ABOMINAZIONE! Seduta spiritica nei locali della Chiesa Evangelica Battista di Cagliari

Secondo quanto leggiamo nel libro « Sardegna misteriosa ed esoterica. Il lato occulto, maledetto e oscuro dell’isola più magica del Mediterraneo», scritto da Pierluigi Serra, il 24 Giugno 1924 – quindi mentre il Movimento Pentecostale era in piena espansione in Italia – si tenne una seduta spiritica nei locali della Chiesa Evangelica Battista di Cagliari, di cui era pastore allora Francesco Giusto Lo Bue (fu pastore di quella Chiesa dall’agosto del 1919 all’agosto del 1929). Il Lo Bue era un massone (faceva parte della Loggia massonica cagliaritana “Sigismondo Arquer”), e sua moglie Mary Singleton era anch’essa massona, e lei partecipò a questa seduta essendo una strega e spiritista.

Ecco quanto leggiamo nel libro «Sardegna misteriosa ed esoterica. Il lato occulto, maledetto e oscuro dell’isola più magica del Mediterraneo»:

«Quando si trasferirono al Cairo, inviati in missione pastorale, i coniugi Lo Bue avevano solo una vaga traccia di cosa cercare; le indicazioni che erano scaturite dal suggerimento di Margaret Murray erano fin troppo blande per intraprendere una indagine mirata. Ma già al loro arrivo nella capitale, dopo aver trovato sistemazione nell’abitazione che era stata occupata dal loro predecessore pastorale, avevano avuto modo di entrare in contatto con una realtà culturale dinamica ed entusiasmante e, cosa non da poco, Mary aveva elevato il proprio livello di percezione: in quel contesto multietnico era stata accolta con amicizia e rispetto, un atteggiamento riservatole soprattutto da chi ne aveva intravisto e percepito le doti. La comunità europea che si era formata in Egitto, in quegli anni che vedevano il vecchio continente impegnato nella guerra, pareva quasi distaccata dal resto del mondo, in un’oasi di reciproca stima e di tolleranza. Convivevano italiani, tedeschi, francesi, inglesi, in un rapporto che la coppia anglo-italiana sentì come la manifestazione di una vera fratellanza tra popoli e genti. Quella fratellanza si era subito delineata non appena Francesco Giusto Lo Bue s’era palesato nella sua qualità di fratello massone, ed era stato inserito nell’organico della Loggia Iside, ricostituita agli inizi del 1900 dopo turbolente vicende.

Era stato, agli inizi del 1800, il generale Jean-Baptiste Kléber, alto ufficiale giunto in Egitto al seguito di Napoleone Bonaparte, a costituire il tempio intitolato alla divinità della maternità, della fertilità e della magia. Figlio di un alto esponente della massoneria francese, Jean-Baptiste aveva posto le basi per l’elevazione di una Loggia operante secondo l’antico rituale egizio di Memphis: nell’ottica del suo fondatore, che ne divenne Gran Maestro all’atto della costituzione, la Loggia avrebbe dovuto operare nella ricerca e nell’ambito culturale andando a individuare i tasselli di un ampio mosaico che legavano l’antica ritualità alla massoneria di quegli anni. A fermare il lavoro di ricerca dell’Officina latomistica fu l’omicidio3 di Kléber, ordito da una setta religiosa estremista: esecutore materiale dell’assassinio era stato lo studente di scienze islamiche Soleyman el-Halabi che il 14 giugno del 1800 aveva aggredito e ucciso il generale francese nella piazza principale del Cairo. Quando la Marina inglese prese possesso del Cairo cacciando i francesi dal suolo egiziano, molte delle logge nate durante il periodo napoleonico vennero sciolte e sostituite dalle officine di impronta britannica: la massoneria continuò comunque a giocare un ruolo di rilievo all’interno del contesto sociale del paese e, sul finire del 1800, venne ricostituita in forma totalmente segreta anche la Loggia Iside, all’interno della quale si ritrovarono numerosi italiani e francesi perlopiù appartenenti alle categorie mercantili ed economiche che operavano nel territorio.

È in tale contesto che venne accolto, nella sua qualità di Maestro, Francesco Giusto Lo Bue. Dotato di dialettica e grande capacità comunicativa divenne ben presto uno degli elementi di spicco dell’Officina, lavorando nel contempo per costituire un cenacolo esoterico aperto anche alle donne. Durante questa fase Mary venne iniziata alle scienze arcane. La ricerca esoterica che coinvolgeva i coniugi Lo Bue proseguì al Cairo senza sosta, anche perché i due erano consapevoli che il messaggio loro pervenuto aveva un significato profondo dal punto di vista misterico ed esoterico: sapevano ma non comprendevano in pieno i contorni di quanto stava loro accadendo e ritenevano di trovarsi al centro di un disegno molto articolato e profondo. A diradare leggermente la nebbia che avvolgeva il mistero sulle parole pronunciate dallo spirito egizio fu l’incontro, quasi fortuito, con un viaggiatore inglese molto particolare ed eclettico. Fu proprio durante un tè offerto da Mary Singleton che si presentò nel loro salotto, in compagnia di una conoscente inglese, William Wynn Westcott  

Suddito di Sua Maestà Britannica, nato a Leamington il 17 dicembre del 1848, aveva intrapreso una brillante carriera medica culminata con l’incarico di coroner ricevuto all’età di trentun anni. A Londra, oltre alla carriera medico-legale aveva avviato un percorso iniziatico e magico che lo aveva visto protagonista della fondazione della Golden Dawn insieme a Samuel Liddell Mathers e William Robert Woodman. Con loro aveva iniziato a studiare non solo la Kabbalah, ma aveva dedicato molta della propria ricerca all’ambito magico. Per una serie di vicissitudini e di screzi legati al ruolo di spicco all’interno della Loggia magica, Wynn Westcott era stato tenuto sotto stretto controllo dalla polizia: aveva così deciso di abbandonare la madrepatria per dedicarsi a un viaggio di studio e di ricerche che lo avrebbe portato fino in Australia. Durante questo suo peregrinare per il bacino del Mediterraneo era giunto al Cairo, per perfezionare i propri studi sulle tematiche legate alla magia egizia e ai riti di evocazione dei defunti. Aveva studiato con assiduità i testi che fino ad allora erano stati tradotti, aveva visitato con l’occhio dello studioso piramidi e monumenti in cerca di segnali e di tracce che lo illuminassero nel percorso iniziatico. Fu proprio nel corso del primo incontro tra Mary Singleton e William Wynn Westcott che venne alla ribalta l’interesse verso le scienze arcane e fu altrettanto breve il passo che condusse la giovane inglese a condividere con il mago britannico le proprie capacità medianiche, ponendo l’accento sui fatti che si erano verificati a Tunisi. Gli studi compiuti da Westcott avevano per un periodo riguardato anche la diffusione delle caste iniziatiche nel bacino del Mediterraneo e, in questo ambito, aveva trovato tracce di quelle popolazioni che abitavano l’isola di Sardegna, della loro abilità bellica e delle capacità magiche di cui si diceva fossero in possesso.

Fu proprio Westcott a confidare a Mary ciò che pareva un mistero irrisolto, riguardante un oggetto dai poteri straordinari, forse trafugato dagli Shardana e portato sull’isola. Questo manufatto sacro aveva come caratteristica quella di potenziare le capacità magiche delle persone, era in grado di rendere fertili le terre e allontanare i mali dalle popolazioni che lo custodivano. Dell’oggetto si erano perse le tracce oramai da centinaia di anni, da quando era calato un silenzio misterioso sulla città dalla quale il manufatto – forse una piccola statua – era stato trafugato. La mitica città di Berenice Pancrisia, di cui avevano scritto nell’antichità sia Plinio il Vecchio che Diodoro Siculo, era depositaria di oggetti magici il cui potere donava benefici agli abitanti e al territorio circostante. Fu durante una delle scorrerie dei ribelli Shardana, così come era narrato nelle fonti egizie del ii millennio a.C., che la statuetta venne trafugata e portata laddove era la patria dei guerrieri. La Sardegna. Per Mary Singleton e Francesco Giusto Lo Bue s’era aperto un importante spiraglio sul mondo oscuro che sembrava avvolgere la loro ricerca. Berenice Pancrisia, gli Shardana, i racconti che narravano dei ribelli arrivati dal centro del mare, navigando arditamente con le loro navi da combattimento, guerrieri che nessuno era mai riuscito a sconfiggere. Vennero alla mente allora le testimonianze che riguardavano il faraone Ramses, il sovrano che li aveva arruolati nella sua guardia personale, o le lettere e i documenti di età amarniana – risalenti alla xviii dinastia egizia – con le citazioni che riguardavano i bellicosi e valorosi abitanti della lontana terra pronti a offrire i loro servigi e le loro armi ai privati o ai commercianti egizi. Un mistero riguardava la flotta degli Shardana e i suoi abili comandanti che, dopo una incursione nelle vallate nubiane, avevano sottratto proprio uno dei più importanti oggetti del culto di quelle genti. Una raffigurazione della Divinità Femminile. La strada era tracciata: la breve parentesi nel continente africano aveva come epilogo il luogo dal quale parevano partire i fili di una complicata ragnatela che legava eventi, luoghi e oggetti, in un disegno geometrico difficile da decifrare. Così come la tela del ragno scompariva agli occhi dell’ignara vittima, altrettanto nascoste erano le trame che sembravano condurre verso un unico luogo.

Partirono per la Sardegna, per la capitale dell’isola, direttamente da Tunisi, dove avevano compiuto una nuova e brevissima sosta, necessaria per raccogliere altre informazioni di carattere storico e geografico. Mary aveva trovato a Cagliari l’humus ideale per proseguire le ricerche in compagnia del marito, ma anche l’attenzione e la curiosità di un gruppo abbastanza nutrito di coetanee animate dalla voglia di sapienzialità: erano compagne, mogli, lontane parenti dei massoni che operavano in città oramai da diversi anni, contrastando il potere e l’egemonia culturale della Chiesa di Roma. Malvisti, attaccati dalla gerarchia ecclesiastica e da alcune frange della nobiltà isolana vicina all’Arcivescovo, i massoni non si trinceravano dietro l’anonimato, anzi partecipavano attivamente a tutte quelle iniziative pubbliche che avevano come oggetto principale la beneficenza e la solidarietà. Strali e reprimende erano stati lanciati più volte, attraverso i pulpiti o tra le colonne dei quotidiani finanziati dal movimento ecclesiastico, nelle differenti occasioni pubbliche che avevano visto protagonista la massoneria cagliaritana. Così come era accaduto con la posa del busto dedicato a Giordano Bruno, innalzato al centro di un minuscolo giardinetto scelto strategicamente dai promotori delle celebrazioni bruniane per via della sua vicinanza alla cattedrale. La via Mazzini, il cui nome evocava già venti repubblicani e tempeste anticlericali, era divenuta con il monumento al martire di Nola una aperta sfida ai ghibellini cittadini, tanto da far scendere in campo il metropolita cagliaritano, smanioso di disfarsi di una testimonianza assai scomoda per il potentato romano. Di accesa fede repubblicana, massone, martinista e sicuramente adepto dell’obbedienza egizia, Francesco Giusto Lo Bue venne accolto con il dovuto rispetto e con affetto all’interno della Loggia cagliaritana intitolata a Sigismondo Arquer, martirizzato a Toledo e assurto a emblema della resistenza all’intolleranza ecclesiastica. A Cagliari, nel locale che ospitava la comunità battista cittadina, iniziavano a radunarsi nuovi fedeli, molti dei quali di provenienza francese, svizzera o tedesca.

A margine dell’attività religiosa, Mary Singleton ebbe la capacità di costituire un solido e coeso gruppo di donne che presero a lavorare in ambito iniziatico, ricomponendo le fila di un movimento esoterico femminile che già aveva visto la luce in città ad opera di un importante ricercatore e scienziato. Oddo Casagrandi, figlio di uno tra i più importanti storici e archeologi dell’Ottocento, era giunto a Cagliari per assumere l’incarico di direttore dell’Istituto di Igiene della Regia Università: massone e appartenente alla Confraternita rosacrociana, aveva ricevuto l’incarico di costituire nei primi anni del 1900 una Loggia massonica femminile che operasse alle dirette dipendenze di Roma. In quegli anni, mentre era preside della facoltà di medicina, sposò una giovane dottoressa in scienze naturali, Carmelita Rossi, che animò la vita pubblica di Cagliari attraverso la sua partecipazione a numerose associazioni, dalla Corda Fratres alla Unione Femminile. Fu lei, sotto la spinta del marito, a dare impulso alla nuova Loggia femminile cittadina, fino al trasferimento della coppia a Padova nel 1915. Mancando una delle sue più importanti animatrici, la compagine femminile massonica ebbe una vita travagliata e destinata all’oblio, fino all’arrivo di Mary Singleton in città. Nel tempio, situato al centro di Cagliari, in corso Vittorio Emanuele, Mary proseguì l’attività di ricerca e di studio: si dedicò, insieme a tre sue consorelle, alla prosecuzione delle indagini che avevano avuto origine a Tunisi. L’ubicazione del tempio battista, lungo una direttrice viaria che era già ampiamente frequentata in epoche remote ed era luogo di transito di importanti correnti sotterranee, sembrava essere il miglior conduttore per richiamare gli spiriti guida. Nel sottosuolo di corso Vittorio Emanuele, in prossimità di quello che era stato un importante cenobio officiato dai francescani, si concentravano una serie di vestigia legate al paganesimo romano e forse, ancor prima, alla presenza di culti di divinità egizie. Fu nel corso di una seduta spiritica, l’ultima alla quale prese parte Mary, che si verificarono degli eventi destinati a ripercuotersi nel tempo.

La sera del 24 giugno del 1924, nella saletta interna della chiesa battista di Cagliari era stato approntato ogni elemento per la celebrazione dell’evocazione degli angeli guida. La cerimonia, condotta seguendo il più segreto rituale di Memphis, aveva avuto inizio al calar della sera, di quella sera che celebrava magicamente la conclusione del ciclo di luce solstiziale introducendo il periodo di oscurità dell’anno. Le candele presenti sul tavolo, ornato da una tovaglia bianca che riportava ricamati simboli della magia egizia, erano state accese e la stanza era stata purificata con incenso e verbena. Nella penombra, appena rischiarata dalle tre fiammelle giallastre, le quattro donne s’erano prese per mano iniziando a recitare – così come consuetudine voleva l’antico rituale evocativo – un cantico legato alle anime di luce. Nella minuscola stanza, dove porta e finestre erano state debitamente chiuse e sbarrate, s’iniziò a percepire un movimento circolare, un leggero soffio che accarezzava le spalle delle donne. Pareva, per profumi e intensità della brezza, che si fosse aperta una porta di comunicazione con luoghi lontani, tanto erano diversi dal solito gli odori che venivano percepiti in quel momento.

Mary li riconobbe subito, riconducendoli alla sensazione che aveva avuto nell’entrare, per la prima volta, all’interno di una piramide in prossimità del Cairo. Profumi particolari, alchimia di sabbia e di antichi unguenti, effluvi di sostanze sacre. Dalla penombra, provocando un brivido intenso quanto il riverbero di un tuono, sensazione che percorse le membra delle consorelle dell’inglese, si materializzò un essere bendato che teneva tra le mani una statuetta di marmo. Candida pareva la superficie dell’oggetto, talmente risaltava al cospetto delle bende brune che avvolgevano la figura. Le mani protese, quasi volesse offrire un sacro dono a colei che l’aveva evocato. Mentre la figura, ben più alta rispetto alla media degli umani, s’avvicinava al gruppo, da una quinta scenica aperta sull’ignoto emersero altri tre spiriti abbigliati con armature pesanti. Sotto gli occhi atterriti delle donne, mentre Mary Singleton si trovava in uno stato catatonico, di totale incoscienza e distacco, le tre figure, con occhi infuocati e bocche spalancate a vomitare urla profonde, aggredirono alle spalle lo spirito egizio. La mummia venne trapassata dalle lame bronzee dei tre spettri, trafitta più volte e sollevata di peso dalla forza dei colpi inferti. Intorno alla scena s’era scatenata una tempesta di vento, silenzioso ma potente, tanto intenso da far cadere una serie di suppellettili che erano in bella mostra sugli scaffali della libreria. In un attimo la scena si concluse con quella che parve una fotografia impressa nella parete della stanza. Occhi atterriti della vittima e sguardi furenti degli aggressori, chiazze di sangue e odore di morte. La statuetta tenuta fino a poco prima dallo spirito bendato era stata strappata dalle mani del portatore e pareva grondare il sangue di quella vittima sacrificale. Forse si era ripetuta, in una riproposizione di eventi già accaduti nei millenni passati, la scena di un omicidio, di un sacrificio rituale nel quale un uomo di rango elevato – forse un sacerdote, un iniziato alle arti magiche – era stato ucciso per essere depredato dell’oggetto sacro alla sua religione.

Tutto improvvisamente nella stanza si fermò. Le tre donne, inebetite dalla scena alla quale avevano assistito, vedevano ora sfumare lentamente gli spiriti del passato: in quel momento, nel quale pareva chiudersi la comunicazione con l’aldilà, una voce profonda parlò per bocca di Mary Singleton. Il suo passaggio nell’altra dimensione, nel regno dove il concetto di tempo non trova significato, sarebbe avvenuto a breve. Lì avrebbe compreso tutto. Mary Singleton morì il 31 ottobre di quell’anno, in un trapasso veloce e silenzioso, senza che nessuno dei suoi familiari s’accorgesse del momento del distacco. Andò via leggera. La mattina il suo volto era disteso, in un sonno eterno: le palpebre appena socchiuse e un sorriso accennato che lasciava intravedere, incorniciato tra le labbra rosee, il bianco candido dei suoi denti. La morte della donna destò sconcerto tra i suoi amici e tra i conoscenti che avevano avuto modo di apprezzarla in vita, gettando un’ombra di profonda tristezza nella comunità massonica maschile e femminile.

I funerali, celebrati il giorno successivo, vennero officiati dal marito in qualità di pastore battista, in una toccante funzione religiosa che vide la partecipazione di centinaia di persone. I labari della massoneria listati a lutto accompagnarono nel cimitero di Bonaria il feretro della Maestra. Lasciò nella città una traccia profonda del suo operato, con il suo modo di essere e di vivere nella gioia e nella fratellanza: ebbe modo di tracciare una rotta che venne poi seguita dalle consorelle, che continuarono a operare in suo nome e in nome della magia e del legame che vincolava le donne che ebbero modo di frequentarla da vicino. Il 1925 doveva segnare lo spartiacque nel mondo esoterico italiano: le decisioni del governo di considerare fuorilegge le associazioni iniziatiche, con chiaro riferimento alla massoneria, costrinsero molti degli adepti alle scienze arcane a lavorare nell’ombra, celando ogni appartenenza e ogni forma esteriore che potesse ricondurli alle organizzazioni esoteriche.

Fu così anche per Francesco Giusto Lo Bue, che dopo la parentesi cagliaritana ottenne il trasferimento a Torino. Non fu casuale la tappa piemontese, scelta con cura per proseguire il lavoro di ricerca all’interno di uno dei più famosi musei egizi del mondo. A Torino trovò altre tracce per individuare il legame tra il magico e il passato reale che univa le genti del Mediterraneo al culto più antico della Divinità Femminile, andando a ricercare indizi ancora più chiari che riportassero alla luce tasselli e informazioni sulla Berenice Pancrisia della storia»

Di Francesco Giusto Lo Bue e di sua moglie si parla anche nel libro «Cagliari Magica. L’eco delle streghe: Maghe, fattucchiere, stregoni e iniziati tra la Sardegna e l’Europa dei misteri».

Che cosa apprendiamo dal sopracitato sconcertante racconto? Che ci sono ‘pastori’ evangelici massoni, con mogli anche loro facenti parte della massoneria, che sono dediti all’occultismo e allo spiritismo, e che usano il locale di culto evangelico per tenervi sedute spiritiche o rituali esoterici particolari.

Esorto quindi tutti coloro che fanno parte di denominazioni evangeliche ad accertarsi che il loro locale di culto non venga usato per sedute spiritiche durante la notte da membri della Chiesa compresi il ‘pastore’ e la ‘pastora’, perché se così fosse quel locale è infestato da demoni, da spiriti maligni.

Lo ripeto per l’ennesima volta, che lo spiritismo è stato fatto entrare dalla porta principale nelle denominazioni evangeliche è un fatto storico certo, per cui vegliate e pregate, fratelli. Ci sono ‘pastori’ e membri di Chiesa che fanno sedute spiritiche, e poi la domenica si recano al culto!

La cosa è gravissima, e costituisce un’abominazione agli occhi di Dio, che Egli non lascia impunita.

Uscite e separatevi dalle denominazioni evangeliche, fratelli, e radunatevi nelle vostre case.

Giacinto Butindaro

Vedi anche:

https://www.facebook.com/APCB.SCHWEITZER/posts/biografia-del-pastfrancesco-giusto-lo-bue-pastore-della-chiesa-battista-di-cagli/1072042043195516/?locale=zh_CN

http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=14391

https://giornalia.com/articoli/confidenze-di-francesco-giusto-lo-bue-pastore-della-chiesa-evangelico-battista-di-cagliari-ed-oratore-della-loggia-sigismondo-arquer-nella-via-barcellona/
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