‘Pillole di stoltezza ADI’: ‘La vendetta di Dio’ è diventata ‘l’ira di Dio’, e il ‘ravvedimento’ è diventato ‘penitenza’ cattolicizzando così un po’ Pearlman

Pearlman sta parlando della possibilità per un credente di scadere dalla grazia, e prende alcuni passi dell’epistola agli Ebrei che attestano questa possibilità. In altre parole, egli sta parlando del peccato dell’apostasia. Egli dice: ‘Before their conversion they had belonged to the nation which had crucified Christ; to return to the synagogue would be to crucify to themselves the Son of God afresh and put Him to an open shame; it would be the awful sin of apostasy (Heb. 6:6); it would be like the unpardonable sin for which there is no forgiveness, because the one so hardened as to commit it cannot be “renewed unto repentance”; it would be worthy of a worse punishment than that of death (10:28); it would mean incurring the vengeance of the living God. 10:30,31’ (KDB, pag. 272).

La traduzione è: ‘Prima della loro conversione essi erano appartenuti alla nazione che aveva crocifisso Cristo; ritornare alla sinagoga avrebbe significato crocifiggere di nuovo, a loro stessi, il Figlio di Dio ed esporlo ad una aperta infamia; sarebbe stato il terribile peccato di apostasia (Ebrei 6:6); sarebbe stato come il peccato imperdonabile per il quale non c’è nessun perdono, perché colui così indurito da commettere questo peccato non può essere ‘rinnovato a ravvedimento’; esso sarebbe stato degno di una punizione peggiore di quella della morte (10:28); avrebbe significato incorrere nella vendetta dell’Iddio vivente. 10:30,31’.

Le ADI hanno messo così: ‘I cristiani a cui è indirizzata l’epistola agli Ebrei appartenevano alla nazione che aveva crocifisso Cristo; ritornare alla sinagoga avrebbe significato crocifiggere nuovamente, a loro stessi, il Figliuolo di Dio ed esporLo a vituperio: sarebbe stato il terribile peccato dell’apostasia (Ebrei 6:6), sarebbe stato come il peccato a morte per il quale non vi è perdono. Colui che fosse divenuto così indurito da commetterlo non avrebbe potuto «essere rinnovato a penitenza», ma sarebbe stato degno di una punizione peggiore della morte (10:28), sarebbe incorso nell’ira dell’Iddio vivente (10:30,31)’ (DDB, pag. 216).

Come si può vedere, innanzi tutto, ‘Prima della loro conversione essi erano appartenuti alla nazione che aveva crocifisso Cristo’ è diventato ‘‘I cristiani a cui è indirizzata l’epistola agli Ebrei appartenevano alla nazione che aveva crocifisso Cristo’, il che ha un significato diverso. Poi, la parola ‘vengeance’ che deve essere tradotta per forza con ‘vendetta’, le ADI l’hanno tradotta con ‘ira’, che invece in inglese è ‘wrath’. Una vergogna. D’altronde, per le ADI Dio non è un Dio vendicatore, Dio non è un Dio di vendette, ma un Dio d’amore. Ecco spiegata questa manipolazione.

E infine vorrei far notare che la parola inglese ‘repentance’ non si può affatto tradurre con ‘penitenza’, ma solo con ‘ravvedimento’ o ‘pentimento’. La penitenza ha a che fare con il cattolicesimo romano, e indica la confessione al prete. Infatti ci sono alcune antiche traduzioni di bibbie cattoliche, manipolate dai preti, che traducevano ‘Ravvedetevi e credete al Vangelo’, con ‘Fate penitenza e credete al Vangelo’ per avvalorare il ‘sacramento’ della confessione o penitenza. Mettendo ‘penitenza’ le ADI hanno dunque cattolicizzato un po’ Pearlman, che invece ha citato una espressione che si trova nel passo biblico di Ebrei 6:6 che dice: ‘to renew them again unto repentance’ che nelle nostre Bibbie è tradotto così: “Rinnovarli da capo a ravvedimento”.

Per poter tradurre con ‘penitenza’, Pearlman avrebbe dovuto scrivere ‘to renew them to penance’!! Certo che questa manomissione è veramente ridicola e assurda.

Giacinto Butindaro

Dal mio libro: Le ADI hanno manipolato ‘Le Dottrine della Bibbia’ di Myer Pearlman

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