A proposito dell’aggressione da parte di uno dei ‘fratelli’ della Chiesa Evangelica ‘Galed’ di Vasto

Fratelli nel Signore, pubblico questa lettera inviatami da Giovanni Greco, che pastura la Chiesa dei Fratelli ‘Galed’ di Vasto, in merito all’articolo ‘Chiesa dei fratelli ‘Galed’ di Vasto: aggressione da parte di uno dei ‘fratelli’ durante una evangelizzazione’, da me pubblicato il 18 Luglio 2010, e che si basava esclusivamente su un articolo apparso su ‘Qui Quotidiano on line d’informazione abruzzese’ il 16 Luglio 2010 intitolato ‘L’aggressione nella Chiesa Evangelica’. Infatti in base a quanto affermano dei testimoni oculari dell’accaduto (tra i quali però non c’era Giovanni Greco, quantunque fosse presente a quel concerto quella sera), ci sono delle informazioni assolutamente false nell’articolo di quel giornale, e la cosa è stata fatta presente al direttore del giornale ‘Quiquotidiano di Vasto’ con una lettera (a firma di Priscilla Natale, che è una sorella membro di quella Chiesa) affinchè apportasse le necessarie rettifiche, ma il direttore non gliel’ha pubblicata. Avendomi mandato quella lettera, e avendo parlato personalmente con Giovanni Greco che mi ha confermato a voce tutte le cose, ho deciso quindi di pubblicarla affinchè sia letta la versione dei fratelli di questa Chiesa su come sono andate veramente le cose. Faccio questo per amore della verità e dei santi, affinchè coloro che dicono menzogne contro i santi abbiano la bocca turata.
Giacinto Butindaro

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Caro direttore,

questa lettera è un mezzo per esprimere l’indignazione di una cittadina vastese che, leggendo l’articolo pubblicato dal suo giornale il giorno 17 luglio 2010 e in quanto testimone degli avvenimenti oggetto del suddetto articolo, non è potuta non avvalersi del suo diritto di rettifica. L’articolo in questione, intitolato “Aggressione in chiesa”, inveisce calunnie oltraggiose, infamanti e, quanto di più grave, totalmente artificiose. Tale scelta editoriale calpesta i principi e gli obblighi sanciti dalla Carta dei doveri del giornalista e integranti lo spirito dell’art.2 della legge 3.2.1963 n. 69. Oltre che il suo stesso giornale ne fanno le spese tanti cittadini vastesi e lettori del suo quotidiano che hanno il diritto di ricevere un’informazione corretta e non lesiva degli interessi dei singoli, così come espressamente sancito dalla stessa Carta. Questo non è l’unico diritto calpestato dal suddetto articolo. Sarà pertanto opportuno passare in rassegna l’intero articolo.

Il primo elemento da prendere in osservazione è quello dell’aggressione. Quale aggressione? Le ultime righe dell’articolo lasciano intendere un’ aggressione fisica, in quanto il malcapitato avrebbe dovuto far ricorso alle cure mediche del pronto soccorso di Vasto. Falso. Più di venti presenti possono testimoniare come le cose siano andate ben diversamente. Anzitutto non c’è stata nessuna aggressione fisica. Inoltre viene appositamente omesso un elemento fondamentale: la causa scatenante quella che è stata definita un’ aggressione. Ciò viola quanto sancito dalla Carta dei doveri del giornalista: “Il giornalista non deve omettere fatti o dettagli essenziali alla completa ricostruzione dell’avvenimento”. Se ci si attiene all’articolo, il tanto coraggioso da essersi fatto definire “malcapitato” si sarebbe trovato accidentalmente nella situazione descritta. Tuttavia è in presenza di tanti testimoni che ha mostrato apertamente tutto il suo disprezzo per il concerto in corso, sfociando in avvertimenti del tipo “State attenti perché sono persone pericolose”, nei confronti di alcuni spettatori. Non solo. La presenza del “malcapitato” si è protratta oltre la fine del concerto insieme a quella di alcuni suoi amici che hanno poi osato infamare a voce alta il nome di moglie e figlia dell’uomo che nell’articolo è stato erroneamente definito “uno dei fratelli” [n.d.e. in quanto non è ancora un credente], affermando testuali parole: “Ma sì, questi sono tutti fratelli e sorelle che dormono insieme nello stesso letto”. Non trascurabile è inoltre il fatto che calunnie di tale calibro, divulgate dal malcapitato e dalla sua consorte, si protrassero da tempo, giungendo alle orecchie di parenti e amici della famiglia. E’ sicuramente difficile immaginare un marito e padre di famiglia reagire apaticamente nei confronti di un comportamento del tipo di quello assunto dal “malcapitato”. Tuttavia, diversamente da quanto falsamente descritto nell’articolo, non ci fu nessuna aggressione. La reazione si limitò a una risposta verbale che restituiva le accuse all’emittente.

Il secondo elemento da confutare riguarda il tempo. Il tutto si sarebbe svolto “nel corso di una funzione religiosa”, ossia “mentre si stava esibendo un gruppo evangelico americano”. Falso. Il concerto era terminato da oltre 30 minuti, quando il gruppo musicale americano aveva già terminato di smontare le attrezzature e si stava dirigendo come di consueto verso la gelateria “Dolce Vita”. Inoltre bisogna precisare che il concerto della band americana non si configura come una funzione religiosa per il semplice fatto che le canzoni avessero un contenuto “gospel”. Allo stesso modo il concerto di una band che si esibisce con canzoni dal contenuto prettamente politico non si configura come un convegno politico di questo o quel partito. Di conseguenza lo stesso titolo dell’articolo risulta altamente fuorviante e pertanto contrastante il principio in base al quale i titoli “non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”.

Con un ultimo elemento totalmente menzognero nell’articolo si viola un altro principio della Carta dei doveri del giornalista: “Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”. Affermando che il ministro di culto e capo della chiesa evangelica vastese dei fratelli “Galed” assisteva da lontano, compiacendosi di quanto accadeva con la sua consorte, il giornalista fornisce un’informazione totalmente falsa in quanto il concerto era già terminato da oltre trenta minuti e i soggetti in discussione stavano dirigendosi verso la gelateria “Dolce Vita” insieme alla band americana. In questo modo non solo viene violato l’obbligo inderogabile dei giornalisti alla verità sostanziale dei fatti, sancito dall’articolo 2 della legge n. 69 del 3 febbraio 1963, ma vengono posti problemi di onestà a tale articolo anche dal principio in base al quale “Il commento e l’opinione appartengono al diritto di parola e di critica e pertanto devono essere assolutamente liberi da qualsiasi vincolo, che non sia quello posto dalla legge per l’offesa e la diffamazione delle persone”. Infatti subito dopo essere intervenuto sulla realtà creando immagini artificiose attraverso la suddetta falsa informazione, nell’articolo si afferma che “Chi crede nel Signore e nel suo messaggio di pace ed amore non può restare imperterrito di fronte a fatti di questo tipo”. Con questo commento si diffamano persone che risultano essere identificabili, calpestando dunque anche il loro diritto alla riservatezza.

La violazione delle regole sancite dalla Carta dei doveri del giornalista e integranti lo spirito dell’articolo 2 della legge 3.2.1963 n. 69, comporta l’applicazione delle norme contenute nel titolo III della citata legge. Nell’affidamento dei cittadini e lettori del suo giornale e di questo articolo, è al direttore che viene ricollegata la notizia, è questi che ricopre il ruolo di garante nel rapporto di fiducia che sussiste con i cittadini.

“Il giornalista rispetta il diritto inviolabile del cittadino alla rettifica delle notizie inesatte o ritenute ingiustamente lesive.

Rettifica quindi con tempestività e appropriato rilievo, anche in assenza di specifica richiesta, le informazioni che dopo la loro diffusione si siano rivelate inesatte o errate, soprattutto quando l’errore possa ledere o danneggiare singole persone, enti, categorie, associazioni o comunità”. Nella speranza che il giornalista ottemperi ai suoi doveri, è bene ricordare, come scrive Thomas Bernhard in Antichi Maestri, che è di rispetto che abbiamo bisogno. Per la verità, per le notizie, per i cittadini.

E riflettendo bene, anche questo articolo avrebbe il dovere del rispetto.

Priscilla Natale

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