Attenzione ai ‘pastori’ spiritisti!

Nel 1918 – quindi quando il movimento pentecostale era in piena espansione anche in Italia ed era deriso, disprezzato, insultato e perseguitato dalle Chiese Valdesi, Battiste, delle Chiese dei Fratelli, etc. – sulla rivista spiritista «Luce e Ombra», fu pubblicata una lettera di Aristarco Fasulo che io ritengo sia di fondamentale importanza per capire quanto sia diffusa la simpatia per lo spiritismo in ambito evangelico qui in Italia, e quanto siano numerosi anche i pastori che partecipano a sedute spiritiche. Comprendo che questo produrrà sconcerto in tanti, ma i fatti sono questi. Chi era Aristarco Fasulo? Era un noto pastore battista: nel 1910 coadiuvò i pastori di Avellino e Altamura, nel 1911 diventò pastore della Comunità Battista di Pordenone, e nel 1914 diventò pastore della Chiesa Battista che si radunava in via Teatro Valle a Roma, e dal 1915 al 1918 e dal 1920 fino alla morte diresse il periodico battista «Il Testimonio», organo ufficiale dell’Opera evangelica battista d’Italia (OEBI) –  https://www.studivaldesi.org/dizionario/evan_det.php?evan_id=372

Ma veniamo alla sopra citata lettera, che fu preceduta dalla seguente presentazione della direzione della rivista: «A proposito dell’articolo di Vincenzo Cavalli: Il veto sacerdotale contro lo spiritualismo scientifico (vedi Luce e Ombra, anno 1917; pag. 337 e seg.), riceviamo dal pastore evangelico signor Aristarco Fasulo la seguente lettera che pubblichiamo, sicuri che al nostro egregio collaboratore ed amico non mancheranno argomenti in appoggio alla sua affermazione».

«Ho letto con non poco stupore nello scorso numero di ‘Luce e Ombra’ l’introduzione dello scritto di V. Cavalli: Il veto sacerdotale contro lo spiritualismo scientifico. Ivi egli, servendosi anche di espressioni piuttosto acri, fa, come suol dirsi, d’ogni erba un fascio e accomuna nella sua severa riprovazione i preti cattolici ed i pastori protestanti per il preteso loro identico atteggiamento, avverso alle ricerche metapsichiche: ‘… e le tante svariate ed opposte ortodossie ed eterodossie – scrive il Cavalli – si accordano insieme ad intonare il raca della reprobazione! Anathema sit! Solo in questo non discordano: solo in questo sono solidali preti cattolici e pastori protestanti …’.

Se non avessi letto in calce a codesto scritto il nome di Vincenzo Cavalli – che conosco ed apprezzo già da vari lustri – non mi sarei incomodato a prender la penna per ribatterne le asserzioni. Ma, conoscendo la serietà del Cavalli, mi sento spinto a manifestargli il mio stupore, ed anche il mio dispiacere, per non aver egli fatto la doverosa distinzione tra il sacerdozio cattolico – chiuso nei suoi cancelli tradizionalmente misoneistici – e il corpo pastorale protestante, che non è vincolato a nessun preconcetto ed ha dato in tutto il mondo forti e seri studiosi di tutti i problemi dello spirito, compresi quelli più specialmente cari al Cavalli. Sarebbe superfluo ricordare qui lo sviluppo di codesti studi segnatamente in America ed in Inghilterra, paesi protestanti che per i primi richiamarono l’attenzione sulla complessa fenomenologia metapsichica. Anche in Italia, ove i Cristiani evangelici sono ancora una piccola minoranza, si sono avute ottime opere, monografie, articoli, ecc. di ‘scienza spiritualista’ – per servirmi dell’espressione che è sulla facciata di ‘Luce e Ombra’ – scritti da pastori evangelici; ricorderò i nomi dei pastori Raffaele Wigley, Ernesto Senarega, Vincenzo Tummolo, Ugo Janni ed altri, che sono ben noti ai lettori di ‘Luce e Ombra’. Anche le riviste ed i giornali evangelici si sono occupati sempre, con la massima simpatia e larghezza di idee, della ‘psicosofia’ come ama definirla il Cavalli. Il sottoscritto, per esempio, ebbe a recensire su Il testimonio – organo cristiano evangelico battista – la pregevole opera del Samonà: Psiche Misteriosa e, sulla rivista Bilychnis, fece largo cenno di alcuni volumi di Innocenzo Calderone.

Che più? Il Cavalli non deve aver dimenticato che, or sono parecchi anni, in casa sua, a Napoli, si davano convegno assiduamente alcuni spiriti liberi per discutere problemi spirituali e compiere esperimenti medianici: ebbene tra quei visitatori – feci parte anch’io per vario tempo di quel simpatico circolo – si notavano vari pastori evangelici, dei quali non si sarebbe potuto dire, come il Cavalli asserisce, che, ‘contro le usurpazioni del materialismo’ fossero ‘vergognosamente degli assenti’. Al contrario, fatte le proporzioni, è legittimo asserire che i pastori evangelici italiani hanno mostrato di interessarsi agli studi spiritualisti più di ogni classe di studiosi in Italia; l’esortazione paolina messa in testa all’articolo del Cavalli: omnia probate: quod bonum est tenete è stato ed è il programma della generalità dei pastori evangelici i quali, in ogni parte del mondo – come studiosi, pubblicisti, educatori – occupano una posizione cospicua riconosciuta, che dimostra l’infondatezza della deplorazione del Cavalli, allorché, accomunandoli all’impacciato sacerdozio cattolico, ha voluto definirli degli ‘assenti’.

Il Cavalli ama – ed in ciò rivela il suo buon gusto – arricchire i suoi scritti con citazioni bibliche. Con affetto gli ricordo le parole di Gesù: ‘…fate giusto giudicio’ (Giov. VII 24)» (Luce e Ombra, Gennaio-Febbraio 1918, pag. 52-53).

Fatemi dire qualcosa in merito al citato Ugo Janni (1865-1938). Era un famoso pastore valdese, massone, del quale negli anni 1901-1903 La Rivista Cristiana pubblicò 18 suoi studi sullo spiritismo. Janni infatti, che peraltro fu pioniere dell’ecumenismo, era un convinto spiritista infatti disse: ‘Io credo fermamente alla realtà delle manifestazioni spiritiche in molti fenomeni medianici, ed intendo per spiriti le anime dei trapassati’, (in Luce e Ombra, Rivista Mensile Illustrata di Scienze Spiritualista, Milano, 1° Ottobre 1903, pag. 480), e quindi accettava come rivelazione spiritica «la comunicazione dei disincarnati agli incarnati» (Luce e Ombra, Milano, 1° Ottobre 1903, pag. 481), e manifestazioni come lo spostamento di oggetti, le levitazioni, le dematerializzazioni e le ricomposizioni (cfr. La Rivista Cristiana, Anno V, 1903, pag. 296. Per i fenomeni vedi Ibid., pag. 86-91, 132-140, 176, 180, 213-217, 263-269, 289-297). Janni credeva peraltro nella reincarnazione invece che nella resurrezione, e difatti riteneva che lo spiritismo avesse il merito di averla resa popolare in Occidente! 

Credo che il contenuto della sopra citata lettera sia molto chiaro. Già circa cento anni fa c’erano in Italia non pochi pastori evangelici, tra cui naturalmente molti erano massoni, che simpatizzavano per lo spiritismo e partecipavano a sedute spiritiche. Dico «già», perché oggi ce ne sono ancora di più, e di questi pastori evangelici ce ne sono anche in denominazioni pentecostali, i quali fanno parte di ambienti massonici in cui viene professato e praticato lo spiritismo. Naturalmente, poi costoro si presentano domenica al culto a trasmettere il loro consueto sermone pomposo e vacuo, di cui magari alcuni concetti li hanno ricevuti dagli spiriti dopo avere consultato gli spiriti in una seduta spiritica, e recitano la parte dei cristiani, anzi di ministri di Cristo, ma costoro sono figli e servi del diavolo, che negano che Gesù è il Cristo, in quanto ne negano la resurrezione corporale avvenuta il terzo giorno (quando dunque questi pastori parlano di resurrezione non intendono la resurrezione di cui parla la Scrittura). Riescono però a camuffarsi bene, e non pochi li accettano come pastori e fanno carriera nella denominazione perché i loro fratelli massoni li proteggono e fanno andare avanti! Ecco perché nei culti di queste Chiese, di cui i pastori sono spiritisti, si sente una oppressione spirituale formidabile, e la predicazione dell’Evangelo di Cristo non vi ha accesso! Ecco perché i santi e i servitori dell’Altissimo vengono da questi ‘pastori’ disprezzati, perseguitati, derisi, etc.; perché questi ‘pastori’ sono ministri di Satana! Ed ecco perché in queste Chiese non viene condannato lo spiritismo e le persone non vengono messe in guardia dallo spiritismo, perché a condurre queste Chiese ci sono degli spiritisti. Sono magari capaci di dirvi, per difendersi, che non compete loro mettere in guardia dallo spiritismo, ma questo lo dicono solo perché loro sono spiritisti!

Se dunque fate parte di una Chiesa di cui il pastore è uno spiritista o che simpatizza per lo spiritismo, o che partecipa a sedute spiritiche, vi esorto a uscirne e a separarvene immediatamente. Siete in gravissimo pericolo!

L’ambiente evangelico italiano – quello istituzionalizzato in primis – è un ambiente che nei secoli è stato invaso da tanti spiriti immondi, spiriti seduttori, spiriti di menzogna, e questo a cagione dei molti massoni che vi sono entrati, e questo spiega il forte odio che molti ‘pastori’ (chiaro, non posso dire tutti perché comunque ci sono ancora pastori che sono da Dio) hanno per l’Evangelo e per coloro che lo annunciano, come anche per la dottrina degli apostoli.

Vegliate e pregate, dunque, fratelli, e mettete alla prova gli spiriti e tutti coloro che si dicono Cristiani e ministri di Cristo, perché in mezzo alle denominazioni ci sono tanti spiritisti!

Giacinto Butindaro

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L’eresia gnostica del ritorno alla casa del Padre

Spesso abbiamo sentito o abbiamo letto in occasione della morte di qualcuno: «E’ tornato alla casa del Padre!» (o più semplicemente «E’ tornato a casa!»). Per esempio questa espressione è stata usata sul sito della Chiesa Valdese in occasione della morte di Domenico Maselli, infatti viene detto «…Domenico Maselli è tornato alla casa del Padre» (http://www.chiesavaldese.org/aria_articles.php?ref=356), o sul sito delle Chiese Cristiane Evangeliche ADI del Triveneto in occasione della morte di un membro di Chiesa: «Il Fratello Ido Salviato è tornato alla casa del Padre» (https://aditriveneto.org/fratello-ido-2/), o dal massone Giancarlo Rinaldi (che vi ricordo si professa evangelico ed è stato maestro venerabile di una loggia massonica del Grande Oriente d’Italia) in occasione della morte di Giuseppe Laiso: «Il pastore Giuseppe Laiso è tornato alla casa del Padre» (https://www.facebook.com/giancarlo.rinaldi.39/posts/10208165533169415).

Cosa significa tornare? Secondo un vocabolario della lingua italiana «tornare» significa «Avviarsi, essere diretti al luogo da cui si era partiti o da cui ci si era allontanati, rientrare o rimettersi nel luogo da dove si era venuti» (http://www.treccani.it/vocabolario/tornare/).

Voglio però che sappiate che la dottrina secondo cui il credente quando muore ritorna alla casa del Padre, è un’antica eresia gnostica. Infatti gli eretici gnostici sostenevano che alla morte coloro che hanno ottenuto la gnosi (la conoscenza di se stessi che equivale alla conoscenza di Dio!!!), ritornano alla loro patria da cui provengono, ossia alla casa del Padre. Nel Vangelo di Tomaso (uno scritto gnostico) leggiamo per esempio: «Gesù disse: ‘Beati i solitari e gli eletti, poiché troverete il Regno; voi, infatti, da esso venite e a esso nuovamente ritornerete’» (Il Vangelo di Tomaso, 49; citato in I Vangeli Gnostici, Adelphi Edizioni, Quindicesima edizione: giugno 2013, pag. 12), e nel Vangelo di verità (un altro scritto gnostico): «E questi è il Padre dal quale proviene il principio e verso il quale ritorneranno tutti coloro che da lui provengono» (Il Vangelo di verità, 38; in I Vangeli Gnostici, pag. 42). Il Gesù degli gnostici infatti è stato mandato dal Padre per parlare «del luogo da cui ciascuno è venuto» per «farlo ritornare nuovamente colà»

In uno scritto dal titolo «Il ritorno al Pleroma: l’ascesa dell’anima nello gnosticismo» di Filippo Goti, leggiamo in merito a questo ritorno: «… il Demiurgo è l’artefice che ha ordinato una nuova realtà. L’artigiano divino che ha forgiato ogni cosa, dando forma, a suo capriccio e volontà, alla materia di cui disponeva. Da ciò si evince sia che vi è un’ulteriore realtà extramondana, sia che la materia oggetto del suo lavoro è alla forma finale estranea e precedente nella genesi, a cui lo gnostico si rivolge. L’Arconte è titolo che nella Grecia antica veniva riservato ad alti magistrati, cioè a uomini di alto lignaggio delegati al governo e al giudizio della e sulla cosa pubblica. Queste potenze intermedie, frutto di un processo intellettivo degenerativo ed enucleativo, nella visione cosmogonica gnostica forgiano e dominano il mondo dei fenomeni, dove lo gnostico si trova come prigioniero, separato dalla casa del Padre, intuita ma non vissuta, e dall’inizio dei tempi tessono l’umano destino, in virtù dei pesi e delle misure che esse stesse rappresentano nel quadro del dispiegamento polare della manifestazione, impedendo l’agognato ricongiungimento. …. Alla domanda del perché del dolore, e del massimo fra i dolori, la morte, in opposizione all’assoluta libertà della mente e dell’anima, gli gnostici hanno come risposta la creazione di questo mondo da parte di potenze malvagie, interessate a mantenere l’anima prigioniera di involucri gradatamente predisposti al suo contenimento. Fino a quando l’anima, elemento che proviene dal mondo superiore, è relegata in questo mondo, gli arconti se ne possono nutrire, e mantenere così la propria vita e il loro dominio. L’anelito del ritorno alla casa del padre assume quindi una duplice natura, rappresentata dalla volontà di tornare alla patria nativa, e non essere più costretti a vagare in terra straniera, ma anche di sfuggire ad una ciclica sorte di cibo per potenze astute, ed ingannatrici. …. Il mito gnostico dell’ascesa dell’anima, del gran ritorno nella casa del Padre, trova convergenza sia con gli eroici miti greci, sia con il viaggio egizio dell’anima; ciò a riprova della comune matrice solare di queste tre grandi correnti iniziatiche. L’eroe greco è colui che nato uomo, attraverso innumerevoli prove conquista il proprio posto fra le divinità dell’Olimpo, in quanto in virtù del superamento delle fatiche viene riconosciuto dagli dèi loro pari. Il viaggio dell’anima egizia nell’oltretomba trova massima espressione, nei vari incantesimi per superare le potenze inferine, presso il tribunale presieduto dalla dea Maat, e durante la pesatura del cuore. Dove l’iniziato deve dare sia prova della conoscenza delle arti iniziatiche, sia testimonianza della sua vita terrena appena conclusa. Il defunto egizio veniva posto nel sarcofago assieme ad una serie di rotoli, contenenti gli incantesimi necessari per superare i guardiani dell’Oltretomba» (http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosticismo/ritornopleroma.htm).

Veniamo ora alla confutazione di questa eresia.

Come parlarono gli apostoli della loro futura dipartenza dal corpo? Come di un ritorno in cielo, dal Padre? No, ma la presentarono come un andare ad abitare con il Signore, infatti Paolo scrisse ai santi di Corinto: “Siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore” (2 Corinzi 5:8), ed ai santi di Filippi disse: “Ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore” (Filippesi 1:23). E sempre su questo argomento, poco tempo prima di dipartirsi, Paolo scrisse a Timoteo: “Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste” (2 Timoteo 4:18).

Inoltre, l’epistola agli Ebrei insegna che i credenti alla loro morte entrano nel riposo di Dio: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio; poiché chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. Studiamoci dunque d’entrare in quel riposo, onde nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (Ebrei 4:9-11).

Quando dunque qualcuno muore in Cristo, non si deve dire che è tornato alla casa del Padre (o che è ritornato a casa lassù in cielo), ma che si è dipartito ed è andato ad abitare con il Signore, o che il Signore lo ha salvato nel suo regno celeste, o che è entrato nel riposo di Dio.   

Badate a voi stessi, fratelli, perché affermare che quando un Cristiano muore torna al Padre o nella casa del Padre, vuol dire avvalorare l’eresia gnostica secondo cui l’uomo procede dal Padre, in quanto ha una scintilla divina che procede dal Padre, e quando muore torna o si ricongiunge con il Padre nel Pleroma, tenendo ben presente peraltro che nello gnosticismo il Padre non è l’Iddio dell’Antico Testamento, ma un Dio superiore all’Iddio dell’Antico Testamento! In altre parole, con quella sola affermazione si avvalorano diverse menzogne, come la preesistenza delle anime in cielo, la natura divina dell’uomo (cioè che l’uomo è parte di Dio o Dio), e il ricongiungimento della scintilla divina con il Padre (che però è un Dio superiore a Yahweh!!!) ossia sostanzialmente il ritorno dell’anima in cielo.

Un’ultima cosa. Il fatto che questa espressione venga usata in ambito massonico è la conferma che la gnosi è l’essenza della Massoneria, e che i massoni sono essenzialmente gnostici. Possono tra di loro variare alcune loro convinzioni o idee su questo o quell’altro argomento, ma l’essenza dei massoni è gnostica. E il fatto che venga usata spesso anche in ambito evangelico, è la conferma che la Massoneria esercita una influenza nefasta sulle Chiese, che si concretizza nel fare penetrare di soppiatto in mezzo alle Chiese eresie gnostiche.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giacinto Butindaro

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Comunicazione

Le predicazioni in diretta sono sospese. Quando, Dio volendo, riprenderanno, ve lo comunicheremo.

Dio vi benedica

Giacinto Butindaro

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Dio è giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù – Predicazione del 9 Giugno 2023

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Spiriti maligni a casa Wesley!

Sì, proprio così, a casa dei genitori di John Wesley (Epworth, 28 giugno 1703 – Londra, 2 marzo 1791), il predicatore inglese fondatore del Metodismo (che era massone), c’erano spiriti maligni che si manifestavano in svariate maniere. E la cosa è ben documentata, tanto che negli ambienti spiritisti quello che avvenne a casa dei genitori di John Wesley è molto conosciuto. Io non ne sapevo nulla fino a questa mattina, quando ho scoperto la cosa, e confesso che i fatti raccontati sono veramente inquietanti. Fatti naturalmente che portano a riflettere molto sulla famiglia di questo predicatore e su lui stesso.

Ecco quanto si legge nel libro «Passi sui confini di un altro mondo» (Footfalls on the Boundary of Another World), di Robert Dale Owen, che è l’opera più importante scritta sui fenomeni paranormali nel primo periodo dello spiritismo (uscita negli Stati Uniti nel 1860 e a Londra nel 1861, vale a dire circa una dozzina d’anni dopo i famosi fenomeni di Hydesville, che diedero origine al movimento, ebbe subito quella vasta diffusione che ottenevano allora i libri di questo genere nel mondo anglosassone, infatti ebbe dieci edizioni americane in un anno).

Giacinto Butindaro

LA RELAZIONE DI WESLEY

Disturbi nella parrocchia del signor Wesley a Epworth. 1716 e 1717.

Nell’anno 1716, il rev. Samuel Wesley, padre del celebre John Wesley, fondatore del metodismo, era rettore a Epworth, nella contea di Lincoln in Inghilterra. Nella sua parrocchia, la stessa in cui nacque John, avvennero nei mesi di dicembre 1716 e gennaio 1717, parecchi disturbi dei quali il signor Samuel Wesley tenne un diario particolareggiato. Questi particolari furono inoltre conservati in dodici lettere scritte su quell’argomento, in quello stesso periodo, da vari membri della famiglia.

Inoltre il signor John Wesley stesso venne a Epworth nell’anno 1720, fece un’accurata inchiesta sui fatti, ricevette dichiarazioni scritte da ognuno dei membri della famiglia su quello che avevano visto e udito e, su queste basi compilò una narrazione da lui pubblicata sull’Arminian Magazine. I documenti originali vennero custoditi dalla famiglia, caddero nelle mani della signora Earle, nuora del signor Samuel Wesley (il fratello maggiore di John) furono da lei affidati a un certo signor Babcock, e da lui consegnati al noto dott. Joseph Priestley da cui il tutto fu pubblicato la prima volta nel 1791 [181]. E’ stato ripubblicato dal dott. Adam Clarke nei suoi Memoirs of the Wesley Family [182].

Comprendono quarantasei pagine di quest’opera, e, poiché contengono numerose ripetizioni, mi limito a trascriverli solo in parte cominciando dalla narrazione tratta da John Wesley, che ho già menzionato.

NARRAZIONE

«E’ il dicembre 1716, mentre Robert Brown, domestico di mio padre se ne stava con una delle domestiche, un poco prima delle dieci di sera, nella sala da pranzo che dava sul giardino, entrambi udirono bussare alla porta. Robert si alzò e aprì, ma non vide alcuno. Subito vi fu un altro colpo e un lamento. “E’ il signor Turpin”, disse Robert. “Ha il mal della pietra e si lamenta così”. Aprì ancora la porta due o tre volte perché due o tre volte si ripeté il battito; ma, poiché non vedevano alcuno ed erano un po’ impauriti, si alzarono e andarono a letto. Quando Robert giunse in cima alle scale dell’abbaino, vide un macinino a breve distanza, che girava molto in fretta. Quando riferì la cosa disse: “Mi è dispiaciuto solo che fosse vuoto. Se fosse stato pieno di malto, avrebbe macinato per me”. Quando fu a letto udì come il gloglottare di un tacchino lì presso, e subito dopo il rumore di qualcuno che inciampasse nelle sue scarpe e nei suoi stivali; ma non erano lì: li aveva lasciati a basso. Il giorno dopo, lui e la domestica riferirono la cosa all’altra domestica, che rise di cuore dicendo: “Che pazzi che siete! Sfido qualsiasi cosa a spaventarmi”. Verso sera, dopo aver fatto il burro, lo mise su di un vassoio e lo aveva appena portato nella dispensa quando udì un colpo sullo scaffale su cui erano alcuni stampi per il burro, dapprima sopra lo scaffale, poi sotto. Prese una candela, guardò sopra e sotto, ma, non trovando nulla, lasciò cadere il burro, il vassoio e tutto e se la diede a gambe.

Il pomeriggio seguente, fra le cinque e le sei, mia sorella Molly, che allora aveva circa vent’anni, mentre stava leggendo nella stanza da pranzo, ebbe l’impressione che si aprisse la porta che dava nel vestibolo ed entrasse una persona che sembrava avere una vestaglia di seta che frusciava strascicando a terra. Parve camminarle attorno, poi andare alla porta, poi ancora attorno; ma lei non poté vedere nulla. Penso: “Scappare non serve a niente perché, chiunque sia, può correre più in fretta di me”. Così si alzò, mise il libro sotto il braccio e si allontanò lentamente. Dopo cena era in camera con mia sorella Sukey (che aveva circa un anno più di lei) e le raccontò quello che era avvenuto. L’altra non la prese sul serio e disse: “Mi meraviglio che ti spaventi così facilmente: io vorrei proprio vedere quello che può spaventarmi”. Subito si udì un colpo sotto il tavolo. Lei prese una candela e guardò, ma non trovò nulla. Poi il telaio di ferro della finestra cominciò a far fracasso e così pure il coperchio di uno scaldaletto. Infine il saliscendi della porta si mosse in su e in giù ripetutamente. Lei balzò su, salto nel letto senza spogliarsi, si tirò le coperte sopra la testa e non si

arrischiò a sporgere il naso fino al mattino.

«Una o due notti dopo, mia sorella Hetty (di un anno più giovane di Molly) aspettava, come al solito, fra le nove e le dieci, di portar via la candela dalla stanza di mio padre, quando udì qualcuno scendere dalle scale dell’abbaino, camminarle lentamente accanto, poi scendere la scala principale e poi risalire per la scala sul retro e la scala dell’abbaino. E a ogni passo sembrava che la casa tremasse da capo a fondo. Proprio in quel momento mio padre batté. Lei entrò, prese la candela e andò a letto il più presto possibile. Il mattino lo racconto alla mia sorella maggiore, la quale rispose: “Tu sai che non credo a queste cose; lascia che vada io a prendere la candela, stasera, e scoprirò l’imbroglio”. La sera, dunque, ella prese il posto di Hetty, e aveva appena portato via la candela quando udì un rumore al piano di sotto. Scese in fretta le scale fino al vestibolo, donde proveniva il rumore, ma allora lo udì in cucina. Corse in cucina, dove c’era un tambureggiare dietro il paravento, vi andò e il tambureggiare passo dall’altro lato e così via, sempre dal lato opposto a quello in cui ella si trovava. Poi udì battere dietro la porta della cucina. Vi accorse, abbassò piano il chiavistello e, quando il battito si ripeté, aprì d’improvviso, ma non vide niente. Appena ebbe richiuso la porta, il battito riprese. Apri ancora e non vi era nulla.

Quando volle richiudere la porta, questa fu violentemente spinta contro di lei, ma lei vi si appoggiò col ginocchio e con la spalla, riuscì a richiuderla e girò la chiave. Allora il battito riprese, ma lei lo lasciò continuare e andò a letto. Tuttavia da quella sera ella fu completamente persuasa che nel fenomeno non vi erano imposture. «Il mattino seguente, quando mia sorella raccontò a mia madre quello che era avvenuto, questa disse: “Se udrò io stessa qualche cosa, saprò come giudicare”. Subito dopo la pregò di venire nella stanza dei bambini. Lei vi andò e udì in un angolo della stanza come il violento oscillare di una culla; ma lì non vi erano culle da parecchi anni. Si convinse che era un fatto soprannaturale e si affrettò a pregare di non esserne disturbata nella sua camera durante le ore di riposo; ed in realtà non lo fu mai. Poi ella pensò che era opportuno parlarne a mio padre. Ma egli si arrabbiò molto e disse: “Sukey, mi vergogno di te. Questi ragazzi si fanno paura a vicenda; ma tu sei una donna di buon senso e dovresti essere più saggia”. «Alle sei di sera, mio padre diresse come sempre la preghiera familiare.

Quando cominciò la preghiera per il re, si udirono colpi per tutta la stanza, e un colpo tonante accompagnò l’Amen. Da allora lo stesso fenomeno si ripeté ogni mattina e ogni sera quando veniva

recitata la preghiera per il re. Poiché mio padre e mia madre sono ora nella pace eterna e non possono soffrire per questo, credo mio dovere fornire al lettore serio la chiave di questa circostanza. «L’anno prima che morisse il re Guglielmo, mio padre notò che mia madre non diceva amen alla preghiera per il re. Ella gli spiegò di non poterlo fare perché non credeva che il Principe d’Orange fosse re. Lui giurò che non avrebbe mai più coabitato con lei finché non lo avesse fatto. Salì a cavallo e se ne andò; né ella ebbe notizie di lui per dodici mesi. Infine tornò e visse con lei come prima. Ma temo che il suo giuramento non fosse stato dimenticato dinanzi a Dio.

«Essendomi stato detto che il signor Hoole, vicario di Haxey (uomo molto pio e sensibile), avrebbe potuto darmi qualche ulteriore informazione, mi recai da lui. Egli mi disse: “Robert Brown venne da me per dirmi che vostro padre desiderava la mia compagnia. Quando vi andai, egli mi riferì tutto quello che era avvenuto, in particolare i colpi durante la preghiera familiare. Ma quella sera, con mia grande soddisfazione, non vi fu alcun colpo. Fra le nove e le dieci venne una domestica dicendo: – Il vecchio Jeffrey sta arrivando (era questo il nome di un tale che era morto nella casa), perché sento il segnale. – Mi informarono che questo segnale veniva udito ogni sera verso le dieci meno un quarto. Si produceva sopra la casa, all’esterno, simile a un forte stridere di sega o meglio a quello di un mulino quando viene girato per volgere le vele al vento.

Poi udimmo un colpo sopra le nostre teste; e il signor Wesley, presa una candela, disse: – Venite, signore, adesso udrete voi stesso. – Salimmo al piano di sopra; lui con molta speranza e io (per dire la verità) con molta paura. Quando giungemmo nella camera dei bambini, vi furono dei colpi nella stanza accanto; quando andammo là i colpi si fecero udire nella stanza dei bambini. E lì si continuò a battere, anche quando vi fummo entrati, specialmente alla testa del letto (che era di legno) in cui erano coricate la signorina Hetty e due delle sue sorelle più giovani. Il signor Wesley, notando che erano molto spaventate – sudate e tremanti sebbene addormentate – perse la calma e, tratta una pistola, stava per sparare sul punto da cui proveniva il rumore. Ma io lo afferrai per un braccio e dissi: – Signore, voi siete convinto che è qualche cosa di soprannaturale. Se è così non potete colpirlo, ma gli date il potere di colpire voi. – Egli allora si avvicinò a quel punto e disse severamente: – Demone sordo e muto, perché spaventi queste ragazze che non possono risponderti?

Vieni da me, nel mio studio, che sono un uomo! – Immediatamente fu battuto un colpo (il particolare colpo che il signor Wesley soleva battere alla porta) come se si volesse mandare il legno in pezzi; e per quella notte non udimmo altro”.

«Fino a quel momento mio padre non aveva mai udito il minimo disturbo nel suo studio. Ma la sera dopo, mentre si preparava ad andarvi (lui solo ne aveva la chiave), appena aperta la porta fu spinto indietro con tale violenza che per poco non cadde a terra. Tuttavia riuscì ad aprire la porta ed entrò. Subito vi furono colpi, dapprima su di un lato, poi sull’altro, e, dopo qualche tempo, nella stanza adiacente, in cui era mia sorella Nancy. Egli entrò in quella stanza e, continuando il rumore, lo scongiurò di parlare, ma invano. Allora disse: “Questi spiriti amano l’oscurità; porta via la candela e forse parlerà”. Lei obbedì ed egli ripeté lo scongiuro; ma vi furono solo dei colpi senza alcun suono articolato. Disse ancora: “Nancy, due cristiani sono troppi per il diavolo. Andate tutti da basso; forse, quando sarò solo, avrà il coraggio di parlare”. Quando lei fu uscita gli passo per la testa un’idea, e disse: “Se sei lo spirito di mio figlio Samuel, ti prego di battere tre colpi e non più”.

Immediatamente vi fu silenzio e per quella notte non si udì più alcun colpo.

Chiesi a mia sorella Nancy (che aveva allora quindici anni) se non si era spaventata quando mio padre aveva pronunciato il suo scongiuro. Mi rispose che aveva avuto molta paura che lo spirito parlasse quando aveva portato via la candela; ma che non era affatto spaventata di giorno, quando le camminava accanto, e, quando era intenta a qualche lavoro, pensava che avrebbe potuto farlo lui per lei risparmiandole la fatica.

«In quel tempo le mie sorelle si abituarono tanto a quei rumori da averne ben poco disturbo.

Generalmente, fra le nove e le dieci di sera, cominciava un leggero battito sulla testa del loro letto. E loro si dicevano in genere: “Sta arrivando Jeffrey; è ora di andare a dormire”. E, se udivano un rumore durante il giorno e dicevano alla mia sorella più giovane: “Su, Ketty, Jeffrey batte al piano di sopra”, lei correva su per le scale e lo inseguiva di stanza in stanza dicendo che era il suo miglior divertimento. «Poche notti dopo, mio padre e mia madre erano appena andati a letto e la candela non era stata ancora portata via, quando udirono tre colpi, e poi altri tre e ancora tre, come se provenissero da un grosso bastone battuto sopra una cassa che era a fianco del letto. Mio padre si alzo subito, si infilò una vestaglia e, udendo un gran fracasso al piano di sotto, prese la candela e scese; mia madre lo seguì.

Quando ebbero sceso la scala principale, udirono come se fosse stato versato sul petto di mia madre un vaso pieno di argenteria, la quale cadesse tintinnando ai suoi piedi. Subito dopo ci fu un rumore come se una grande campana di ferro fosse stata scagliata contro parecchie bottiglie che erano nel sottoscala; ma nulla fu colpito. Poi arrivò il nostro grosso mastino e corse a rifugiarsi fra le bottiglie. Durante i disturbi era solito abbaiare e saltare e azzannare qua e là, spesso prima ancora che si udisse qualche rumore. Ma dopo due o tre giorni si limitò a tremare e a sgattaiolare via prima che i rumori cominciassero. Da questi segnali la famiglia capiva che il fenomeno era imminente, e non si sbagliava mai.

«Un poco prima che mio padre e mia madre entrassero nel vestibolo, ebbero l’impressione che un gran pezzo di carbone fosse violentemente lanciato contro il pavimento e andasse in frammenti; ma non videro nulla. Mio padre allora gridò: “Sukey, non senti? Tutti i peltri della cucina sono stati gettati a terra”. Ma, quando andarono a vedere, i peltri erano al loro posto. Poi vi fu un forte colpo alla porta sul retro. Mio padre l’apri e, anche questa volta, fu una fatica inutile. Dopo avere aperto più volte ora l’una ora l’altra, si voltò e tornò a letto. Ma i rumori erano così violenti per tutta la casa, che non poté chiudere occhio fino alle quattro del mattino. «Parecchi signori ed ecclesiastici consigliarono vivamente mio padre di lasciare la casa. Ma egli rispose sempre: “No, il diavolo deve fuggire da me, io non fuggirò mai dal diavolo”. Ma scrisse al mio fratello maggiore, a Londra, di venire. Questi stava preparandosi a farlo quando una seconda lettera lo avvertì che i disturbi erano finiti, dopo essere continuati (negli ultimi tempi giorno e notte) dal 2 dicembre alla fine di gennaio» [183].

Il diario del signor Wesley senior (pag. 247) conferma pienamente la narrazione di suo figlio, aggiungendo alcuni particolari. Egli ci fa sapere che il 23 dicembre, nella stanza dei bambini, quando sua figlia Emily batté un colpo, lo spirito le rispose. In un’altra occasione scrive: «Scesi le scale e battei col bastone contro i travicelli della cucina. Lui mi rispose altrettante volte e con la stessa intensità dei miei colpi. Allora battei come faccio abitualmente alla porta: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7; ma questo lo mise in imbarazzo e non diede risposta, o non con lo stesso sistema, sebbene le ragazze lo udissero fare esattamente la stessa cosa due o tre volte in seguito». Questo corrisponde a quanto disse il signor Holle relativamente al «suo battere gli stessi colpi del signor Wesley».

Il 25 dicembre egli scrive: «I rumori erano così violenti che era inutile pensar di dormire mentre continuavano». E così pure il 27 dicembre aggiunge: «Erano così numerosi che non volli lasciare la famiglia, come desideravo fare, per visitare un amico, il signor Downs». Dice anche: «Sono stato spinto per tre volte da un potere invisibile: una contro l’angolo della scrivania nel mio studio, una seconda volta contro la porta della stanza con le stuoie, e una terza volta contro il lato destro del telaio della porta del mio studio, mentre entravo». Quanto al cane, in data 25 dicembre riferisce: «Il nostro mastino venne uggiolando verso di noi, come faceva sempre dopo la prima notte dei fenomeni; perché allora latrò a essi furiosamente, ma poi rimase in silenzio e parve più spaventato dei ragazzi».

Le lettere che confermano i vari particolari sono troppo lunghe e numerose per essere trascritte.

Ne tolgo un esempio da una scritta da Emily Wesley (poi signora Harper) al fratello Samuel. Ella dice: «Ti ringrazio della tua ultima lettera e ti dirò tutto quello che posso circa quanto è avvenuto nella nostra famiglia. Sono così poco superstiziosa da sentirmi anche troppo incline allo scetticismo; così che mi rallegro di cuore di avere avuto l’opportunità di convincermi, senza dubbi né scrupoli, dell’esistenza di alcuni esseri oltre quelli che vediamo. Un intero mese fu sufficiente per convincere tutti della realtà della cosa e per tentare di scoprire qualsiasi trucco se fosse stato possibile metterlo in opera. Io ti dirò solo quello che ho udito io stessa e lascerò il resto agli altri.

«Mia sorella ha udito rumori nella camera dei documenti e me ne ha parlato; ma io non vi ho dato molto credito fino a una notte, circa una settimana dopo che furono uditi i primi lamenti che segnarono l’inizio della vicenda. Avevo appena salito la scala principale quando udii un rumore come se qualcuno scagliasse a terra un gran pezzo di carbone nel mezzo dell’avancucina, e tutte le schegge parvero volare attorno. Non ne fui molto spaventata, ma andai da mia sorella Sukey, e insieme facemmo il giro delle stanze del terreno; tutto era in ordine.

«Il cane era addormentato e così pure il gatto all’altro capo della casa. Non appena fui risalita, mentre stavo spogliandomi per andare a letto, udii un rumore fra le numerose bottiglie che sono sotto la scala principale, come se fosse caduta fra di esse una grossa pietra e le avesse mandate tutte in pezzi. Questo mi spinse a coricarmi al più presto. Ma mia sorella Hetty, che aspetta sempre che nostro padre vada a letto per portar via la candela, era ancora seduta sull’ultimo gradino della scala dell’abbaino, con la porta chiusa alle sue spalle, quando, subito dopo, scese le scale, dietro di lei, qualche cosa come un uomo in un’ampia vestaglia, che la fece volare, più che correre, da me nella stanza dei bambini.

«Fin allora non avevamo parlato a nostro padre della cosa; ma adesso ci affrettammo a farlo.

Sorrise e non ci diede risposta, ma da allora si preoccupo più del solito di vederci tutte a letto, immaginandosi che una di noi ragazze rimanesse alzata più a lungo e provocasse i rumori. La sua incredulità, e specialmente la sua tendenza a imputare il fenomeno a noi o ai nostri innamorati, mi fece desiderare, lo confesso, che continuasse fino a che non ne fosse convinto. Quanto a mia madre era fermamente persuasa che fossero topi e mandò a cercare un corno per cacciali via. Io risi all’idea di quanto fosse saggio cercar di far paura a Jeffrey (io lo chiamo così) soffiando in un corno.

«Ma, chiunque fosse, mi accorsi che doveva essersi arrabbiato perché da quel momento divenne così importuno che, dopo le dieci di sera, non c’è stata più pace. Spesso fra le dieci e le undici udivo qualche cosa come il rapido girare di un girarrosto all’angolo della stanza presso la testa del mio letto, proprio come il muoversi delle ruote e il cigolare del meccanismo. Era il solito segnale del suo avvicinarsi. Poi si batteva tre volte sul pavimento, seguivano dei colpi alla testa del letto di mia sorella nella stessa stanza, quasi sempre tre di seguito, e poi basta. I suoni erano sordi e forti, tali che nessuno di noi avrebbe potuto imitarli.

«Rispondevano a mia madre se batteva sul pavimento e chiedeva risposta. Udivo colpi, proprio dietro di me, quando mettevo i bambini a letto. Una volta la piccola Ketty, volendo spaventare Molly, mentre stavo spogliandole, batté a terra col piede; e immediatamente vi furono tre colpi in risposta nello stesso punto. Erano molto più forti e violenti di quello che avrebbero potuto fare dei topi o qualsiasi altra causa naturale. «Potrei dirti molto di più, ma il resto verrà scritto e quindi sarebbe inutile. Non fui molto spaventata all’inizio e molto poco da ultimo; ma non lo ho mai sentito molto vicino eccetto due o tre volte, né mi ha mai seguito come ha fatto con mia sorella Hetty. Ero con lei quando i colpi sono stati battuti sotto i suoi piedi; e, quando lei si è spostata, i colpi l’hanno seguita sempre battendo sotto i suoi piedi, cosa che sarebbe bastata ad atterrire una persona molto più forte» (pagg. 270-72).

Sotto la data 19 gennaio 1717, il signor Samuel Wesley Junior scrisse alla madre facendole alcune domande alle quali ella rispose in modo esauriente aggiungendo: «Ma, d’altra parte, desidero che le mie risposte non soddisfino altri che te, perché non vorrei che la cosa si diffondesse». Da un memorandum del signor John Wesley, che esponeva «le circostanze generali di cui la maggior parte della famiglia, se non tutti, furono spesso testimoni», traggo quanto segue: «Prima che lo spirito entrasse in una stanza, i saliscendi venivano spesso alzati, le finestre risuonavano e tutto ciò che di ferro o di ottone era nella stanza squillava e vibrava rumorosamente. «Quando era in una stanza, per quanto rumore si facesse, come talvolta si faceva appositamente, le sue cupe e sorde note si udivano chiaramente al di sopra del fracasso.

«Il suono molto spesso sembrava essere nell’aria, al centro della stanza; e non poteva essere fatto dai presenti, con nessun mezzo. «Non veniva mai di giorno finché mia madre ordinava di suonare il corno. Dopo di che difficilmente si poteva passare da una stanza all’altra perché il saliscendi delle stanze in cui si voleva entrare veniva alzato prima che si potesse toccarlo. «Non entrò mai nello studio di mio padre finché egli non gli parlò aspramente chiamandolo diavolo sordo e muto e non gli comandò di smettere di perseguitare degli innocenti fanciulli e di venire da lui, nel suo studio, se aveva qualche cosa da dirgli. «Dopo che mia madre lo ebbe pregato di non disturbarla dalle cinque alle sei, non fu mai udito nella sua camera dalle cinque a quando scendeva a basso, né in altri momenti quando lei si dedicava alla preghiera» (pagg. 284- 85).

Rimane da dire che almeno un membro della famiglia, Emily Wesley, di cui abbiamo già citato un brano di lettera, credette di essere stata seguita dallo spirito di Epworth per tutta la vita. Il dott. Clarke afferma di possedere una lettera originale di questa signora a suo fratello John, in data 16 febbraio 1750 – ossia trentaquattro anni dopo i precedenti eventi – di cui pubblica il seguente estratto: «Desidero molto vederti e parlare alcune ore con te come nel passato. Tu sostieni, insieme a molti altri, la dottrina che nessuna felicità può essere trovata nelle cose del mondo: poiché ho sedici anni di esperienza che lo contraddicono nettamente, vorrei parlarne con te. Un altro soggetto è quella meraviglia che chiamavamo Jeffrey. Non ridere di me considerandomi superstiziosa se ti dico che, con certezza, qualche cosa viene da me per prepararmi contro qualche noia imprevista; ma sappiamo così poco del mondo invisibile che, io almeno, non so giudicare se si tratta di uno spirito amico o malefico».

Quanto alle cause di questi disturbi, il dott. Clarke scrive: «Per un tempo considerevole tutta la famiglia credette a una frode; ma alla fine tutti si convinsero che era qualche cosa di soprannaturale»…«Il signor John Wesley credeva che fosse un messaggero di Satana mandato a perseguitare suo padre per il suo temerario giuramento di lasciare la famiglia e il suo ingiusto comportamento verso la moglie in conseguenza del suo scrupolo di pregare per il Principe di Orange come re d’Inghilterra»… «Altri considerarono la casa infestata»… «Il dott. Priestley pensa che tutto sia stato frode e impostura. Così deve essere nel suo sistema materialista; ma questo non risolve le difficoltà; taglia semplicemente il nodo»… «L’opinione della signora Wesley era diversa da quella di tutti gli altri e, probabilmente, era la più giusta: ella supponeva che questi rumori e disturbi annunciavano la morte di suo fratello, allora in servizio Presso la Compagnia delle Indie Orientali. Questo signore, che aveva accumulato una grande fortuna, disparve improvvisamente e più nulla si seppe di lui, almeno per quanto ho potuto sapere dai sopravviventi rami della famiglia o dai documenti di essa» (pagg. 287-89).

Questi disturbi, sebbene non così persistenti come quelli di Tedworth, durarono per due interi mesi, tempo sufficiente, sembrerebbe, perché una famiglia di così forte carattere e coraggiosa quali erano i Wesley, potesse scoprire una qualsiasi impostura. E, a meno che non sospettiamo in Emily Wesley una superstizione che le sue lettere sono lungi dall’indicare, fenomeni di un carattere in qualche modo simile la accompagnarono per tutta la vita. «Il dott. Priestley, con tutte le sue inclinazioni allo scetticismo, parlando della narrazione di Epworth è propenso ad ammettere «che è forse la meglio autenticata e la meglio riferita storia del genere che vi sia».184 Tuttavia entra in discussione per provare che non può esservi in essa nulla di soprannaturale, e la principale ragione che ne dà è che non ne derivava nulla di buono. La sua conclusione è: «Ciò che appare più probabile a questa distanza di tempo, nel presente caso: è che fosse una frode dei domestici, aiutati da qualche vicino, e che non si mirasse ad altro che a mettere in imbarazzo la famiglia e a divertirsi»; supposizione questa che Clarke respinge. Egli dice esplicitamente: «I resoconti dati di questi disturbi sono così particolareggiati e autentici da renderli degni del maggior credito. I testimoni oculari e auricolari erano persone di buona intelligenza e cultura, non intinte di superstizione e in certi casi piuttosto inclini allo scetticismo». E aggiunse: «Nulla di apparentemente soprannaturale può essere più lontano dal margine dell’impostura di questi racconti, e le minute constatazioni in essi contenute ci costringono a convincerci della loro verità anche se increduli» [185].

Southey, nella sua Life of Wesley (Vita di Wesley) dà il resoconto di questi disturbi, e così li commenta: «Uno scrittore che, in quest’epoca, riferisce una simile storia e non la considera del tutto

incredibile e assurda, deve aspettarsi di essere messo in ridicolo; ma le testimonianze su cui essa è fondata sono troppo forti per poterla mettere da parte a causa della sua stranezza»… «Queste cose possono essere soprannaturali e tuttavia non miracolose; possono non essere nel corso ordinario della natura e tuttavia non implicare alterazioni delle sue leggi. E relativamente al buon fine a cui si può supporre che rispondano, sarebbe un fine sufficiente se qualche volta uno di quegli infelici che, guardando attraverso il vetro affumicato dello scetticismo, non vedono niente oltre la vita e l’angusta sfera dell’esistenza mortale, fosse, dalla ben stabilita realtà di una storia simile (per quanto frivola e inutile come può altrimenti apparire) condotto alla conclusione che vi sono più cose in cielo e in terra di quelle sognate dalla sua filosofia».

L’opinione di Coleridge era molto diversa. Nella sua copia dell’opera di Southey, che lasciò a Southey stesso, scrisse la seguente nota contro la storia dei disturbi di Wesley: «Tutte queste storie, e potrei presentarne almeno una cinquantina non meno bene autenticate e, per quanto riguarda la sincerità dei narratori e il singolo fatto di avere essi visto o udito tali fatti o suoni, al di sopra di ogni razionale scetticismo, sono simili l’una all’altra come i sintomi della stessa malattia in pazienti diversi. E questa, in realtà, credo che sia la verità e l’unica soluzione: una malattia nervosa contagiosa, la cui forma più intensa è la catalessi. S.T.C.» [186].

E’ uno strano argomento contro la credibilità di questi racconti quello che siano numerosi e che concordino tutti nei caratteri generali. Né è meno notevole il modo sbrigativo con cui il poeta raggiunge la spiegazione dei fenomeni. Egli ammette che Wesley e la sua famiglia videro e udirono quello che affermano di avere visto e udito; ma erano tutti catalettici. Come? Anche il mastino? Non è tuttavia mia intenzione commentare qui queste diverse opinioni, ma solo sottometterle al lettore.

Tutte provengono da uomini di notevole intelligenza e reputazione. Trascuro varie relazioni di disturbi simili a quelli citati, riferiti come avvenuti in Inghilterra e altrove nel diciottesimo secolo, sia perché i loro particolari sono di poco diversi da quello che si uova nei precedenti, sia perché, dato che nessuno di essi è garantito da nomi del peso di quelli che attestano gli esempi presentati, non saranno certo accettati se gli altri vengono respinti.

Alcuni di essi sono riferiti da giornali del tempo: per esempio uno recentemente riesumato dalle colonne del New York Packet, apparso il 10 marzo 1789. Sotto forma di comunicazione al direttore, datata Fishkill, 3 marzo 1789, il corrispondente dice: «Se dovessi riferire tutte le straordinarie, ma non per questo men vere, relazioni che ho udito relativamente a quella disgraziata ragazza di New Havensack, forse la vostra fiducia ne sarebbe scossa e la vostra pazienza stancata. Mi limito dunque a informarvi solo di quello di cui sono stato testimone oculare. Un pomeriggio mia moglie e io andammo dal dott. Thorn; e, dopo avere conversato per qualche tempo, udimmo un colpo sotto i piedi di una giovane che vive nella famiglia. Io chiesi al dottore che cosa lo avesse provocato. Lui non me lo poté dire, ma rispose che, insieme con parecchi altri, aveva esaminato la casa senza riuscire a scoprirne la causa. Io allora presi una candela e andai in cantina con la ragazza. I colpi continuarono anche lì: ma, mentre salivamo le scale per tornare, udii degli strani picchi da ogni parte, che mi fecero molta impressione. Rimasi fermo per qualche tempo guardandomi attorno stupito, quando vidi del ciarpame che era in cima alle scale agitarsi sensibilmente. Otto o dieci giorni dopo, visitammo ancora la ragazza. I colpi continuavano, ma erano più forti.

La nostra curiosità ci spinse a farle una terza visita, quando i fenomeni divennero ancora più impressionanti. Vidi allora delle sedie muoversi; una grande tavola da pranzo fu spinta contro di me; e un piccolo sostegno su cui era una candela fu lanciato in grembo a mia moglie. Dopo di che lasciammo la casa, molto sorpresi di quello che avevamo visto».

Altri casi furono pubblicati in opuscoli a loro tempo, come i disturbi in casa della signora Golding e altrove a Stockwell, avvenuti il 6 e 7 gennaio 1772, caratterizzati soprattutto dal muoversi e dalla distruzione di mobilio in varie case, ma sempre in presenza della signora Golding e dalla sua domestica. L’opuscolo è stato ristampato in una pubblicazione moderna [187].

Questo caso, tuttavia, con vari altri, compreso quello della «fanciulla elettrica» riferito da Arago, sembra appartenere a una classe diversa da quella di cui sto parlando; perché in esso l’agente occulto sembra collegato a persone e non ha manifestato intelligenza.

Altri due esempi di data un poco più recente, e nei quali i disturbi sembrano in parte di carattere locale e in parte di carattere personale, si troveranno nella rivista di cui John Wesley fu per vari anni direttore. Probabilmente sono stati scritti da lui [188].

Note:

180 – Sadducismus Triumphatus, pagg. 334-36.

181 – Original Letters by the Rev. John Wesley and his Friends, illustrative of his Early History (Lettere originali del rev. John Wesley e dei suoi amici, che illustrano la sua prima storia) con altri curiosi documenti comunicati dal defunto rev. S. Babcock. A esse è premesso un discorso ai Metodisti di John Priestley, dottore in legge, membro della Royal Society ecc., Londra 1791: volume in ottavo di 170 pagine. L’opuscolo è raro.

182 – Memoirs of the Wesley Family raccolti principalmente da documenti originali, di Adam Clarke, seconda edizione Londra 1843.

183 – Memoirs of the Wesley Family, vol. I, pagg. 253-60.

184 – Opuscolo del dott. Priestley già citato, Prefazione, pag. XI.

185 – Memoirs of the Wesley Family, vol. I pagg. 245-46.

186 – The Asylum Journal of Mental Science (pubblicato da un’associazione di medici ufficiali degli Asili e degli Ospedali per i folli), Aprile 1858, Londra, pag. 395.

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Dottori secondo le loro proprie voglie – Predicazione del 7 Giugno 2023

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La pazzia della predicazione – Predicazione del 5 Giugno 2023

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Caduta a terra e ipnosi

Fratelli, come voi ben sapete in certi ambienti pentecostali e carismatici, ci sono dei predicatori – tra cui uno dei più famosi è il predicatore americano Benny Hinn, che ha anche in Italia degli estimatori – che promuovono ed esercitano la pratica chiamata in inglese «Slain in the Spirit», che in Italiano viene chiamata «il cadere a terra» o «il cadere nello Spirito» o «il riposo nello Spirito», che voi sapete non essere una pratica biblica, in quanto non fu esercitata né da Gesù e neppure dagli apostoli. Ma voglio che sappiate che essa viene – da persone che hanno praticato l’ipnotismo o che hanno studiato l’ipnotismo – paragonata all’ipnosi o comunque associata all’ipnosi in quanto gli effetti prodotti dalla caduta a terra sono come quelli prodotti dall’ipnosi, e questa è la ragione per la quale quei predicatori che esercitano la caduta a terra vengono accusati di essere degli ipnotisti o di praticare l’ipnosi.

Alcuni fotogrammi in cui si vede il predicatore Benny Hinn mentre esercita la caduta terra

Phil Potter, un ex ipnotista, che ora professa di essere un Cristiano, ha prodotto un video dal titolo: «Is Your Pastor A Hypnotist?», cioè «E’ il tuo pastore un ipnotista?» (visionabile qua  https://youtu.be/rPsKam1oTXs), in cui smaschera l’uso di tecniche ipnotiche da parte di certi predicatori, e prende come esempio proprio il predicatore Benny Hinn mentre ipnotizza le persone e poi le spinge a terra.

Nelle informazioni del video egli scrive: «Il mio video mostra chiaramente che la pratica della ‘caduta a terra’ non solo non è biblica, ma viola la Scrittura. Sono un ex ipnotista, con decenni di esperienza e ricerche. Dopo che sono diventato un Cristiano, sono rimasto sorpreso nel vedere alcuni pastori usare le stesse tecniche ipnotiche usate da ipnotisti professionisti» (My video clearly shows the practice of “slain in the spirit” is not only non-biblical, but violates Scripture. I am a former hypnotist, with decades of experience and research. After becoming a Christian, I was surprised to see some pastors using the same hypnotic techniques used by professional hypnotists).

Sempre Phil Potter ha realizzato un altro video dal titolo «Benny Hinn Hypnotist And False Prophet» (Benny Hinn Ipnotista e Falso Profeta). Il video è visionabile qua https://youtu.be/NC0nwBYWAy4 Nelle informazioni del video leggiamo: «Il mio video mostra chiaramente che Benny Hinn è un ipnotista e un falso profeta» (My video clearly shows that Benny Hinn is a hypnotist and a false prophet).

Joe Nickell, PhD, ricercatore senior del Comitato per l’Indagine Scientifica delle Affermazioni sul Paranormale, che è un’organizzazione non-profit statunitense il cui scopo dichiarato è quello di «incoraggiare l’indagine critica delle domande sul paranormale e sulla Scienza di confine rivendicando un punto di vista scientifico ed obiettivo, diffondere informazioni concrete circa i risultati di tali inchieste della comunità scientifica verso il pubblico», in un suo articolo apparso sulla Rivista Skeptical Inquirer dal titolo «Benny Hinn: Healer or Hypnotist?» (Benny Hinn: Guaritore o Ipnotista?), che partecipò a delle riunioni tenute da Hinn, descrisse così quello che avveniva sul palco nelle sue riunioni: «Appena uno dei suoi raccoglitori ufficiali si muove sul posto dietro la persona, Hinn dà un segnale, un tocco, o qualche altro segnale. Molto spesso, mentre stringe la faccia della persona tra il pollice e l’indice, egli dà una piccola spinta, e la persona compiacente va giù. Alcuni crollano, altri si irrigidiscono e cadono all’indietro; pochi vacillano. Una volta giù, molti giacciono come incantati, mentre altri si contorcono e sembrano quasi posseduti. … In breve, essi si comportano come se ‘ipnotizzati’» (Skeptical Inquirer, Maggio/Giugno 2002, pag. 15).  Joe Nickell afferma anche che «un ipnotista professionista ha detto della performance di Hinn: ‘Questo è qualcosa che noi facciamo ogni giorno e il Signor Hinn è un vero professionista» (pag. 16). E fa notare giustamente che «… questo fenomeno … conosciuto anche come ‘cadere nello Spirito’, è considerato scetticamente persino da altri Cristiani …» (pag. 15).

Joe Nickell viene citato su Wikipedia alla voce ‘Slain in the Spirit’ (https://en.wikipedia.org/wiki/Slain_in_the_Spirit) in questi termini: «Joe Nickell, scrivendo sul Skeptical Inquirer, osservò l’uso del cadere nello Spirito durante una campagna di guarigione tenuta da Benny Hinn nel 2001. Egli paragonò la pratica all’ipnosi, scrivendo che i partecipanti ‘si impegnano semplicemente in una forma di gioco di ruolo che è spinto dal loro forte desiderio di ricevere potenza divina come anche dall’influenza della suggestione che essi facciano così … In breve, essi si comportano come se ‘ipnotizzati’. Secondo Nickell, un ipnotista professionista ha dichiarato che ‘Questo è qualcosa che noi facciamo ogni giorno’.

Inoltre, voglio che sappiate che anche in seno al movimento carismatico cattolico, la caduta a terra viene associata all’ipnotismo, infatti sul sito cattoliciromani.com sono state pubblicate alcune parti di un libro del cardinale Léon Joseph Suenens, il primo cardinale nominato da Paolo VI come suo rappresentante in seno al Rinnovamento Carismatico Cattolico, dal titolo «Il riposo nello Spirito», in cui ci sono delle parti dove si parla espressamente di ipnosi in relazione al «riposo nello Spirito». Ecco tutto quello che troviamo scritto su questo sito.

In questo libro il card. Suenens, che è stato tra l’altro uno dei promotori del Rinnovamento Carismatico Cattolico, è molto prudente al riguardo di questa manifestazione e sostiene che bisogna impedirlo nella liturgia, mentre, per quanto riguarda gli incontri di preghiera, non deve essere promosso o favorito perché, in tal caso, s’instaurerebbe un dinamismo psicologico che provocherebbe il fenomeno per autosuggestione psicologica, come da esperimenti condotti in diversi studi richiesti dallo stesso cardinale.

Il testo è molto autorevole e obiettivo, perché il card. Suenens, prima di esprimere opinioni al riguardo, fece importanti ricerche e consulenze. In particolare, nel 1974, il cardinale decise di coordinare un lavoro di studio, una equipe internazionale, con lo scopo di fare approfonditi studi sul rinnovamento carismatico e tra i vari temi venne analizzato anche il fenomeno del Riposo nello Spirito.

La revisione teologica del lavoro fu affidata dal card. Suenens a sei famosi professori di quel tempo: Joseph Ratzinger, Yves Congar, Walter Kasper, Avery Dulles, Renè Laurentin, Michael Hurley.

Suenens presenta il fenomeno con molta attenzione e obiettività, esponendo tutte le ricerche sulla patristica, la Sacra Scrittura, l’ antropologia, i fenomeni naturali studiati dalla scienza ecc. ecc.

pag. 17

Ho ricevuto un gran numero di contributi, la cui analisi ha considerevolmente rallentato la pubblicazione di questo studio. Queste numerose risposte provengono da ogni continente, ma soprattutto dal’Europa. Generalmente, le risposte sono personali, ma molte anche collettive, essendo stati compilati dei questionari che richiedevano indagini locali.





Dal punto di vista liturgico, il card. Suenens sostiene che il fenomeno deve essere impedito e vietato.


pag. 65

Secondo me, è alquanto importante escludere qualunque fenomeno di questo tipo dalle nostre celebrazioni liturgiche. A Lourdes alcuni sacerdoti vestiti con i paramenti sono stati visti cadere come birilli alla chiusura di una celebrazione in una cappella.
Uno dei partecipanti mi ha raccontato personalmente l’ accaduto nel suo contesto e svolgimento. Tutto questo si deve evitare con attenzione.




Per quanto riguarda le manifestazioni che avvengono in un contesto di preghiera non liturgica, il cardinale presenta numerosi studi scientifici, anche per opera di sacerdoti. Ad esempio, in questa citazione viene presentata la grande similitudine del riposo nello Spirito con il rilassamento ottenuto in ipnosi. Il teologo Maloney sostiene che l’ azione del Spirito Santo può anche produrre uno stato naturale di rilassamento fisico, ma sussiste il rischio di trasformare la preghiera in una tecnica.

pag. 85

Un altro campo che vale la pena di esplorare come elemento che in alcuni casi potrebbe essere operativo è l’ ipnosi o l’ auto-ipnosi.

Padre G. Maloney, SJ, scrive:

”Anche se non sono mai “caduto”, più che altro perché non ho mai desiderato lasciarmi andare in questo modo, sono stato ipnotizzato e ho ipnotizzato tante persone. Sotto ipnosi una persona può conquistare una grande sensazione di pace, la percezione quasi di uscire dal corpo, di innalzarsi dolcemente verso il Cielo. Una persona religiosa può associare questo a Dio, ma arrivare a questo stato è un metodo semplice e naturale: una tecnica.
Non dobbiamo voltare le spalle alle tecniche nella preghiera. Ma dobbiamo renderci conto che le tecniche non sono la preghiera”.




Il card. Suenens riporta altri studi dello stesso teologo, in modo particolare alcuni esperimenti sotto la direzione di un parapsicologo che era in grado di causare gli stessi fenomeni senza alcun tipo di riferimento religioso. Questi studi dimostrano che nel fenomeno denominato “riposo nello Spirito” vi può essere una componente naturale, che possiamo definire psicologica.


pag. 85

Lo stesso teologo ha scritto a Morton Kelsey che egli stesso aveva studiato questi fenomeni sotto la direzione di un parapsicologo non credente che era stato in grado di causarli senza alcun riferimento a Dio.

Questo fatto merita attenzione speciale, perché l’ assenza di alcun riferimento religioso nel caso di quello specialista ci obbliga a esaminare il fenomeno di per sé con maggiore attenzione, senza dare affrettatamente alla nostra analisi un’interpretazione religiosa. Ci spinge ad essere prudenti nella nostra interpretazione.

Dovrei aggiungere – sempre a livello psicologico – che una valutazione adeguata del fenomeno deve prendere in considerazione ciò che accade nella pratica di metodi naturali di rilassamento che producono certi effetti simili.



tuttavia, Suenens, con grande obiettività, riporta anche testimonianze dove non sembrano sussistere fattori psicologici (autosuggestione) e che non trovano una spiegazione scientifica

pag. 87

Concludo con un altra testimonianza ricevuta direttamente.

Un sacerdote che aveva praticato il “riposo nello Spirito” per anni e poi ha smesso, soprattutto per obbedienza al suo vescovo e in seguito per convinzione personale, mi ha descritto come una “corrente elettrica” la sensazione dolorosa di bruciore che sentiva nelle mani quando le imponeva sui malati e anche sulle persone sane.

Aveva smesso del tutto di esercitarsi in questo “riposo indotto” ma mi ha detto che, anche ora, quando parla da un podio e fa un gesto eloquente con le mani, talvolta qualcuno che è in prima fila tra il pubblico cade all’indietro.

Come ci spieghiamo questo tipo di influenza?

Sono al buio in merito a eventuali spiegazioni quanto lui, ma non ho motivo di mettere in dubbio la verità della sua affermazione.




Devo dire che anche io ho assistito a fenomeni del “riposo nello Spirito” dove non sussisteva nessun contesto suggestivo o di induzione psicologica.


Il cardinale Suenens mostra i rischi di una spiritualità basata sulla corporeità e sulla sensibilità fisica, e cita uno specialista della mistica cristiana, san Giovanni della Croce.

Siccome ho trovato molto interessanti gli insegnamenti di san Giovanni della Croce, in questa discussione aggiungo qualche altro paragrafo preso direttamente dall’opera del mistico spagnolo:

Tratto da:

San Giovanni della Croce – Salita al Monte Carmelo


CAPITOLO 11


Ove si parla dell’impedimento e del danno provenienti dalle conoscenze che l’intelletto può ricevere soprannaturalmente attraverso i sensi corporali esterni, e come l’anima deve comportarsi nei loro confronti

Occorre tener presente, però, che, sebbene tutti questi fenomeni possano introdursi nei sensi corporali per intervento di Dio, non si deve mai fare assegnamento su di essi né accoglierli. Occorre, piuttosto, guardarsene categoricamente, senza nemmeno indagare se siano buoni o cattivi. Del resto, quanto più sono esterni e corporali, tanto meno certamente provengono da Dio. Infatti, abitualmente e convenientemente Dio si manifesta più allo spirito, dove c’è maggiore sicurezza e profitto per l’anima, che ai sensi, ove ordinariamente si celano molti pericoli e inganni. In realtà, in queste circostanze il senso si erige a giudice ed estimatore delle cose spirituali, credendo che siano come le percepisce, mentre esse sono tanto diverse quanto lo sono il corpo e l’anima, la sensibilità e la ragione. Il senso corporale ignora le cose dello spirito tanto quanto, e forse più, il giumento le cose razionali.
Sbaglia molto chi apprezza questa sorta di favori e corre grave pericolo di essere ingannato o, quanto meno, troverà in sé un forte ostacolo per accedere al piano dello spirito……..

……..Tali manifestazioni e forme corporee tanto meno giovano all’anima e allo spirito quanto più sono esteriori, a motivo della grande distanza e della sproporzione che intercorrono tra il corporale e lo spirituale. Difatti, anche se esse comunicano qualche profitto spirituale, come sempre accade quando provengono da Dio, tuttavia tale effetto è sempre molto inferiore a quello che si avrebbe se tali manifestazioni fossero spirituali e interiori. In tal modo esse possono trarre in errore molto facilmente e infondere presunzione e vanità nell’anima. Essendo tanto palpabili e materiali, solleticano molto i sensi, e l’anima crede che siano più preziose in quanto più sensibili. Essa, perciò, corre dietro a loro e abbandona la fede, ritenendo che quella luce sia la guida e il mezzo per raggiungere il suo scopo, cioè l’unione con Dio. Al contrario, essa smarrisce la via e il mezzo della fede quanto maggiormente pone attenzione a simili manifestazioni.

Ma vi è di più. Quando l’anima si accorge che le accadono tali fatti straordinari, spesso comincia ad accarezzare segretamente una certa opinione di valere qualcosa dinanzi a Dio, il che è contrario all’umiltà. Il demonio, inoltre, sa istillare nell’anima una segreta auto compiacenza, qualche volta anche troppo palese. A tale scopo, talvolta produce questi effetti nei sensi, offrendo agli occhi immagini di santi e splendori bellissimi, all’orecchio parole lusinghiere, all’olfatto profumi soavissimi, dolcezze al palato e delizie al tatto, per indurre le anime al male, adescandole attraverso i sensi. Occorre, quindi, respingere sempre simili rappresentazioni e sensazioni, perché, anche se venissero da Dio, non gli si reca offesa né si perdono l’effetto e il frutto che Dio intende comunicare all’anima per mezzo di esse, solo perché respinte e non cercate.



Questo libro del cardinale Suenens analizza il fenomeno a 360 gradi ed è difficile riportare tutto il contenuto pertanto penso sia più utile andare direttamente alla conclusione che troviamo alla fine del testo.



pag. 91

La necessità della prudenza

Non possiamo chiudere gli occhi riguardo al fenomeno della caduta, nè ignorare che si è diffuso nel Rinnovamento Carismatico, lasciando aperti molti punti interrogativi.

Dobbiamo prendere una posizione pastorale su questa questione e bisogna che le autorità competenti diano direttive in merito.

Durante lo svolgimento dell’ inchiesta citata nel capitolo 2, ho consultato numerosi teologi e psicologi di vari Paesi. In linea generale, erano concordi nell’ affermare che il fenomeno della caduta vada affrontato con cautela.


1)
 Per incominciare, ecco una risposta fornita da un gruppo di studio pastorale e teologico, intervistato sul’argomento dal Comitato Nazionale di Servizio del Rinnovamento Carismatico per la Chiesa Cattolica in Irlanda.

Le principali affermazioni sono le seguenti: Dal punto di vista pastorale, suggeriamo:



a)
 che l’ espressione “cadere nello Spirito” vada sempre evitata perché immediatamente porta le persone a stabilire che venga sicuramente o probabilmente da Dio.
Pensiamo che sia assai meglio seguire il reverendo John Richards nell’ adozione del termine neutrale “cadere”.
Questo termine descrive precisamente ciò che accade e porta ad un discernimento più obiettivo e senza pregiudizi sul perché le persone siano cadute.


b) In ogni caso scoraggiamo circostanze in cui accada questo fenomeno.


c) Non invitiamo predicatori la cui preghiera o il cui insegnamento venga associato a questo fenomeno.


d) Nel parlare di “cadere nello Spirito” seguiremo sempre un approccio negativo, lasciano comunque aperta la possibilità che in qualche occasione possa essere un dono di Dio.


e) Non incoraggiamo le persone in nessun modo a cercare la “caduta” autentica come grazia, perchè questo le lascerebbe aperte a “cadute” auto-indotte…

2) Il teologo tedesco Heribert Muhlen, che ha scritto delle opere autorevoli sullo Spirito Santo, fa notare alla fine di uno studio che gli avevo chiesto privatamente:

”Cadere all’indietro, lasciarsi andare fisicamente, può essere un aiuto psicologico per una più profonda arresa di sé a Dio.
D’ accordo con il principio del discernimento degli spiriti, credo che il fenomeno di per sè sia di natura psicologica e terapeutica, ed è fuori luogo in un incontro religioso. Solo psichiatri e medici qualificati dovrebbero occuparsi di esso perché possono essere necessarie cure ed attenzioni in caso di reazione di natura medica”.


3) Ecco una risposta da Padre Yves Congar, OP, che, come sappiamo, ha appena completato una serie di volumi importanti sullo Spirito Santo.
avendo intervistato diverse persone a conoscenza dei fatti, mi ha mandato le sue considerazioni sul “riposo nello Spirito”:

”Una volta che abbiamo preso nota dei fatti fisici esterni, e persino dei fatti psicologici interni, non abbiamo necessariamente il diritto di attribuire allo Spirito Santo effetti che possono essere prodotti da forze psichiche che la prassi “carismatica” può aver liberato o risvegliato.
Dobbiamo sospettare la possibilità di reazioni indotte. C’è stata una risposta libera a una visita segreta e personale di Dio? Si deve anche temere un aspetto di quietismo. Naturalmente, Dio ci invita ad arrendersi a lui (cf Teresa di Lisieux) ma la nostra auto-resa dovrebbe tenerci svegli e renderci attivi. Coloro che sperimentano questa esperienza descrivono la loro sensazione come di auto-abbandono, come la perdita della coscienza egocentrica, una sensazione di pace, calore e assenza di peso.
Qui ritroviamo il pericolo che così chiaramente minacciava i corinti ai tempi di san Paolo. si sono lasciati andare nelle esperienze di pneumatika…avevano la tendenza ad essere meno interessati allo Spirito Santo e a Dio che ai suoi doni; il pericolo di ingordigia spirituale, denunciata dai mistici, non è frutto di fantasia”.

Sempre dalla Francia, ho ricevuto la conclusione qualificata e attenta di un’ indagine che vorrei citare.

L’ VIII Incontro annuale dei gesuiti del Rinnovamento Carismatico, tenuto nei pressi di Parigi a gennaio del 1983, ha studiato l’ argomento “il riposo nello Spirito” e in seguito ha pubblicato le sue conclusioni sotto il titolo: Riposare nello Spirito: i principi del Discernimento.

La conclusione generale dell’ Assemblea su questo complesso fenomeno termina così:

”Fermo restando il reale pericolo di deviazione, l’ atteggiamento assai prudente dei pastori della Chiesa e in ultimo il fatto che la vita carismatica non dipende dal “riposo nello Spirito”, siamo dell’ avviso che sarebbe preferibile non introdurre, ne incoraggiare questo fenomeno nel Rinnovamento Carismatico Cattolico”.

Anch’io sto giungendo alla stessa conclusione.


1. Un carisma per i nostri tempi?

Proseguendo lungo la stessa linea di pensiero, vorrei dire innanzitutto che non è appropriato scrivere che, se una persona mette in discussione questo particolare “carisma”, mette in discussione tutti gli altri carismi.

Nemmeno si deve mettere il fenomeno della caduta sullo stesso piano di quello della glossolalia.

Chi è di questo avviso non considera le basi bibliche per la glossolalia, che, inoltre, non si dovrebbe interpretare come il dono miracoloso del parlare in lingue sconosciute.

In ogni caso, è errato associare il destino del “fenomeno della caduta” con quello dei carismi riconosciuti e approvati dalla tradizione della Chiesa.

Va anche detto che ci sono carismi e carismi: la loro varietà è tale che non hanno un significato univoco.
San Paolo fa l’ elenco di numerosi carismi ordinari che danno ai doni naturali uno scopo soprannaturale, e questa lista non è affatto esauriente.

I doni dello Spirito vanno dal’ amministrare, al’ insegnare, al predicare, alla cura dei malati. E questa lista potrebbe certamente continuare a lungo.

Fonte: https://www.cattoliciromani.com/39-lo-scaffale-di-cr/57876-il-riposo-nello-spirito-del-cardinale-leon-joseph-suenens

Infine, sappiate che ci sono stati casi di persone che hanno denunciato chi li ha spinti a terra, a dimostrazione del fatto che si tratta anche di una pratica pericolosa.

Nel 2002 una donna di New York intentò una causa civile ad una chiesa, dopo che un pastore l’aveva colpita e spinta a terra facendola a cadere indietro (ossia dopo essere «caduta nello Spirito»), e cadendo si era rotta un braccio. L’inserviente che doveva afferrarla per accompagnarla a terra, non la prese e lei si ferì. La Chiesa dovette risarcire la donna con 80.000 dollari (https://www.christiancourier.com/articles/518-she-was-slain-in-the-spirit – I was reminded of those days, as I read an interesting news report. A New York woman was awarded a civil judgment of $80,000. Purportedly, in a religious service she was “slain in the Spirit,” and, during the ordeal, broke her arm (The Alabama Baptist, Feb. 21, 2002). When the “power from on high” hit her, a minister pushed her backwards. The attendant who was appointed to catch didn’t. She suffered injury and sued. The church was required to pay damages.)

In una piccola comunità Pentecostale, un visitatore che «cadde nello Spirito» fece causa alla Chiesa chiedendo un risarcimento di 50.000 dollari perché la sua caduta gli procurò delle gravi lesioni fisiche. Un «profeta» lo aveva colpito al suo orecchio e gli aveva detto che Dio avrebbe guarito il suo udito e che non avrebbe avuto più bisogno dell’apparecchio acustico (https://babylon-today.com/2018/03/18/the-pentecostal-charismatic-slain-in-the-spirit-lie/ – A few years ago at a small Pentecostal church in a neighboring community, a visitor who was “slain in the spirit” sued the church for $50,000 due to his being “slain” caused him significant bodily injury, I mean, the man had to have surgery and this was after the “prophet” hit him in his ear and told him that God was going to restore his hearing and that he would never need to wear a hearing aid again!).

Concludo dicendovi di continuare a condannare questa pratica, e a mettere in guardia da tutti quei predicatori che anche qui in Italia la promuovono.

Giacinto Butindaro

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Questo è l’Evangelo nel quale devi credere per essere salvato e giustificato – Predicazione del 2 Giugno 2023

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In difesa del prezioso sangue di Gesù Cristo – Predicazione del 31 Maggio 2023

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Da fede a fede – Una giustizia che è per fede dall’inizio alla fine – Predicazione del 29 Maggio 2023

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Cosa dice la giustizia che vien dalla fede – Predicazione del 26 Maggio 2023

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Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi – Predicazione del 24 Maggio 2023

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MASSIMA ATTENZIONE! Ecco come il gesuita Jorge Mario Bergoglio, il capo della Chiesa Cattolica Romana, annulla la grazia di Dio!

Nel corso di una udienza generale tenuta nel Settembre 2021, il gesuita Jorge Mario Bergoglio, il capo della Chiesa Cattolica Romana, ha trasmesso un insegnamento sulla giustificazione, che è di fondamentale importanza per capire in che maniera la Chiesa papista di soppiatto o astutamente annulla la grazia di Dio, benché parli della grazia di Dio. In questo suo discorso infatti – come viene riportato sul sito di famigliacristiana.it – ad un certo punto Bergoglio, commentando alcune parole di Giacomo, espone l’insegnamento papista che annulla la grazia di Dio. Leggo sul sito famigliacristiana.it: «Papa Francesco ricorda anche l’insegnamento dell’apostolo Giacomo, il quale scrive: «L’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta». Questo significa che «la giustificazione, se non fiorisce con le opere nostre sarà lì, sotto terra, come morta. Dobbiamo integrarla con le nostre opere» (https://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-siamo-giustificati-per-grazia-ma-servono-anche-le-opere.aspx). Avete notato? Bergoglio dice che la giustificazione ricevuta da Dio per grazia mediante la fede, non fiorirà senza le opere nostre «sarà lì, sotto terra, come morta», per cui sono le opere buone che danno vita alla giustificazione! Ecco perché, secondo la chiesa papista, la giustizia conseguita per mezzo della fede va integrata con le opere buone, infatti leggiamo: «Dobbiamo integrarla con le nostre opere». Cosa significa integrare? Significa «completare, rendere intero o perfetto, supplendo a ciò che manca o aggiungendo quanto è utile e necessario per una maggiore validità, efficienza, funzionalità» (https://www.treccani.it/vocabolario/integrare/). Quindi la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede, è incompleta senza le opere buone, è come se fosse morta! In questa maniera, Bergoglio rigetta la Parola di Dio che dice: “Il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4), perché sostiene l’eresia di perdizione che «il giusto vivrà per la sua fede e per le sue opere», che annulla la grazia di Dio. Infatti se la giustificazione si ottiene sia per la fede che per le opere, la grazia è annullata. Come dice Paolo, “se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, grazia non è più grazia” (Romani 11:6).
Come vi ho detto altre volte, è un punto questo di fondamentale importanza, perché la grazia viene annullata dai nemici della grazia proprio usando le savie e giuste parole del nostro fratello Giacomo sul valore delle opere buone che compiamo, parole che nel mio trattato «Per grazia» (http://imieiscritti.lanuovavia.org/libro-per-grazia.pdf) vi ho spiegato accuratamente.
Ma come vi ho detto prima, la Chiesa papista annulla la grazia di Dio benché parli della grazia di Dio! Infatti ecco alcune parole sulla grazia presenti in questo discorso di Bergoglio:
«Paolo insiste sul fatto che la giustificazione viene dalla fede in Cristo. “Padre io sono giusto perché compio tutti i comandamenti”. Sì, ma non ti viene da lì la giustificazione, ma dal fatto che qualcuno ti ha fatto giusto. Chi ti ha fatto giusto? Gesù Cristo».
«[la giustificazione] avviene per grazia. Solo per grazia, noi siamo stati giustificati solo per grazia. Io non posso andare dal giudice, pagare e avere la giustificazione? No, non si può, ha già pagato uno per tutti. La giustificazione avviene per grazia».
«Noi siamo stati salvati per pura grazia, non per i nostri meriti. E questo ci dà una fiducia grande. Siamo peccatori, sì, ma andiamo con questa grazia di Dio che ci perdona. Siamo già giustificati, ma viene a perdonarci di nuovo».
Avete notato? Non parla anche Bergoglio della grazia? Non dice forse che siamo stati giustificati solo per grazia? Non dice forse che la giustificazione avviene per grazia? Non dice forse che siamo stati salvati per pura grazia, e non per i nostri meriti? Non dice forse che siamo già giustificati? Eppure, di soppiatto in questo discorso inserisce una piccola frase sulla giustificazione che è sufficiente ad annullare la grazia di Dio, che è la seguente: «la giustificazione, se non fiorisce con le opere nostre sarà lì, sotto terra, come morta».
E questo è quello che fanno anche dei sedicenti Cristiani Evangelici, la stessa ed identica cosa, e lo fanno esattamente nella stessa maniera in cui lo fa il gesuita Bergoglio, ossia prendendo le seguenti parole di Giacomo: “Voi vedete che l’uomo è giustificato per opere, e non per fede soltanto” (Giacomo 2:24), ed anche queste: “come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta” (Giacomo 2:26). L’unica differenza tra il gesuita Bergoglio e questi altri «gesuiti» travestiti da Cristiani Evangelici, è che mentre Bergoglio lo dice chiaramente che «la giustificazione, se non fiorisce con le opere nostre sarà lì, sotto terra, come morta», questi altri «gesuiti» si limitano a insistere nel dire che “la fede senza le opere è morta”, cosa giusta naturalmente, ma queste parole di Giacomo nella loro testa e nel loro cuore hanno proprio il significato che gli dà Bergoglio, e cioè che la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede, senza le opere buone è come morta! E questo uno lo capisce bene quando cade nelle loro grinfie! Ma l’apostolo Paolo chiama la giustificazione che abbiamo ricevuto per fede “la giustificazione che dà vita” (Romani 5:18), per cui “quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia, regneranno nella vita per mezzo di quell’uno che è Gesù Cristo” (Romani 5:17). La giustificazione dà sempre vita a coloro che sono giustificati: non dà vita soltanto quando uno crede, ma anche dopo che ha creduto, fino a che ha la fede. Dice l’apostolo infatti che “lo spirito è vita a cagion della giustizia” (Romani 8:10).
Per questo vi ripeto per l’ennesima volta, non credete a questi «gesuiti» travestiti da Cristiani Evangelici quando vi dicono che credono nella salvezza per grazia e nella giustificazione per grazia, perché questi sono astuti ed hanno lo stesso insegnamento della Chiesa papista! Sono dei bugiardi, sono persone che fanno uso della menzogna e della finzione, esattamente come hanno fatto i gesuiti nel corso dei secoli!
La Chiesa papista e questi sedicenti Evangelici che insegnano la stessa cosa della Chiesa papista, errano grandemente, perché la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede, è perfetta, assolutamente perfetta, perché appunto viene da Dio, e quindi non ha bisogno di essere integrata o completata o resa perfetta dalle nostre opere buone per dare vita a colui che l’ha conseguita. La nostra giustizia quindi non va a completare o a completare o a rendere perfetta la giustizia di Dio, come se senza le nostre opere buone la giustizia di Dio fosse morta! Quando infatti parliamo della giustificazione, dobbiamo sempre tenere a mente che stiamo parlando della giustizia di Dio o che viene da Dio, che Dio imputa senza opere a chi crede in Lui (cfr. Romani 4:6), per cui è folle pensare che essa vada integrata o completata da opere umane! Sarebbe come dire che l’opera di Dio è imperfetta, e va integrata da opere umane! Chi insegna ciò che insegna Bergoglio è ancora sotto il peccato, è sulla via della perdizione, e vuole sedurvi.
Se fosse come dice Bergoglio, il ladrone sulla croce non avrebbe potuto entrare in paradiso, perché ebbe la fede, ma non ebbe opere buone (elemosine, etc.), che egli non ebbe l’opportunità di compiere! La sua giustificazione rimase là, come morta, perché non fu integrata da opere buone!!! Ma egli invece potè entrare in quel giorno in paradiso perché “il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4).
Fratelli, continuate a fare le opere buone, “le quali Iddio ha innanzi preparate affinché le pratichiamo” (Efesini 2:10), siate zelanti nelle opere, ma ricordatevi che esse non completano, non integrano, non rendono completa, la giustizia che viene dalla fede, perché essa E’ PERFETTA, in quanto è “quella che si ha mediante la fede in Cristo; la giustizia che vien da Dio, basata sulla fede” (Filippesi 3:9), giustizia che è rivelata nell’Evangelo, che è la Buona Novella che Gesù di Nazareth è il Cristo, che è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; e che apparve ai testimoni ch’erano prima stati scelti da Dio (cfr. 1 Corinzi 15:3-5; Atti 10:41).
Concludo quindi, fratelli, dicendovi di rimanere attaccati alla parola: “Il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4), e di rigettare qualsiasi ragionamento o insegnamento che di fatto porta a professare l’eresia distruttiva: «Il giusto vivrà per la sua fede e per le sue opere buone», perché questa eresia porta allo scadimento dalla grazia.
Levatevi in favore della giustificazione per fede, lottate strenuamente per essa, perché essa è sotto attacco, e guardatevi soprattutto dai «gesuiti evangelici» che con sofismi vari l’annullano, come fa la Chiesa papista.
Chi ha orecchi da udire, oda!

Giacinto Butindaro

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Certo c’è un Dio che giudica sulla terra! – Predicazione del 22 Maggio 2023

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