L’orribile realtà dell’inferno

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La fine che fanno i peccatori quando muoiono è questa: vanno in un luogo di tormento situato nelle profondità della terra che nella Bibbia è chiamato in ebraico Sheol, e in greco Ades, e da alcuni è stato tradotto con ‘soggiorno dei morti’ e da altri con ‘inferno’ (dal latino infernus che significa ‘luogo che è di sotto, inferiore). In questo luogo infatti scendono [le anime di] coloro che muoiono nei loro peccati per esservi tormentati dalle fiamme che ivi si trovano, in attesa di essere risuscitati in resurrezione di giudizio nell’ultimo giorno quando saranno scaraventati, anima e corpo, in un altro luogo di tormento che si chiama stagno ardente di fuoco e di zolfo e dove saranno tormentati per l’eternità. In altre parole, nel giorno del giudizio l’Ades renderà i suoi morti che risorgeranno e compariranno davanti al trono di Dio per essere giudicati ciascuno secondo le sue opere e gettati nel fuoco eterno (cfr. Apocalisse 20:11-15).
L’esistenza dell’inferno è attestata dalla Parola di Dio. Gesù ne ha parlato quando raccontò la storia del ricco e Lazzaro, infatti disse: “Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch’essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse” (Luca 16:19-31).
Vi esorto quindi a voi che leggete questo mio scritto e che ancora siete schiavi del peccato, a ravvedervi dalle vostre opere morte e a credere nel Signore Gesù Cristo, ossia a credere che Gesù Cristo è morto per i nostri peccati e risuscitato dai morti il terzo giorno a cagione della nostra giustificazione; perchè “chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43), ed anche la vita eterna (Giovanni 3:36).
Solo così potrete scampare all’orribile fine che vi aspetta. Io vi ho avvertiti, se rifiuterete di ravvedervi e di credere in Gesù, io sono netto del vostro sangue, che ricadrà sul vostro capo.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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