Dobbiamo essere riconoscenti

Come figli dell’ubbidienza noi ci dobbiamo mostrare riconoscenti verso Dio innanzi tutto, perché Lui ci ha rivelato il suo Figliuolo, e ci ha strappato dalla potestà delle tenebre. Naturalmente questa riconoscenza si manifesterà facendo ciò che è giusto agli occhi suoi.

Ma noi dobbiamo essere riconoscenti anche verso tutti coloro che ci fanno una qualsiasi forma di bene.

E tutto ciò perché è scritto: “Siate riconoscenti” (Col. 3:15).

Non facciamo come Nabal, che fu irriconoscente verso Davide e coloro che erano con lui perché alla richiesta di alcuni giovani mandati da Davide di dargli quel che aveva in mano rispose in questa maniera: “Chi è Davide? E chi è il figliuolo d’Isai? Sono molti, oggi, i servi che scappano dai loro padroni; e prenderei io il mio pane, la mia acqua e la carne che ho macellata pei miei tosatori, per darli a gente che non so donde venga?” (1 Sam. 25:10-11), e per questa sua risposta si attirò l’ira di Davide che se non fosse stato per la moglie di Nabal che riparò il torto fattogli lo avrebbe tolto di mezzo.

E non facciamo neppure come i figliuoli di Israele, che non si mostrarono riconoscenti verso la casa di Gedeone infatti è scritto quanto segue: “Dopo che Gedeone fu morto, i figliuoli d’Israele ricominciarono a prostituirsi agl’idoli di Baal, e presero Baal-Berith come loro dio. I figliuoli d’Israele non si ricordarono dell’Eterno, del loro Dio, che li avea liberati dalle mani di tutti i loro nemici d’ogn’intorno; e non dimostrarono alcuna gratitudine alla casa di Ierubbaal, ossia di Gedeone, per tutto il bene ch’egli avea fatto a Israele” (Giud. 8:33-35).

Badiamo dunque a noi stessi e studiamoci di contraccambiare il bene che noi riceviamo dal nostro prossimo sia egli uno di dentro o uno di fuori.

Giacinto Butindaro

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