Le parabole di Gesù e le scenette teatrali di evangelizzazione si possono paragonare?

Ci sono molti credenti che quando gli si fa presente che presentare il Vangelo tramite scenette e mimi, non è biblico, tirano fuori le parabole di Gesù domandandoci: ‘Che differenza c’è?’ Ecco la risposta.

Innanzi tutto le parabole venivano raccontate da Gesù, e non interpretate da lui o fatte interpretare ai suoi discepoli tramite scenette. In altre parole, Gesù non si metteva a interpretare la parte di un seminatore, o la parte di un pastore che perdeva una pecora e andava a cercarla, come neppure diceva a uno dei suoi discepoli: ‘Vestiti da seminatore, e prendi del seme e comincialo a spargere in quel campo’, o: ‘Vestiti da pastore, e fa finta che hai perso una pecora e che la stai cercando, e poi quando la trovi, mettitela sulle spalle tutto contento’, e così via.

In secondo luogo, Gesù non raccontò le parabole alle turbe affinché si convertissero, ma affinché non intendessero e non si convertissero, secondo che Egli disse ai Suoi discepoli: “A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che son di fuori, tutto è presentato per via di parabole, affinché: Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non intendano; che talora non si convertano, e i peccati non siano loro rimessi” (Marco 4:11-12). E difatti Gesù non spiegava le parabole alle turbe, ma ai suoi discepoli in privato secondo che è scritto: “E con molte cosiffatte parabole esponeva loro la Parola, secondo che potevano intendere; e non parlava loro senza parabola; ma in privato spiegava ogni cosa ai suoi discepoli” (Marco 4:33-34). Come possiamo dunque metterci a rappresentare delle parabole di Gesù con scenette teatrali, quando esse stesse non avevano lo scopo di convertire le anime, e noi invece ci proponiamo la conversione delle anime che ci ascoltano?

E poi noi non dobbiamo predicare al mondo le parabole di Gesù e neppure il Vangelo tramite parabole, ma il Vangelo così come lo troviamo scritto nella lettera di Paolo ai Corinzi, e cioè che “Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche” a Paolo (1 Corinzi 15:3-8). E la predicazione di questo messaggio va compiuta con ogni franchezza; quella che manca nelle scene teatrali e nei mimi, perché hanno bisogno dell’interpretazione.

Dunque, giustificare le scenette teatrali o i mimi con le parabole raccontate da Gesù, è segno di grande ignoranza delle Scritture.

Giacinto Butindaro

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