Nozze gay e follie lessicali: i dizionari cambiano il termine “matrimonio”

Riprendo questo interessante articolo dal Secolo d’Italia, perchè ritengo che tra qualche tempo una cosa del genere avverrà anche qui in Italia, e quindi ci riguarderà direttamente come Chiesa, perchè essendo la luce del mondo e il sale della terra dovremo rifiutarci di conformarci al presente secolo malvagio che prende piacere nel sovvertire le diritte vie del Signore, e quindi il nostro linguaggio dovrà rimanere quello sano e irreprensibile usato dalla Bibbia. In altre parole, anche quando pure qui in Italia passerà una legge a favore delle coppie omosessuali, noi continueremo a chiamare ‘matrimonio’ solo quello tra un uomo e una donna, rifiutandoci di chiamare in questa maniera le unioni civili omosessuali che non sono matrimonio agli occhi di Dio ma un’abominazione.

Temo però che quando anche qui in Italia passerà la legge a favore delle coppie omosessuali, ed anche qui in Italia i dizionari (prima o poi lo faranno, vedrete) cambieranno il termine ‘matrimonio’, cambierà il ‘dizionario’ anche di tanti che si professano Cristiani, perchè vedrete che cominceranno anche loro a chiamare e riconoscere come ‘matrimonio’ quello tra un uomo e un altro uomo, e una donna e un’altra donna, perchè ci diranno che loro sono persone che si sottomettono alle autorità!!! Potrebbe pure passare una legge che dichiara legale l’unione tra un uomo e una bestia, questi si comporterebbero in questa maniera stolta, perchè sono riprovati quanto alla fede. Popolo di Dio, levati in favore della verità e condanna la menzogna e quello che è in abominio a Dio. Chiama le cose con il loro nome, chiamale come le chiama la Bibbia, che è la Parola di Dio che non può mentire.

“… non vi conformate a questo secolo …” (Romani 12:2)

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Nozze gay e follie lessicali: i dizionari cambiano il termine “matrimonio”. È il Pensiero Unico, bellezza…

gay-dizionario-inghilterra

Finalmente ci sono riusciti. Dopo la “cacciata” di padre e madre in favore di “genitore A e genitore B” nel testo di legge francese che regole le unioni tra persone dello stesso sesso e le adozioni – vecchio sogno di Zapatero – il fiume di ipocrisia è arrivato nel Regno Unito. Qui è ancora più “raffinata” l’operazione di smantellamento dei capisaldi su cui anche da un punto di vista lessicale, che piaccia o no, si è basata la storia dell’umanità. Infatti dopo l’introduzione della nuova legge che regola le nozze gay in Inghilterra e Galles, cambia addirittura la definizione del termine “matrimonio” nei dizionari. Nel senso che il termine viene proprio espunto. E parliamo dei dizionari di lingua inglese più autorevoli, come Collins, Macmillan e Oxford – informa il Times – che verranno poi aggiornati anche nelle prossime edizioni cartacee. Per quanto riguarda Collins, per esempio, si passa dalla definizione classica di una unione legale o contratto “effettuato tra un uomo e una donna per vivere come marito e moglie” alla formula inderminata “effettuato tra due persone per vivere insieme”.

Per quanto riguarda il dizionario Macmillan, alla definizione di “relazione tra due persone che sono marito e moglie” si aggiunge “o di una simile relazione tra persone dello stesso sesso”. Mentre l’autorevole e blasonato dizionario Oxford include adesso una nota in cui si precisa che il termine matrimonio “adesso è a volte usato con riferimento a relazioni di lungo termine tra partner dello stesso sesso”: della serie, matrimonio, non ti espungo ma ti stravolgo. Non c’è niente di bello né alcuna conquista di civiltà dietro questa sudditanza lessicale a un costume che cambia. Questo non ha nulla a che vedere con il rispetto che si deve alle scelte individuali e con il rifiuto di ogni tipo di discriminazione. Ma di certo solo chi non vuol vedere non si accorge che siamo di fronte a una discriminazione al contrario, considerando, di fatto, il termine “matrimonio” politicamente scorretto. Siamo alla follia. Il riconoscersi in una rete di parentela certa e non indistinta è l’unica forma di identità che l’uomo conosce. Il matrimonio è un’istituzione che riflette semplicemente questo dato di fatto. Ora si pretende di depennare o trasformare tutto questo con un tratto di penna come se fosse uno scherzetto da eruditi, bravi con le parole nel coniare formule indistinte e asessuate sostitutive. Ma sostitutive di che cosa? Non è in discussione la sacrosanta richiesta di rispetto e di diritti, ma la pretesa di ottenerli scardinando linguaggi e termini frutto di cultura e identità, non è proprio accettabile. Capiterà, prima o poi che qualcuno, in nome del politicamente corretto, se sente per strada un bambino chiamare “mamma” una signora, la denuncerà per discriminazione? E se per sbaglio un cittadino di sua maestà britannica scrivesse o pronunciasse marriage, wedding o matrimony farebbe parte di una minoranza reazionaria? Dovrebbe sentirsi in colpa e sentirsi un clandestino? Meraviglie del “Pensiero unico”, bellezza…

di Antonella Ambrosioni

23 agosto 2013

Fonte: http://www.secoloditalia.it/

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