Cosa gli diremo ora?

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Cosa bisogna dire ora a quelle coppie che ricorreranno alla legge che riconosce le unioni omosessuali e le convivenze di fatto eterosessuali? Quello che abbiamo sempre detto sia agli omosessuali che ai fornicatori (come anche ai ladri, agli ubriachi, agli idolatri e così via): «Ravvedetevi e credete nell’Evangelo di Cristo, e fate frutti degni del ravvedimento» (cfr. Marco 1:15; Atti 20:21; 26:20). Questo significa che nel momento che un omosessuale o un fornicatore, ossia una delle parti di queste «coppie», si ravvede e crede nel Vangelo, deve immediatamente smettere di peccare, e deve separarsi dal suo «compagno» o dalla sua «compagna». Dio infatti è santo e ordina ai suoi figliuoli di santificarsi (cfr. 1 Pietro 1:15-16), per cui coloro che erano omosessuali e fornicatori, essendo stati giustificati e santificati per il sangue di Cristo (cfr. Romani 5:9; Ebrei 10:29), devono smettere di prestare le loro membra come strumenti di iniquità al servizio del peccato (cfr. Romani 6:12-13). I loro corpi sono membra di Cristo, sono il tempio dello Spirito Santo (cfr. 1 Corinzi 6:15,19), e quindi devono fuggire l’omosessualità e la fornicazione per potere conservare il loro corpo in santità ed onore (cfr. 1 Tessalonicesi 4:4). Gli omosessuali e i fornicatori infatti non erediteranno il regno di Dio, ma la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (cfr. 1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:8). Un’altra cosa: la Chiesa non deve mettersi con persone che, chiamandosi fratelli in Cristo, sono omosessuali e fornicatori, perché l’apostolo Paolo afferma: “quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppur mangiare. Poiché, ho io forse da giudicar que’ di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? Que’ di fuori li giudica Iddio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi” (1 Corinzi 5:11-12). Queste persone vanno dunque tolte dal mezzo delle Chiese.

Giacinto Butindaro

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