Gesù sparse il Suo sangue per la remissione dei nostri peccati

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La Scrittura afferma che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, quando morì sulla croce sparse il suo sangue per la remissione dei nostri peccati, infatti quando la notte che fu tradito diede il calice ai suoi discepoli disse loro: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matteo 26:28). E quindi è stato grazie alla sua morte (seguita dalla sua resurrezione) che noi abbiamo ottenuto la remissione dei nostri peccati mediante la fede in Cristo, sì mediante la fede, perchè è per fede che si ottiene la remissione dei peccati secondo che disse Pietro a casa di Cornelio: “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43), e Gesù a Saulo quando gli apparve sulla via di Damasco: “Ma lèvati, e sta’ in piè; perché per questo ti sono apparito: per stabilirti ministro e testimone delle cose che tu hai vedute, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dai Gentili, ai quali io ti mando per aprir loro gli occhi, onde si convertano dalle tenebre alla luce e dalla potestà di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, la remissione dei peccati e la loro parte d’eredità fra i santificati” (Atti 26:16-18). Quindi, quando noi abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo ci sono stati rimessi tutti i nostri vecchi peccati, ossia tutti i peccati che avevamo commesso fino a quel momento, nessuno escluso. Quello che ottenemmo in quel giorno viene chiamato dall’apostolo Pietro ‘il purgamento de’ nostri vecchi peccati’ (2 Pietro 1:9). Ecco perchè l’apostolo Paolo ci dice: “E voi, che eravate morti ne’ falli e nella incirconcisione della vostra carne, voi, dico, Egli ha vivificati con lui, avendoci perdonato tutti i falli….” (Colossesi 2:13). E’ bene precisare però che oltre a credere noi ci ravvedemmo pure dalle nostre opere morte.
I peccatori dunque devono ravvedersi e credere in Gesù Cristo: ecco perchè Gesù ha ordinato ai suoi di predicare il ravvedimento e la remissione dei peccati mediante la fede nel suo nome secondo che è scritto: “Allora aprì loro la mente per intendere le Scritture, e disse loro: Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si predicherebbe ravvedimento e remission dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme” (Luca 24:45-47). I peccatori quindi, benchè Gesù Cristo sia morto sulla croce per i nostri peccati, non è che sono già stati perdonati e devono solamente prenderne coscienza: no, assolutamente no, ma devono sapere che Gesù Cristo è morto sulla croce per i nostri peccati, e che per essere perdonati devono ravvedersi e credere nella sua morte espiatoria e nella sua resurrezione, altrimenti i loro peccati continueranno a rimanere attaccati alla loro coscienza, ossia i loro peccati continueranno ad essergli ritenuti, e quando moriranno scenderanno nelle fiamme dell’Ades proprio a cagione dei loro peccati, perchè “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23) e “chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui” (Giovanni 3:36). E’ un concetto biblico fondamentale questo, che fa capire che l’ira di Dio è sugli uomini che vivono al servizio del peccato, ecco perchè sono chiamati figli d’ira. Anche noi dunque, prima di ottenere la remissione dei nostri peccati “eravamo per natura figliuoli d’ira, come gli altri” (Efesini 2:3).
Per quanto riguarda invece i peccati commessi dopo esserci ravveduti e avere creduto in Gesù Cristo – ossia dopo la nuova nascita – sempre la Scrittura ci insegna che dobbiamo ravvederci e pregare Dio chiedendogli di rimetterci i nostri peccati. E difatti cosa dice l’apostolo Giovanni ai santi? “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità” (1 Giovanni 1:9). C’è dunque una condizione da soddisfare per ottenere la remissione dei nostri peccati, ossia quella di confessarli a Dio, e Lui nella sua fedeltà e bontà ce li rimetterà. Ma c’è un’altra condizione da soddisfare, che è questa: dobbiamo rimettere i debiti ai nostri debitori altrimenti Dio non rimetterà i nostri debiti. Questo infatti è quello che ci ha insegnato Gesù Cristo: “…. se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli” (Matteo 6:14-15).
Grazie siano rese dunque a Dio perchè in Gesù Cristo noi abbiamo “la remissione de’ peccati, secondo le ricchezze della sua grazia” (Efesini 1:7).

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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