Le opere buone sono dei sacrifici graditi a Dio

È scritto: “Non dimenticate di esercitare la beneficenza e di far parte agli altri dei vostri beni; perchè è di tali sacrifici che Dio si compiace” (Ebr. 13:16).

Chi fa il bene al suo prossimo e gli fa parte dei suoi beni materiali, offre un sacrificio accettevole a Dio e questo è confermato da queste parole che Paolo rivolse ai santi di Filippi che gli avevano mandato un offerta tramite Epafròdito: “Sono pienamente provvisto, avendo ricevuto da Epafròdito quel che m’avete mandato, e che è un profumo d’odor soave, un sacrificio accettevole, gradito a Dio” (Fil. 4:18).

A tale proposito voglio dirvi che qualunque offerta di danaro o di altro genere che noi facciamo ai santi non deve essere macchiata dalla frode per essere gradita a Dio; nella legge è scritto: “Non porterai nella casa dell’Eterno del tuo Dio la mercede d’una meretrice” (Deut. 23:18), ciò significa che la mercede d’una prostituta offerta nel tempio sarebbe stata in abominio a Dio e difatti Salomone disse: “Il sacrifizio dell’empio è cosa abominevole” (Prov. 15:8 Diod.).

Sotto l’antico patto, la vittima offerta a Dio, mediante il fuoco, doveva essere perfetta, senza difetti per essere gradita a Dio, infatti è scritto nella legge: “Non offrirete nulla che abbia qualche difetto, perchè non sarebbe gradito. Quand’uno offrirà all’Eterno un sacrificio di azioni di grazie, di buoi o di pecore, sia per sciogliere un voto sia come offerta volontaria, la vittima, perchè sia gradita, dovrà essere perfetta; non dovrà avere difetti” (Lev. 22:20,21), perciò anche un offerta in danaro deve essere il frutto d’un lavoro onesto per essere un sacrificio gradito a Dio.

Giacinto Butindaro

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