fossero dispensati i miseri Dio avrebbe dei riguardi personali nei confronti dei miseri, ma il comando è anche per loro e se lo infrangono peccano perché il peccato è la trasgressione della legge.

Certo, la Scrittura dice che “non si disprezza il ladro che ruba per saziarsi quand’ha fame” (Prov. 6:30), ma attenzione, la Scrittura non lo giustifica, perché subito dopo dice che “se è còlto, restituirà anche il settuplo, darà tutti i beni della sua casa” (Prov. 6:31). Questo significa che anche la coscienza di chi ruba per fame accusa il ladro; perché mai infatti egli sarebbe disposto a riparare il danno fatto restituendo il settuplo o tutti i beni della sua casa se venisse colto? Non è forse perché capisce, in virtù della voce della sua coscienza, che egli sta facendo qualcosa di male? E poi non dice forse la sapienza anche che “il pane frodato è dolce all’uomo; ma, dopo, avrà la bocca piena di ghiaia” (Prov. 20:17)? Quindi anche chi ruba il pane dell’altro per sfamarsi alla fine sentirà il rimorso della coscienza dentro di lui. E questo perché egli ha peccato contro Dio, ed il salario del peccato è la morte.

Pensate a Gesù nel deserto dopo che ebbe passato quaranta giorni senza mangiare; egli ebbe fame. Secondo la teologia romana egli avrebbe potuto sfamarsi rubando a qualcuno quello che gli bisognava per sopravvivere senza commettere un’ingiustizia! Ma che fece Gesù? Confidò nel Padre suo e lo aspettò, ed Egli mandò i suoi angeli a servirlo. Gesù in quell’occasione non si sarebbe mai permesso di rubare neppure una briciola al suo prossimo perché egli temeva ed amava Dio. Se egli avesse ragionato come ragionano i papi egli avrebbe peccato e non avrebbe potuto redimerci.

Ma come abbiamo visto per la teologia papista è lecito a qualcuno anche rubare per aiutare i bisognosi con ciò che ha rubato, perché anche questo non è un’ingiustizia. Ed anche qui dobbiamo dire che questa dottrina è dal diavolo e non da Dio perché il comando di non rubare vale in ogni circostanza della vita. Non si può rubare a qualcuno per potere supplire ai bisogni degli altri con la refurtiva perché la Scrittura dice: “Chi rubava non rubi più, ma s’affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, onde abbia di che far parte a colui che ha bisogno” (Ef. 4:28). Notate che è lavorando onestamente che si deve venire incontro ai bisognosi e non rubando agli altri. L’apostolo dice pure in un altro luogo che “se c’è la prontezza dell’animo, essa è gradita in ragione di quello che uno ha, e non di quello che non ha” (2 Cor. 8:12) o che ha per averlo rubato agli altri. In altre parole se siamo pronti ad aiutare il nostro prossimo la nostra prontezza sarà gradita agli occhi di Dio in base a quello che abbiamo ma anche che abbiamo ottenuto onestamente. Se nella legge era vietato di portare nella casa di Dio la mercede di una meretrice perché l’offerta era contaminata dal peccato (in questo caso dal peccato di fornicazione), perché mai dovrebbe essere gradita a Dio un offerta fatta al nostro prossimo bisognoso con del denaro o con altro rubato? Non sarebbe questa una contraddizione in cui sarebbe caduto Dio? No, Dio non è caduto in nessuna contraddizione perché vieta il rubare in qualsiasi circostanza e per qualsiasi motivo. Il fine non giustifica i mezzi per il cristiano. Vuoi aiutare il tuo prossimo, dice Iddio? Fallo onestamente, con i tuoi beni e non andare a rubare quelli degli altri. La Parola di Dio è chiara e non lascia spazio a opinioni di nessun genere.

Ma noi vorremmo domandare a questi teologi papisti? Ma non avete mai letto che Dio ha detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matt. 22:39) ed ancora che “l’amore non fa male alcuno al prossimo” (Rom. 13:10)? O che noi dobbiamo fare agli altri tutto quello che vogliamo che gli altri facciano a noi (cfr. Matt. 7:12)? Come potete dunque dire che rubare a qualcuno per aiutare i bisognosi sia lecito? E poi ancora: Ma non vi rendete conto che tenendo una simile condotta, anche se il fine è buono, non si finisce che far biasimare la dottrina e il nome di Dio? Ravvedetevi, smettete di ragionare in questa maniera perversa.

Giacinto Butindaro

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