Oh, meravigliosa giustizia che viene da Dio basata sulla fede!

Ricordatevi sempre, fratelli, che siamo stati salvati per grazia, credendo nell’Evangelo, e non per opere giuste che noi avessimo compiuto, infatti è scritto: “Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non vien da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glorî” (Efesini 2:8-10). La salvezza o liberazione dai nostri peccati che abbiamo ricevuto dunque l’abbiamo ricevuta da Dio GRATUITAMENTE mediante l’Evangelo. Ritenete dunque l’Evangelo della vostra salvazione perché è mediante di esso che siete salvati (cfr. 1 Corinzi 15:1), e difendetelo dagli attacchi degli uomini malvagi, che annullano la grazia di Dio con astuti e vani ragionamenti. Tenete dunque sempre presente davanti a voi che le opere buone che voi ora praticate non producono la salvezza dal peccato, per cui non siete salvati dal peccato per esse, in quanto la salvezza dal peccato l’avete per grazia mediante la fede nell’Evangelo (cfr. 1 Corinzi 15:1).

Come anche tenete sempre presente che le opere buone che ora praticate non fanno parte della giustizia di Dio o della giustizia che viene da Dio, la quale è rivelata nell’Evangelo, perché la giustizia di Dio è il frutto di ciò che Gesù Cristo ha compiuto per noi (morendo sulla croce per i nostri peccati e risuscitando dai morti il terzo giorno a cagione della nostra giustificazione), ed essa è basata sulla fede e viene dalla fede: essa non si basa sulle opere buone e non viene dalle opere buone che ora praticate, che invece costituiscono “la vostra giustizia” (Matteo 5:20; 6:1; 2 Corinzi 9:10)! E difatti voi avete conseguito la giustizia di Dio soltanto mediante la fede, senza le opere della legge, e siete giustificati per fede, secondo che è scritto: “Il giusto vivrà per fede” (Galati 3:11)! Anzi, fratelli, sappiate che ora voi siete giustizia di Dio in Cristo mediante la fede, secondo che è scritto: “Colui che non ha conosciuto peccato, Egli l’ha fatto esser peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Ricordatevi che come ad Abramo fu la sua fede ad essergli messa in conto di giustizia (cfr. Romani 4:9), così anche a noi è la nostra fede ad esserci messa in conto di giustizia, secondo che dice Paolo: “Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto di giustizia, ma anche per noi ai quali sarà così messo in conto; per noi che crediamo in Colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a cagione delle nostre offese, ed è risuscitato a cagione della nostra giustificazione” (Romani 4:23-25).

Dunque, da un lato esiste la giustizia di Dio o la giustizia che viene da Dio, che è basata sulla fede, la quale è rivelata nell’Evangelo, e che noi abbiamo conseguito e che possediamo mediante la fede in Gesù Cristo, e che dobbiamo studiarci di conservare perseverando nella fede fino alla fine, per essere dal Signore salvati nel Suo Regno celeste. Per cui è fondamentale ritenere l’Evangelo di Dio fino alla fine del nostro corso così come lo abbiamo ricevuto sin dal principio, altrimenti avremo creduto invano, in quanto soltanto l’Evangelo di Dio “è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede” (Romani 1:16-17). Questo significa che se il giusto rigetta l’Evangelo di Dio – ossia la Buona Novella che Gesù di Nazareth è il Cristo, che è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; e che apparve ai testimoni ch’erano prima stati scelti da Dio (cfr. 1 Corinzi 15:3-5; Atti 10:41) – e lo sostituisce con un altro vangelo, perde automaticamente la salvezza e la giustizia che aveva ottenuto da Dio mediante la fede per la Sua grazia. E quindi bisogna che vegliate fratelli, per evitare di cadere vittime dei tanti falsi ministri di Cristo che annunciano un vangelo diverso, i quali sono anatema, secondo che è scritto: “Se alcuno vi annunzia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema” (Galati 1:9).

Dall’altro lato, invece, esiste la nostra giustizia, sì, la nostra giustizia, in quanto è così che l’ha chiamata Gesù, quando ci ha detto: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia nel cospetto degli uomini per esser osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli” (Matteo 6:1), che è costituita da elemosine, preghiere, digiuni, e da tanti altri atti giusti e buoni che noi compiamo in ubbidienza ai comandamenti del Signore, e per i quali si viene premiati da Dio, o ricompensati da Lui. Infatti, come avete letto, quando Gesù ci ha esortato a guardarci dal praticare la nostra giustizia nel cospetto degli uomini per essere osservati da loro, ha detto: “Altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli”, intendendo con ciò che se per esempio quando facciamo limosina, noi facciamo suonare la tromba dinanzi a noi, come fanno gl’ipocriti per essere onorati dagli uomini, noi non avremo alcun premio da Dio. Ma se quando facciamo limosina, la nostra sinistra non sa quello che fa la nostra destra, allora il Padre ce ne darà la ricompensa (cfr. Matteo 6:3-4). Quindi è cosa certa che la nostra giustizia viene premiata da Dio, e viene premiata da Lui già mentre siamo sulla terra, in quanto è scritto: “Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra” (Proverbi 11:31). Poi, naturalmente in quel giorno, quando compariremo davanti al tribunale di Cristo, ciascuno di noi riceverà la retribuzione del bene fatto quand’era nel corpo (cfr. 2 Corinzi 5:10).

E’ imperativo dunque fare sempre una distinzione tra la giustizia di Dio e la nostra giustizia, affinchè non si confonda l’una con l’altra.

Mediante la giustizia che viene da Dio basata sulla fede che noi abbiamo conseguito per grazia di Dio siamo stati e siamo giustificati e perseverando nella fede fino alla fine saremo salvati dal Signore nel suo regno celeste.

Mentre mediante la nostra giustizia che pratichiamo, noi manifestiamo “la fede operante per mezzo dell’amore” (Galati 5:6), che abita in noi; dimostriamo di prestare le nostre membra a servizio della giustizia per la nostra santificazione (cfr. Romani 6:19), in quanto noi abbiamo per frutto la nostra santificazione (cfr. Romani 6:22); provvediamo alle necessità (cfr. Tito 3:14); faremo glorificare Iddio nel giorno che Egli visiterà coloro che ora sparlano di noi come di malfattori (cfr. 1 Pietro 2:12; Matteo 5:16); e per essa saremo premiati in quel giorno dal Signore.

Ecco perché la Parola di Dio ci esorta sia a perseverare nella fede (che significa perseverare nella grazia di Dio), che a praticare le opere buone (“ad attendere a buone opere” Tito 3:14) e ad incitarci gli uni gli altri anche a buone opere (cfr. Ebrei 10:24). D’altronde, per quanto riguarda le opere buone, le quali Iddio ha innanzi preparate affinché le pratichiamo (cfr. Efesini 2:10), noi sappiamo che Gesù Cristo “ha dato se stesso per noi affin di riscattarci da ogni iniquità e di purificarsi un popolo suo proprio, zelante nelle opere buone” (Tito 2:14). Esse costituiscono il frutto che ciascun di noi porta sulla terra alla gloria di Dio. L’apostolo Paolo le chiama nella sua epistola ai Filippesi “frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio” (Filippesi 1:11), e ai Corinzi “i frutti della vostra giustizia” (2 Corinzi 9:10). Frutti che naturalmente differiscono per quanto riguarda la quantità l’uno dall’altro, vi ricordate infatti cosa disse Gesù di coloro che hanno ricevuto il seme nella buona terra? “Quelli poi che hanno ricevuto il seme in buona terra, sono coloro che odono la Parola e l’accolgono e fruttano qual trenta, qual sessanta e qual cento” (Marco 4:20). Per cui portano tutti frutto, ma non tutti in egual misura.

Nessuno dunque vi seduca con vani ragionamenti.

A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen

Giacinto Butindaro

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